Le acque intrecciano un progetto civico moderno e condiviso

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La Darsena in una cartolina degli anni Cinquanta

Tra le cause che incoraggiano la copertura c’è senz’altro una motivazione igienico ambientale ma pesa soprattutto l’espansione delle comunicazioni su strada: un tessuto stradale urbano intersecato da ponti e canali è diventato ormai incompatibile con il traffico in costante aumento.

Dopo anni di abbandono la Darsena è ora tornata alla piena funzionalità di un tempo, con le acque che confluiscono quasi al centro della città. Così Milano, con la ricchezza del suo territorio, si conferma «paese dell’acqua», ricordando con orgoglio la propria storia, consapevole di aver tradotto i simboli del rapporto tra terra e l’acqua in un modello utile per l’umanità.

L’acqua della Darsena ci riporta ad una Milano che sapeva coniugare lo sviluppo economico, la laboriosità collettiva, con la capacità di prestare attenzione alla dignità, anche dei cittadini più fragili, facendo dell’assistenza e dell’accoglienza un progetto civico condiviso, proprio come le acque che la intrecciano.

Chi ogni giorno si confronta con i problemi dei cittadini più poveri, degli invisibili, auspica che recuperata l’acqua dei Navigli della Darsena al centro della Città, Milano sappia recuperare, insieme all’eredità morale dei santi Ambrogio e Carlo, anche il suo cuore, dimostrando che «Milan col coeur in man» non è solo un motto di altri tempi.

Rodolfo Masto

Presidente Istituto dei Ciechi di Milano

Articolo apparso sul Corriere della Sera, ed. Milano, lunedì 27 aprile 2015

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