Convegno oftalmologia e disabilità

Il presidente dell’Istituto dei Ciechi di Milano e il presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sono intervenuti all’incontro dedicato all’oftalmologia della disabilità, affrontando i temi dell’autonomia, dell’educazione e dei diritti delle persone con disabilità visiva

Le nuove opportunità offerte dalla tecnologia per l’autonomia delle persone non vedenti, l’importanza del Braille nell’educazione e la necessità di considerare la qualità della vita accanto ai progressi della medicina. Sono alcuni dei temi affrontati venerdì 23 ottobre da Rodolfo Masto, presidente dell’Istituto dei Ciechi di Milano, e Mario Barbuto, presidente nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), nel corso del convegno Oftalmologia della disabilità, ospitato nel Teatro della Fondazione Sacra Famiglia a Cesano Boscone.

L’incontro, promosso dalla Fondazione Sacra Famiglia insieme alla Casa di Cura Ambrosiana, ha riunito specialisti e rappresentanti del mondo della disabilità per approfondire le difficoltà di diagnosi e cura dei disturbi visivi nelle persone che, a causa di disabilità complesse, non sono in grado di comunicare un peggioramento della vista.

Ad aprire i lavori è stato l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che ha richiamato l’attenzione sull’importanza di riconoscere la persona nella sua interezza, senza identificarla con i suoi limiti. Un principio condiviso dal presidente della Fondazione Sacra Famiglia, monsignor Bruno Marinoni, che ha sottolineato il valore di un approccio alla cura capace di tenere conto delle esigenze individuali, anche quando queste non possono essere espresse verbalmente.

Masto: le opportunità della tecnologia e il valore del Braille

Nel suo intervento, Rodolfo Masto ha rivolto particolare attenzione alle prospettive aperte dalle nuove tecnologie assistive, soffermandosi sulle possibili applicazioni degli occhiali intelligenti Meta per migliorare l'autonomia delle persone con disabilità visiva.

Tra gli ambiti di maggiore interesse ha indicato l'accessibilità del patrimonio culturale, e in particolare la possibilità di utilizzare questi dispositivi durante le visite museali. L'obiettivo è consentire alla persona non vedente di esplorare un percorso accessibile con maggiore indipendenza, ricevendo informazioni e indicazioni utili a costruire una propria esperienza di visita.

In questa prospettiva, la tecnologia può affiancare la conoscenza aptica, ossia l'esplorazione e la comprensione del mondo attraverso il tatto. La possibilità di entrare direttamente in contatto con oggetti, riproduzioni e materiali accessibili permette alla persona non vedente di sviluppare un'esperienza conoscitiva personale, senza dipendere esclusivamente dalla descrizione fornita da altri.

Accanto alle opportunità dell'innovazione, Masto ha ribadito la centralità del Braille nel percorso educativo e formativo delle persone non vedenti. La diffusione dell'informatica e degli strumenti digitali ha progressivamente reso più difficile convincere le famiglie dell'importanza di questo sistema di lettura e scrittura, che rimane tuttavia fondamentale per l'apprendimento e lo studio.

Da qui la necessità, sottolineata dal presidente dell'Istituto dei Ciechi, di costruire una solida alleanza tra famiglie, educatori e organizzazioni che operano nell'ambito della disabilità visiva, affinché i bambini non vedenti possano acquisire tutti gli strumenti necessari al proprio sviluppo culturale e alla propria autonomia.

Barbuto: un patto di cittadinanza per la qualità della vita

Il presidente nazionale dell'UICI, Mario Barbuto, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di affiancare ai progressi dell'oftalmologia una riflessione più ampia sulla qualità della vita delle persone cieche e ipovedenti.

La ricerca scientifica, le nuove possibilità diagnostiche e i trattamenti terapeutici rappresentano conquiste importanti, ma non esauriscono i bisogni di chi vive con una disabilità visiva. Occorre considerare anche le aspirazioni individuali, i desideri, le opportunità di realizzazione personale e la possibilità di condurre un'esistenza piena e soddisfacente.

In questo quadro Barbuto ha proposto un patto di cittadinanza che coinvolga il mondo della scienza oftalmica, i cittadini, le associazioni e le istituzioni. Un impegno condiviso affinché le conoscenze mediche e i progressi tecnologici si traducano in risposte concrete ai bisogni delle persone con disabilità visiva, riconoscendone il diritto a partecipare pienamente alla vita sociale.

 

 Diagnosi e cure accessibili anche nelle disabilità complesse

Il convegno ha affrontato inoltre una questione spesso poco considerata: la difficoltà di individuare tempestivamente i problemi visivi nelle persone con disabilità gravi o difficoltà comunicative.

Un peggioramento della vista può manifestarsi attraverso cambiamenti del comportamento, agitazione o isolamento, segnali che rischiano di essere attribuiti alla patologia principale anziché a un disturbo oculistico. È il fenomeno definito dagli specialisti eclissi diagnostica.

Tra i temi scientifici dell'incontro, diretto dal professor Francesco Bandello, anche i percorsi diagnostici dedicati alle persone con autismo e sindrome di Down, le possibilità della riabilitazione visiva attraverso la telemedicina e i modelli di accesso facilitato alle cure.

Gli interventi di Masto e Barbuto hanno contribuito ad ampliare la prospettiva del confronto: la tutela della salute visiva deve accompagnarsi alla promozione dell'autonomia, dell'accesso alla conoscenza e della qualità della vita, attraverso una collaborazione continuativa tra medicina, famiglie e organizzazioni impegnate nel campo della disabilità.

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Luce Magazine, Notiziario dell'Istituto dei ciechi di Milano

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