Presentiamo l'Unità didattica "Il Drago e musica cinese": un itinerario formativo dell’area espressiva ed affettiva che affronta il tema delle culture e delle tradizioni dei diversi paesi. Questo percorso è stato sviluppato dal Centro di consulenza tiflopedagogica dell'Istituto dei Ciechi e viene proposto quale strumento didattico per insegnanti di allievi con disabilità visiva.
L'emozione si fa conoscenza
Il linguaggio parlato e musicale utilizzati nella didattica degli apprendimenti sono da sempre canali privilegiati e facilmente accessibili per la sfera della comunicazione e per quella affettiva, per la loro capacità di stimolare nei nostri ragazzi disabili visivi, risposte sensoriali articolate e suscitare ricchi vissuti emozionali. Stimolano la loro emotività, l’attività attentiva, percettiva e motoria, coinvolgendo tutte le loro diverse potenzialità.
Il tema della musica e della cultura nei diversi paesi del mondo permette di sperimentare realtà nuove attraverso la condivisione delle emozioni nel gruppo e contemporaneamente aiuta gli allievi a trasformare il vissuto percettivo e affettivo in conoscenza.
L’educatore infatti deve permettere una continua osmosi tra la sfera cognitiva e la sfera affettiva.
Itinerario metodologico
Obiettivo formativo generale
- La capacità di comprendere e comunicare le proprie emozioni, saper riflettere sull’esperienza vissuta e agire in modo creativo sulla realtà presente.
Attraverso l’uso delle tecniche narrative e di drammatizzazione e le tecniche espressive-manipolative con la costruzione tridimensionale del personaggio guida del Drago.
Aree di sviluppo
- Area della comunicazione verbale-gestuale.
- Area affettivo-relazionale.
- Area espressiva-manipolativa
- Area motoria
- Area cognitiva
Obiettivi specifici di apprendimento
- Ascoltare e comprendere messaggi sonori di varia natura.
- Utilizzare nuovi codici di comunicazione.
- Comprendere la sequenza della storia del drago nella tradizione cinese ed enucleare i personaggi, le loro azioni e gli ambienti.
- Analizzare e descrivere le emozioni suscitate dal racconto e dalla musica cinese.
- Rispettare il proprio turno nella discussione di gruppo.
- Sviluppare competenze metalinguistiche.
- Arricchire le personali abilità comunicative verbali, utilizzando un linguaggio verbale corretto, sia per esprimere il pensiero logico, sia in funzione della narrazione e della comunicazione dell’esperienza all’interno e all’esterno del gruppo classe.
- Utilizzare nelle sequenze della narrazione il giusto ritmo, la potenzialità della voce.
- Partecipare attivamente al coro comunitario.
- Scegliere e utilizzare materiali adeguati per la realizzazione del Drago tridimensionale.
- Affinare la motricità fine.
- Stabilire i rapporti spaziali e valutare le proporzioni tra la dimensione del Drago realizzato nel laboratorio e l'ampiezza dello spazio dove si svolgerà la sfilata.
- Riprodurre e imitare la gestualità descritte dal racconto e l’andatura tipica del corteo.
Gallery
L’argomento scelto e condiviso con il gruppo permette ai ragazzi di scoprire lontane tradizioni, di farsi coinvolgere da atmosfere fantastiche e di recuperare il piacere della partecipazione attiva, dove ognuno gioca il proprio ruolo per il raggiungimento dell’obiettivo. Il racconto del drago nella tradizione cinese è stato suddiviso in sequenze. Definiti i criteri per la sua costruzione, scelta la forma, la dimensione e i materiali più adeguati alla sua rappresentazione. Indispensabile per una corretta esecuzione è la conoscenza dell’elemento da rappresentare attraverso l’esplorazione del modello guida del Drago, passaggio che deve essere fatto prima della sua riproduzione. I ragazzi hanno verbalizzato e comunicato ai compagni come lo immaginavano e a ognuno di loro è stata data la possibilità di scegliere un particolare elemento da riprodurre. Insieme si è anche stabilito dopo un’esplorazione diretta dello spazio il percorso dove si svolge il corteo.
Modalità: piccolo gruppo per le operatività e medio gruppo per lo svolgimento finale. Il lavoro e la collaborazione nel piccolo gruppo ha una funzione didattica significativa, i ragazzi acquisiscono un tempo, un ritmo, ma soprattutto praticano la condivisione diretta. Il piccolo gruppo permette inoltre una dimensione più intima, favorisce il racconto delle proprie emozioni e la verbalizzazione dei sentimenti.
