A Brera, la tecnologia apre nuove possibilità per le persone cieche e ipovedenti: otto capolavori da esplorare attraverso gli AI glasses costruendo un’esperienza personale con l’arte. Un’innovazione che mette al centro l’autonomia e il valore dell’arte
Una persona non vedente attraversa le sale della Pinacoteca di Brera. Si ferma davanti ai dipinti, ne ascolta la descrizione attraverso gli occhiali Meta, fa domande, chiede indicazioni per proseguire il percorso. Non è semplicemente accompagnata alla scoperta di un museo: è lei a scegliere dove soffermarsi, che cosa approfondire, quando andare avanti. È il video che apre la presentazione di Sensing Art – Capolavori oltre lo sguardo, il progetto nato dalla collaborazione tra Meta, Pinacoteca di Brera ed EssilorLuxottica, con il contributo dell’Associazione Nazionale Subvedenti (ANS), dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) e della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.
In quelle immagini c’è già il senso dell’iniziativa: la tecnologia non come sostituto dell’opera, ma come strumento per renderla vivibile in modo più autonomo e personale.
Il progetto, tra le prime sperimentazioni al mondo in ambito museale con gli AI glasses dedicate alle persone cieche e ipovedenti, porta nuove possibilità all’interno del percorso DescriVedendo, che da dieci anni accompagna i visitatori di Brera alla scoperta dell’arte attraverso descrizioni accurate, volte a tradurne in parole le forme, la composizioni e i dettagli delle opere. Gli occhiali permettono di ascoltare le audiodescrizioni di otto capolavori, approfondire la storia delle opere e degli artisti, porre domande mirate all’Intelligenza Artificiale e persino ricevere indicazioni per gli spostamenti, senza dover interagire continuamente con lo smartphone. Un’esperienza che unisce i contenuti culturali sviluppati con DescriVedendo e gli approfondimenti offerti dall’intelligenza artificiale, alla comodità della tecnologia indossabile.
Ma che cosa significa davvero rendere l’arte accessibile? E soprattutto, che cosa vuol dire vedere un’opera d’arte quando non la si può guardare?
Nel suo intervento, Angelo Crespi, direttore di Grande Brera e del Cenacolo Vinciano, ha richiamato una dimensione che va oltre l’osservazione di un dipinto. Vedere un’opera non significa soltanto osservarne le forme e i colori: altrimenti sarebbe sufficiente guardarla attraverso uno schermo. L’esperienza artistica nasce dalla presenza fisica dell’opera, dalla sua storia, dall’aura che l’accompagna, che racchiude il legame con la mano di chi l’ha creata. È qualcosa che accade nel rapporto tra l’opera e chi le sta davanti e che nessuna descrizione, per quanto accurata, può assolvere. Sono queste le sensazioni che, insieme alla conoscenza dei dettagli, un progetto di accessibilità deve restituire.
È una riflessione che dà profondità alla nuova sperimentazione di Brera: non limitarsi a rendere comprensibile un dipinto, ma cercare di avvicinare le persone all’esperienza, culturale e intima, che quel dipinto può generare.
Su questo punto si inserisce con particolare forza l’intervento di Rodolfo Masto, presidente della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano e consigliere nazionale UICI. Le barriere, ha sottolineato, non cominciano e non finiscono sulla soglia di un museo. Riguardano l’accesso alle informazioni, l’orientamento, la disponibilità di contenuti adeguati e la necessità, ancora troppo frequente, di dipendere da un’altra persona anche per decisioni semplici.
«Maggiore autonomia non significa eliminare il valore del supporto umano. Significa evitare che quel supporto sia l’unica strada possibile», ha ricordato Masto.
È una distinzione fondamentale. L’autonomia non coincide con l’assenza di aiuto, ma con la possibilità di scegliere quando chiedere supporto e quando, invece, poter fare da sé. Attivare un contenuto, decidere se approfondirlo, fermarsi davanti a un’opera per il tempo desiderato: gesti che possono sembrare ordinari, ma che restituiscono alla persona iniziativa e libertà. Gli “occhiali intelligenti” sono già utilizzati da alcune persone cieche e ipovedenti nella vita quotidiana per leggere testi e acquisire informazioni sull’ambiente. Qui a Brera, questa stessa tecnologia è stata messa al servizio della cultura.
Masto ha però richiamato anche la responsabilità di non confondere le potenzialità con risultati già acquisiti. Una sperimentazione ha valore proprio perché permette di verificare ciò che funziona, riconoscere i limiti e migliorare gli strumenti sulla base dell’esperienza reale. Per questo le persone cieche e ipovedenti devono essere protagoniste del processo, non semplici destinatarie di soluzioni progettate da altri.
Il suo auspicio è che la collaborazione tra i partner diventi un’alleanza stabile, capace di proseguire nel tempo attraverso la ricerca, il confronto e l’integrazione con altri strumenti di accessibilità, a partire anche dal Braille. Perché è proprio nell’incontro tra competenze diverse che Sensing Art ha trovato la propria forza. “Un progetto che spero aprirà altre strade da percorrere insieme” conclude Masto.
L’arte accessibile non significa soltanto permettere a tutti di conoscerla, ma creare le condizioni perché ciascuno, nessuno escluso, possa incontrarla e costruire con essa un rapporto personale.
A partire dalla giornata di oggi, martedì 13 ottobre, il percorso è disponibile alla Pinacoteca di Brera, su prenotazione, dal martedì al venerdì, dalle 10.00 alle 16.30. Per partecipare è possibile scrivere a educazione@pinacotecadibrera.org, indicando giorno, orario ed eventuali necessità.
di Laura Fortugno
