Il bambino pluridisabile nella scuola di tutti

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Un laboratorio didattico presso l'Istituto dei Ciechi di Milano.I bambini disabili visivi con problematiche aggiuntive, per crescere all’interno di un gruppo classe, devono sviluppare un’interazione sociale allargata e significativa. Solo così il soggetto può riconoscersi come bambino fra i bambini.

Il neuropsichiatra Giorgio Moretti definiva questa possibilità “terapia sociale”, per la sua forza terapeutica nel modificare gli apprendimenti del bambino pluridisabile. Molti bambini che in situazioni ambulatoriali non mostrano una risposta adeguata, in situazioni sociali di vita quotidiana si comportano diversamente, evidenziando conoscenze di base in determinate aree di sviluppo che costituiscono i prerequisiti per l'apprendimento.

Il nostro servizio di consulenza tiflopedagogica, accanto all’intervento riabilitativo dello specialista, promuove l’azione insostituibile dell’intervento nel contesto scolastico e nel gruppo classe, considerato come un valore aggiunto per la crescita.

L'obiettivo è offrire a tutte le figure educative metodologie e materiali per rispondere correttamente ai bisogni del bambino pluridisabile nel processo d’integrazione.
Il momento integrante e socializzante può essere suddiviso in una serie di obiettivi dinamici,che vanno valutati e verificati sistematicamente dai tiflopedagogisti.

Un'azione sistematica

Il coinvolgimento di tutte le figure educative e assistenziali fa parte della filosofia del Centro. Gli insegnanti e gli educatori sono sistematicamente sostenuti e accompagnati nelle scelte educative dal tiflologo presente periodicamente nella scuola.

Il bambino così non risponde solo al pregiudizio clinico o cognitivo, ma tenta con le risorse individuali e ambientali di apprendere e di difendersi da stimoli che non si collocano al suo livello o che non sono rispettosi delle sue modalità di interazione con il mondo.

L'intervento tiflo-pedagogico si rivolge al bambino nella sua globalità tentando di integrare quegli ambiti dello sviluppo che la patologia ha disgregato o reso disomogenei. Tutte le iniziative per l’integrazione richiedono un’azione sistematica dove l’apporto di ciascun operatore è fondamentale.

L’integrazione si attua infatti su diversi livelli: dei servizi, dei linguaggi e delle idealità educative.

L’inclusione inizia dal gruppo di adulti che si occupano del progetto educativo. Ambiti collaborativi diversi ma coordinati, nella convinzione che le risposte che la scuola deve offrire vadano oltre la disabilità verso un’attenzione speciale alla diversità di tutti.

La scuola deve avvertire l’esigenza di individuare le differenze e i bisogni speciali in modo da poter organizzare una didattica il più possibile efficace e individualizzata.

La presenza del bambino pluridisabile nella scuola richiede inoltre una flessibilità e modificabilità della struttura, dell’organizzazione e dei ruoli. L’apertura al cambiamento e la disponibilità alla formazione e al confronto continuo.
Al contrario vanno evitati la rigidità delle proposte, i tempi veloci per arrivare a un risultato e l’utilizzo di modalità casuali.

Approccio corporeo e pedagogia delle emozioni

Laboratorio didattico in Istituto. L’educatore deve abbandonare il primato del cognitivo e della lezione frontale a favore di altre aree come quella ludica, motoria, espressiva e dell’autonomie. È necessario scegliere di lavorare per unità didattiche e attuare uno scambio dinamico continuo tra la programmazione della classe e il piano educativo individualizzato.
Nella stesura dei progetti educativi il nostro Centro ha dato particolare importanza alle unità didattiche relative alla pedagogia dell’approccio corporeo, che costituisce il ponte fondamentale per avvicinarsi al bambino. I suoi vissuti hanno infatti spesso a che fare con la sensorialità, sia in negativo che in positivo.

Vengono approfonditi percorsi corporei e attività di psicomotricità estesi a tutto il gruppo classe o a coppie, per favorire una migliore consapevolezza corporea di sé attraverso il contatto con l’altro “bambino come me”. Questo con l'obiettivo di allentare tensioni, ottenere attenzione e allungare i tempi attentivi in un clima rassicurante e motivante.

