I nostri allievi - Cesare Luvoni (1830 – 1882)

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Componimento in versi dell'allievo Cesare Luvoni “Il cieco Cesare Luvoni, … è un giovanotto assai interessante pel suo esteriore, pel suo intelletto ben sviluppato e pei suoi modi affettuosi …appartiene ad una famiglia ridotta dalle disgrazie all’estrema miseria.. Quindi doppiamente vantaggioso tornerebbe per questo sgraziato giovanotto ..di guadagnarsi onorevolmente colle proprie fatiche, e colla professione di organista.., i mezzi di sussistenza, senza di ché, …, rimarrebbe necessariamente a carico della pubblica carità per tutto il rimanente di sua vita”.

Con questo rapporto all’I.Regia Delegazione Provinciale nel 1845, Michele Barozzi, direttore dell’Istituto dei Ciechi, perorava la richiesta di ammissione all’ente, avendo Cesare oltrepassata l’età di 15 anni, termine ultimo per l’ammissione in comunità; era nato infatti l’8 luglio del 1830 da Gerolamo Francesco Luvoni e Giuseppa Lavatelli ed era divenuto cieco in età giovanile per una grave forma di cataratta.

Nel 1846 riesce a varcare la soglia dell’Istituto, allora ospitato nella sede della Pia Casa d’Industria in San Marco, dove ebbe modo da subito, di dimostrare le sue qualità e capacità.

Si legge, in un documento d’archivio: “Il Luvoni può dirsi ..un buon prosatore, facile poeta, valente aritmetico, distinto suonatore di contrabbasso ed anche felice compositore. Egli conosce assai bene la lingua francese; ed alle doti della mente unisce qualità morali assai pregevoli, illibatezza di costumi, sentimenti religiosi, gentilezza d’animo, carattere remissivo […]..una nuova gloria di quest’Istituto, che conta già in quel novero […] Angelo Bianchi ed […] Antonietta Banfi”.

Macchinetta per scrivere ideata da Foucault, dello stesso tipo donato da Cesare Luvoni all'IstitutoTra le sue composizioni letterarie si annoverano il carme scritto in occasione dell’inaugurazione nel 1854 dell’Istituto “pei sordomuti poveri di campagna” e quello composto nell’ottobre 1856 per la ricorrenza dell’onomastico dell’imperatore Francesco Giuseppe, che in segno di riconoscimento gli fece dono di un cembalo. Un altro regalo di valore, un contrabasso, gli giunse l’anno seguente, dall’arciduca Massimiliano d’Austria, governatore generale del Regno Lombardo Veneto per il “canto dei ciechi” eseguito in occasione della sua visita all’Istituto. Nel corso della sua vita ebbe modo di mostrare le sue doti anche come insegnante di armonia e composizione musicale e nell’orchestra dell’Istituto e del Teatro alla Scala. Fu inoltre autore apprezzato di composizioni musicali per canto e orchestra, tra cui una Sinfonia pastorale, il Miserere e il De profundis, eseguiti numerose volte nelle maggiori chiese di Milano; in particolare per il Miserere fu premiato al VI Congresso Pedagogico tenutosi a Torino nel 1869.

A Luvoni si deve anche un volume riguardante la Notazione musicale Braille, utilizzato in molte parti d’Italia per l’insegnamento del metodo nelle scuole.

Poco più che cinquantenne, il 24 febbraio del 1882 lo colse la morte; ora riposa al cimitero monumentale di Milano. Lasciò in dono all’Istituto dei Ciechi che lo aveva amorevolmente accolto, una macchinetta Foucault, una tavoletta Braille e il contrabbasso donatogli dall’arciduca Massimiliano.

Enrica Panzeri Archivista

 

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