"Per me questo lavoro rappresenta la libertà"

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Col suo compagno si era già trasferita per lavoro a Milano dalla Campania da qualche anno - un'occupazione di tutto rispetto, addetta alle vendite per una società che operava nel campo della moda - quando una malattia degenerativa, la retinite pigmentosa, le ha impedito di continuare la sua carriera.  Ora ha un piccolo residuo di vista ma è consapevole che entro poco tempo diventerà cieca totale. Tatiana racconta la sua storia aggiungendo che la stessa situazione l'aveva vissuta in famiglia, a causa della cecità di suo padre. "All'inizio - racconta a "Il Corriere dei Ciechi" - pensavo di non farcela. Ho sofferto per accettare la nuova realtà e, a causa della retinite pigmentosa, ho dovuto cominciare un nuovo percorso vivendo cose totalmente diverse per me e che nel corso della mia vita precedente non immaginavo. Perché una cosa è immaginare le situazioni, un'altra è viverle". Tatiana è rimasta ferma, a casa per un anno e mezzo prima di decidersi a frequentare i corsi di alfabetizzazione dell'Istituto dei Ciechi di Milano. "È stato complicato - racconta - perché non conoscevo gli strumenti come il sintetizzatore coi quali ora lavoro". Però s'illumina quando parla della sua nuova occupazione: "È una bellissima opportunità per crescere a livello lavorativo e umano. Ho trovato un bell'ambiente, una situazione che non credevo di vivere fino a questo punto e che mi ha aiutato tantissimo a tirar fuori il meglio di me". Ora, dopo un primo periodo di rodaggio, gestisce le chiamate dei clienti che rimangono in panne in mezzo all'autostrada trasmettendo dall'altro capo del telefono sicurezza e tranquillità. Nonostante quella cuffia binaurale dove da un lato entra la voce del sintetizzatore vocale che guida alla compilazione della scheda del sinistro e dall'altro la voce a volte impaurita del cliente. E racconta la telefonata concitata di una signora che aveva appena avuto un incidente in cui il marito era rimasto ferito. "La signora piangeva e, sinceramente, veniva da piangere anche a me. Ma poi mi sono fatta coraggio, e sono riuscita a infonderlo anche alla signora. È un'esperienza - conclude ancora Tatiana - che si dovrebbe ripetere dato che l'azienda non ci ha trattato da persone diverse ma ci ha integrato alla pari rendendoci liberi di poterci esprimere senza il problema del giudizio degli altri".

Gianluca MavernaGianluca Maverna ha 34 anni anche se è alla sua prima esperienza lavorativa. Dopo aver fatto un corso di centralinista lo scorso anno e dopo aver conseguito il diploma, dalla fine di dicembre lavora part-time nella sede di via Ampère a Milano. Due i turni che ricopre a giorni alterni: quello della mattina dalle 9.00 alle 13.00 e quello pomeridiano dalle 14.00 alle 19.00. Quattro ore al giorno che diventano sette calcolando gli spostamenti da Vizzolo Predabissi, poco oltre Melegnano dove vive con i suoi genitori, fino al quartiere di Lambrate in città sede del lavoro. "Devo prendere tre mezzi: un autobus che attraversa la via Emilia fino a San Donato e poi due linee della metropolitana per arrivarci".  Gianluca studiava Medicina e Chirurgia all'Università di Milano quando, alla fine del 2004, un'infezione agli occhi gli ha provocato il distacco della retina. Un trauma improvviso che svariate operazioni e il continuo entrare e uscire dagli ospedali non sono riusciti a curare. "È stata dura passare da una vita da vedente a quella da non vedente soprattutto perché non è stata una cosa graduale, ma si è manifestata in poco tempo", racconta a "Il Corriere dei Ciechi". Ma ciò non gli ha impedito, dopo lo scoramento iniziale, di tornare a studiare passando prima alla facoltà di Fisioterapia ("che però non mi piaceva molto") e poi a quella dei Beni culturali, una materia della quale è sempre stato appassionato.  Il nuovo lavoro gli piace soprattutto perché sa di svolgere anche un servizio in un certo senso psicologico rassicurando e calmando i clienti in panne che lo chiamano. "A volte ci possono essere alcune difficoltà di comprensione con gli assicurati stranieri per via della lingua ma anche dell'agitazione, anche solo per capire la targa della macchina e il tipo di servizio desiderato". E non ha avuto grandi problemi nel compilare la scheda dell'assicurato, nemmeno nei primi tempi. "Grazie ad un residuo visivo di un ventesimo, utilizzo anche Magic, un ingranditore che mi permette di leggere lo schermo". Sul suo futuro ha le idee chiare: "Questo lavoro mi sta coinvolgendo tanto e spero di poterlo fare anche in futuro per crescere nell'azienda". E lo studio dei beni culturali? "È un hobby che ho sempre avuto e poi non ho ancora sostenuto nemmeno il primo esame".  

Daniela BologneseDaniela Bolognese tutti i giorni prende diversi mezzi per raggiungere il suo posto di lavoro a Milano. Ma non le pesa, a giudicare dall'entusiasmo con cui telefonicamente racconta a "Il Corriere dei Ciechi" il suo percorso di vita e di lavoro. 36 anni sposata senza figli ma con due gattine, per anni è stata impegnata nelle scuole e nei centri estivi a fianco di bambini con handicap. Un lavoro bello e utile a lei ma anche agli altri. Poi, per via dell'aggravarsi delle condizioni della vista a seguito di una malattia degenerativa, ha dovuto abbandonare il lavoro. "Per cinque anni sono rimasta a casa, disoccupata con poche prospettive se non quelle di svolgere piccoli e saltuari lavoretti, spiega. Io e mio marito ci eravamo ormai rassegnati a vivere con uno stipendio solo, e facevamo discorsi su come tirare la cinghia negli anni a venire". Poi Daniela decide di iscriversi a uno dei corsi di alfabetizzazione dell'Istituto dei Ciechi di Milano. E lì comincia la svolta. Impara la sintesi vocale e partecipa alla selezione per un posto da operatrice telefonica. "Mi è stato proposto quando nell'ottobre del 2011 avevo appena iniziato un corso di computer, uscendo finalmente di casa. Non pensavo di essere stata scelta nonostante un secondo colloquio. Forse ha giocato a mio favore il fatto di aver lavorato sempre a contatto col pubblico". Oggi Daniela si sente libera e lo ammette candidamente: "Noi abbiamo dei limiti, io ne avevo ancora di più perché non conoscevo nessuno con i miei problemi e quasi non uscivo di casa. Grazie a questo lavoro invece esco, mi muovo e mi sento al pari degli altri colleghi vedenti". Di casi difficili e curiosi se ne ricorda tanti. Però uno in particolare le è rimasto impresso. Quello di un cliente in vacanza in Thailandia che chiamava spaventato perché la moglie durante una escursione era stata morsa da una scimmia. "Era un fatto medico e l'ho passato ai nostri uffici competenti". Una risposta senza scomporsi come quella che ci fornisce in chiusura di telefonata per esternare il suo grado di soddisfazione. "Per me questo lavoro, senza voler esagerare, ha rappresentato la libertà".

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