Tutti insieme trasporteranno il Drago e suoneranno negli spazi individuati.
Materiali
Cd musicali, registratori,strumenti musicali strutturati e inventati, diversi materiali plurimaterici, bastoni
Durata
Un mese
Spazi
Laboratorio espressivo, chiostro/corridoio/giardino
Proposte operative
- Ascolto dei suoni tipici della musica cinese, con riconoscimento delle diverse sonorità e ritmo.
- Lettura e analisi di brani narrativi che parlano di draghi.
- Esecuzioni musicali semplici con strumenti conosciuti o costruiti in laboratorio.
- Registrazione e riascolto della propria voce modificando il tono e il ritmo.
- Esplorazione tattile e conoscenza dei modelli tridimensionali dei draghi cinesi e scelta sia nella loro forma globale che nelle sue parti.
- Manipolazione di diversi materiali plurimaterici e analisi guidata delle loro caratteristiche.
- Riproduzione di suoni, parole, appartenenti ad altre culture,
- Esecuzione e riproduzione dei gesti e delle andature tipiche del corteo cinese con la tecnica del modeling.
- Drammatizzazione di parti del racconto e imitazione di suoni.
- Costruzione con il materiale scelto delle diverse parti del Drago e assemblaggio delle stesse.
- Analisi delle parti da riprodurre con materiali sensoriali delle sequenze dell’esperienza e loro rappresentazione in rilievo nel testo.
- Verbalizzazione nel piccolo gruppo degli stati d’animo suscitati dai brani musicali ascoltati.
- Analisi e confronto nel piccolo gruppo delle emozioni vissute durante l’attività.
Queste proposte richiedono un percorso metodologico, che prevede un rapporto attivo del ragazzo con gli oggetti e con il contesto scolastico. Inizialmente l’attenzione è centrata sui suoni e sui rumori che circondano i nostri ragazzi e che riempiono il loro contesto quotidiano.
Importante è consolidare nei ragazzi la consapevolezza che tutti gli oggetti hanno caratteristiche precise e sono sempre definibili per forma, dimensione, peso e così via, ma anche che un oggetto è definibile per il rumore che può produrre, per il suono caratteristico che solo lui può generare.
Scoprono così che alcuni suoni sono indipendenti dalle proprie azioni e che nell’ambiente quotidiano ci sono rumori costanti, ma anche suoni nuovi che bisogna imparare a decodificare e definire.
Le stesse dimensioni dell’oggetto risultano altrettanto importanti rispetto al suono che viene prodotto. La sua stessa consistenza dipende dal materiale di cui è fatto e anch’essa è rilevante nella determinazione della sonorità dell’oggetto: “due sfere delle stesse dimensioni, ma di materiale diverso hanno sonorità differenti”.
I ragazzi imparano ad ascoltare anche il silenzio e la voce dei compagni che permette di scoprire la loro presenza e di riconoscerli, a discriminare le diverse sonorità degli strumenti capace di suscitare in loro diversi sentimenti.
Nell’attività manipolativa scoprono, sperimentano un oggetto nei suoi diversi aspetti e funzioni, sono stimolati a scegliere il più idoneo alle esigenze rappresentative individuate.
Il materiale raccolto in base a criteri stabiliti insieme, viene poi messo a confronto per scoprire le analogie e le differenze rispetto alla descrizione che la tradizione cinese fa del Drago.
Infine per garantire sistematicità e organicità alle varie fasi del percorso educativo e per permettere di ripensare a tutta l’esperienza e ricordarla in successione corretta, viene costruito un libro tattile, fissando su ogni pagina un elemento che evoca le azioni e i gesti vissuti. Inoltre ogni ragazzo ha associato una frase significativa ad una illustrazione a rilievo e scritta in braille e /o caratteri ingranditi.
L’avventura educativa così vissuta è diventa introiezione e quindi apprendimento.
“L’educazione interviene non solo per sorreggere il bambino/ ragazzo che non vede nel suo sforzo di acquisizione e di evoluzione, ma soprattutto promuovendo occasioni e situazioni particolari, perché si ristabilisca il dialogo con il mondo esterno, perché il mondo esterno assuma il significato che gli compete nella formazione del patrimonio conoscitivo e nella formazione della vita affettiva.” (Enrico Ceppi)
Approfondimenti
di Paola Bonanomi
Responsabile Centro di Consulenza e ricerca Tiflopedagogica per la disabilità visiva nell’età evolutiva








