Andare sul posto, sentire i testimoni, guardare con i propri occhi, verificare le notizie: quello del cronista non è un lavoro per chi ama stare seduto dietro a una scrivania, ma anzi richiede una passione e un’energia fuori dal comune. Un mestiere difficile e a volte pericoloso, il cui rischio, però, è oggi rappresentato dai tagli operati dalle aziende editoriali.
Il ruolo del cronista è essenziale per mantenere un sistema di informazione sano e veritiero ed è con questo intento che si tiene ormai da tredici anni il premio Guido Vergani, assegnato dal Gruppo cronisti lombardi ai giornalisti che maggiormente si sono distinti con il loro lavoro nel corso dell’anno.
La 13ª edizione del premio Vergani per il “Cronista dell’anno” si è svolta sabato 2 aprile presso l’Istituto dei Ciechi, un luogo particolarmente caro al compianto giornalista del Corriere il quale, con i suoi scritti, contribuì in maniera decisiva al successo della mostra Dialogo nel buio allestita dieci anni or sono nella sede di via Vivaio (e che finora è stata visitata da più di un milione di persone).
Fra le personalità presenti alla cerimonia si trovavano i familiari di Guido Vergani, il prefetto di Milano Alessandro Marangoni, il giornalista Ferruccio de Bortoli in qualità di presidente della giuria, il presidente dell’Ordine dei giornalisti Gabriele Dossena e il commissario straordinario dell’Istituto dei Ciechi Rodolfo Masto.
A sottolineare con forza l’importanza del mestiere di cronista ci ha pensato nel suo intervento Cesare Giuzzi, presidente del Gruppo dei Cronisti Lombardi. «Noi crediamo che proprio nel grande mare di internet, dove addirittura molti dei siti che fanno informazione non sono neppure testate giornalistiche, il lavoro dei cronisti diventi ancora una volta di più fondamentale, proprio per avere la possibilità di verificare queste informazioni ed evitare le famose bufale» ha dichiarato Giuzzi.
Il giornalismo d’inchiesta diventa importante non solo per garantire la veridicità delle notizie, ma anche per dimostrare che esiste una società civile sulla quale si può fare affidamento. Così si è espresso Ferruccio de Bortoli, facendo notare che i cronisti, pur in ambiti diversi, «contribuiscono a dare il senso di una comunità, dimostrando che esiste un senso civico e una grande solidarietà e che tutti dobbiamo batterci per una cultura della legalità».
Sulla stessa lunghezza d’onda il padrone di casa Rodolfo Masto, il quale ha invitato i cronisti a non farsi trascinare sempre dalle cattive notizie. «La nostra città è piena di tante belle notizie che hanno bisogno di essere divulgate, come la recente sentenza del Tar lombardo che ha ribadito il diritto degli alunni non vedenti ad avere il sostegno scolastico».
Una persona disabile preparata può inserirsi e dare il proprio contributo alla società, una non preparata sarà di peso per tutti, ha sostenuto il commissario dell’Istituto, invitando i candidati alla carica di sindaco a conoscere da vicino non solo questo ente - che sulla formazione dei ciechi ha basato la propria storia - ma tutti tesori della città, «perché ‘Milano col cuore in mano’ non è solo uno slogan ma una realtà da scoprire e far conoscere. E voi, cari cronisti, avete questo meraviglioso compito».
Conclude Gabriele Dossena, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, richiamando al rispetto della regola fondante dell’ordine: obbligo e vincolo del giornalista è raccontare la verità sostanziale dei fatti.
«L'epoca che stiamo vivendo ha generato la giungla del Web, una sorta di libera prateria dove il regno delle bufale è all'ordine del giorno. Nostro compito è garantire e tutelare i lettori, tracciando il confine tra la buona informazione e quella che invece non lo è». E dentro questo confine ci stanno sicuramente tutti quei cronisti che ogni mattina, ogni sera, ogni notte girano per le strade a verificare notizie e accadimenti, per poter dare al lettore un’informazione corretta e leale.
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Marco Rolando
