
L’Istituto dei Ciechi di Milano saluta con affetto e riconoscenza Tommaso Daniele, già presidente nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti dal 1986 al 2014, figura centrale della storia associativa e civile del nostro Paese. Con la sua scomparsa perdiamo una figura autorevole, che ha saputo unire impegno politico, vocazione educativa e grande umanità.
Nato nel 1934, Tommaso Daniele perse la vista a soli nove anni in seguito all’esplosione di un ordigno bellico residuale, un tragico retaggio del secondo dopoguerra. L’ordigno, arrivato in famiglia come un giocattolo, fu maneggiato per giorni, dai suoi fratelli e dagli amici, fino a quando esplose proprio nelle sue mani, causandogli anche la mutilazione dell’avambraccio. Un incidente purtroppo frequente in quegli anni, dal quale seppe però riscattarsi, costruendo una vita piena, ricca di relazioni e di impegno civile.
Insegnante di storia e filosofia, amatissimo dai suoi studenti, direttore di periodici, Daniele si dedicò presto anche alla carriera politica, candidandosi come parlamentare e, soprattutto, spendendo energie instancabili nell’azione associativa. Giovanissimo fu presidente della Sezione UICI di Caserta; quindi segretario generale, fino all’elezione a presidente nazionale nel 1986, incarico che mantenne per ventotto anni, ritirandosi nel 2014 per motivi di salute.
Durante la sua lunga presidenza, l’Unione visse una stagione di profonda trasformazione e di grandi conquiste. Nel 1987 lanciò il Premio Braille; nel 2006 guidò il passaggio storico che portò l’UIC a diventare Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, riconoscendo pienamente l’ipovisione nel nome e nel logo. Seppe intrattenere rapporti di alto livello con le istituzioni del Paese, conquistando autorevolezza e ascolto.
Gli anni tra la fine degli Ottanta e i Duemila furono segnati da risultati legislativi decisivi: dall’indennità di accompagnamento all’abbattimento delle barriere architettoniche, dall’accesso dei cani guida nei locali pubblici al rafforzamento del contributo statale; dalla nascita, nel 1991, dell’I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione), riconosciuto e sostenuto dal Parlamento, fino al decreto Salvi del 2000 che aprì nuove prospettive professionali per i ciechi. Importante anche la legge 69/2000 sull’istruzione, che avviò la riforma degli istituti atipici e pose le basi per i centri regionali di risorse, nella prospettiva dell’inclusione scolastica.
Molti all’Istituto lo ricordano anche per la sua presenza costante e partecipe. Veniva spesso in occasione di presentazioni di libri o momenti commemorativi. Rimane viva la memoria della presentazione de Il sasso nello stagno, durante il Premio Golino nel novembre 2007, accanto al giornalista sportivo Candido Cannavò. In quell’occasione, Daniele rievocò ancora una volta, con sobrietà e forza morale, l’incidente dell’infanzia che gli cambiò la vita, trasformando il dolore in responsabilità verso gli altri.
A Tommaso Daniele va la gratitudine profonda di una comunità intera per quanto ha fatto per dare autorevolezza e diffusione alle tematiche della disabilità visiva.
M. R.
