Francesco Cusati è uno dei non vedenti che ha passato qualche ora in classe con gli iscritti al corso di audiodescrizione. Docente di informatica nell’Istituto dei ciechi di via Vivaio, si è prestato a fare il «tester» per i lavori realizzati durante le ore di lezione dai ragazzi. «Ci sono stati due momenti di confronto con la classe. Per ogni spezzone di film o documentario analizzato ci sono state proposte due versioni di audiodescrizione, da ascoltare per capire punti deboli e aspetti positivi, dare suggerimenti, sottolineare mancanze. Direi che il confronto è stato vincente». Pensa infatti che sia importante avere un riscontro con il pubblico per chi affronta questo lavoro, proprio per la difficoltà dello scambio di prospettive. «Come recita un famoso slogan, “nulla su di noi senza di noi”». Tradotto, c’è bisogno della collaborazione di un cieco per creare un prodotto destinato a lui. «Oltre all’immedesimazione — spiega Cusati — bisogna che chi scrive il testo dell’audiodescrizione sia oggettivo. Altrimenti rischia di raccontare un film diverso da quello del regista. Ma allo stesso tempo, deve dare spunti per l’interpretazione, sottolineare quegli elementi che hanno un preciso significato nella scena pur essendo al di fuori dei dialoghi». Parlare del quadro che fa da sfondo, ad esempio, oppure di una luce che si intravede e suggerisce uno sviluppo imprevisto dell’azione. Lo scambio di vedute ha avuto successo, tanto che si pensa di replicare l’anno prossimo. Ci sarà un gruppo più numeroso di non vedenti, pronto ad ascoltare un intero film audio descritto.