Contemporaneamente viene promossa una pedagogia delle emozioni attraverso l’educazione alla scoperta e al riconoscimento dell’emotività. In coppia o in un piccolo gruppo si favorisce nel bambino l’empatia come base indispensabile per un arricchimento relazionale.
Esperienze strutturate di socializzazione nella scuola hanno così evidenziato un cambiamento positivo nel nostro bambino in alcune modalità imitative: l’inizio di una comunicazione pro - sociale, un arricchimento del vocabolario, l’utilizzo di un corredo gestuale comunicativo. In sintesi una maggiore vivacità relazionale.

Questi percorsi educativi sono fondamentali per creare un contesto in cui il bambino sia sollecitato a sviluppare i requisiti verbali o preverbali, per stabilire comunicazioni significative ed emotivamente fondate.

Il sostegno pedagogico alla famiglia

Consapevole che qualsiasi intervento educativo e terapeutico non può prescindere dalla famiglia, l’équipe si pone come primo referente nella comunicazione tra genitori e scuola, aiutandoli a comprendere e a condividere il progetto educativo. L'équipe è uno snodo fondamentale tra la scuola e il territorio. Il tiflologo raccoglie, interpreta ma soprattutto traduce in parole comprensibili e condivisibili per i genitori il linguaggio clinico.
Il tiflologo offre il sostegno pedagogico alla famiglia che si attua attraverso incontri programmati per suggerire ai genitori le strategie più idonee che gli permettono di "incontrarsi" con il loro figlio e favorire l’elaborazione di contenuti emotivi spesso faticosi. Il centro si occupa quindi di fornire e scegliere i materiali plurisensoriali che meglio rispondono ai bisogni globali del bambino.
A domicilio il tiflologo aiuta la famiglia a organizzare lo spazio casa per renderlo più ricco e stimolante per il proprio bambino e trasferisce le modalità educative più adeguate al raggiungimento degli obiettivi.

Tutte le scelte educative e le attività individuate rispondono ai tempi e ai modi dello sviluppo del bambino favorendo un’alleanza con i genitori che diventano parte attiva di ogni proposta. Conoscere le modalità che la scuola e il servizio tiflopedagogico attuano per il loro figlio permette ai genitori di acquisire atteggiamenti di disponibilità costruttiva verso il figlio e di compiere interventi concreti per concorrere positivamente al processo formativo.

I servizi territoriali

Laboratorio didattico presso l'IstitutoIl servizio collabora con i servizi territoriali e con le équipe riabilitative per la consulenza specifica e la stesura per la parte competente della Diagnosi Funzionale e del Progetto Dinamico Funzionale e promuove incontri per una corretta conoscenza della disabilità visiva rivolta a tutti gli operatori.

Gli incontri sistematici e continuativi sono svolti sia presso la sede del Servizio territoriale sia presso l’Istituto.

Il Professor Enrico Ceppi, pioniere degli studi sull'integrazione del bambino pluridisabile, affermava: «È ormai comune la convinzione scientifica e allo stesso tempo culturale, secondo cui oltre la barriera elevata della pluriminorazione e della cecità, vive un bambino con potenzialità insospettate delle quali, una piccola percentuale ci è dato di 'trarne fuori', nonostante gli scarsi mezzi connessi con la nostra conoscenza del problema, con la povertà delle strutture inadeguate, con compiti così delicati e complessi e spesso con la stessa impreparazione della scuola».

La storia dell’integrazione ci ha infatti permesso di incontrare un bambino che non comunica con lo sguardo, a volte nemmeno con le parole, né con il gesto. Agli educatori viene affidato un bambino a volte apparentemente impenetrabile, incapace di decodificare i comuni messaggi, ma che nonostante questo trasmette messaggi densi di significato che costituiscono una sfida per chi li vuole comprendere.

Non c'è una soluzione magica ai problemi. Uno approccio realistico riconosce che non basta il solo impegno educativo, non basta il solo intervento clinico, ma occorre condividere le energie e professionalità per trovare le soluzioni contestuali più adeguate che permettano al bambino di realizzare il suo massimo potenziale.
Diceva ancora Ceppi: «L’intervento educativo non deve precedere, né seguire il trattamento riabilitativo, ma proporsi a esso contemporaneamente perché dove questo sia possibile costituisce il momento autentico e insostituibile del rapporto interpersonale fra il bambino pluridisabile e l’adulto nella scuola».

Paola Bonanomi
Centro di Consulenza Tiflopedagogica delle disabilità visive in età evolutiva
Istituto dei Ciechi di Milano

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