Francesco Cusati tedoforo in via Vivaio

Le luci si sono spente domenica 15 marzo sulle Paralimpiadi Milano Cortina 2026, ma ciò che resta acceso è il segno profondo lasciato da dieci giorni di emozioni, sfide e straordinari traguardi umani. Sulle piste innevate italiane e nello Stadio Santa Giulia di Milano, atleti provenienti da ogni angolo del mondo hanno dimostrato ancora una volta che lo sport non conosce limiti: né fisici né mentali. Ne parliamo con Francesco Cusati, Presidente del Gruppo Sportivo non vedenti Milano

La cerimonia di chiusura, ospitata nello Stadio del Ghiaccio di Cortina, ha sancito la fine della XIV edizione dei Giochi paralimpici, celebrando non solo chi è salito sul podio, ma tutti coloro che hanno preso parte a questa straordinaria avventura e proiettando lo sguardo verso il futuro, ai Giochi del 2030, con il passaggio di consegne tra Italia e Francia.

Per l’Italia, questa edizione è entrata nella storia, con un bottino di ben sedici medaglie (sette ori, sette argenti e due bronzi) la nazionale azzurra ha superato ogni precedente record, migliorando persino lo storico risultato delle Paralimpiadi di Lillehammer del 1994. Un traguardo che ci parla di talento, sacrificio e spirito di squadra.

Tra i protagonisti assoluti spicca il nome di Giacomo Bertagnolli, che insieme alla guida Andrea Ravelli ha dominato le gare di sci alpino nella categoria Vision Impaired. Cinque podi in cinque gare, culminati con l’oro nello slalom nell’ultima giornata: un risultato che gli ha permesso di conquistare la tredicesima medaglia paralimpica in carriera, consacrandolo tra le leggende dello sport.

Ma il successo azzurro è stato corale. Chiara Mazzel ha brillato nello sci alpino femminile, conquistando l’oro nel SuperG Vision Impaired e tre argenti tra combinata, discesa libera e slalom gigante. Emanuel Perathoner ha firmato una doppietta d’oro nel Para Snowboard, mentre Giuseppe Romele ha completato il medagliere con un bronzo nella 20 km Interval Start Sitting, dopo due argenti già conquistati nei giorni precedenti.

Il valore di questi Giochi va però oltre i numeri. Il presidente del Comitato paralimpico internazionale Andrew Parsons, ha elogiato l’Italia per aver dato vita a Giochi capaci di trasmettere un potente messaggio di unità: la diversità, ha affermato, non è un limite ma una forza. Il presidente della fondazione Milano cortina 2026 Giovanni Malagò li ha definiti “i Giochi della gente”: un momento non solo di sport ma anche di rispetto e amicizia. Un faro acceso in un mondo di oscurità e un’eredità che durerà ben oltre la fine delle competizioni.”

Intervista a Francesco Cusati, Presidente GSD Non Vedenti Milano

Francesco Cusati con la fiaccola olimpicaA Giochi conclusi, abbiamo raccolto le impressioni di Francesco Cusati, che con entusiasmo e passione ha vissuto da vicino questa esperienza.

Qual è il bilancio di queste Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026?

La partecipazione è stata significativa: 42 atleti hanno rappresentato l’Italia, tra cui molti impegnati nel Para Ice Hockey, ovvero l’hockey su carrozzina, disciplina spettacolare nata negli anni Sessanta a Stoccolma e presente ai Giochi paralimpici dal 1994. Nonostante l’assenza di medaglie per l’Italia in questa disciplina, per il livello delle squadre avversarie davvero altissimo, il pubblico ha risposto in modo straordinario: la finale ha registrato oltre 11.700 spettatori, superando di gran lunga il precedente record di 8.000 del 2010.

Ma a rendere davvero memorabile questa edizione sono stati due giovani atleti ipovedenti: Giacomo Bertagnolli e Chiara Mazzel, capaci di conquistare, insieme, ben nove medaglie nello sci alpino e nelle discipline correlate. Un risultato veramente straordinario e un bellissimo record, considerando che oltre la metà delle sedici medaglie conquistate proviene, grazie a loro, proprio dalla categoria Vision Impaired.

Che cosa ti hanno lasciato, a livello personale, questi Giochi?

Sicuramente questi Giochi invernali hanno dato una visibilità senza precedenti agli sport paralimpici, accompagnata da una partecipazione del pubblico davvero impressionante. Ho assistito personalmente a molti eventi allo Stadio Santa Giulia con un’affluenza straordinaria e con grande soddisfazione ho potuto godere pienamente delle partite, grazie all'audiodescrizione fornita dalla Fondazione Milano Cortina. Questi Giochi mi hanno inoltre permesso di scoprire nuove discipline e, soprattutto, di conoscere storie umane profonde e toccanti.  Anche l’atmosfera in città è stata unica: Milano era viva, piena di turisti e di eventi. Tra i ricordi più intensi, però, porterò sempre con me l’esperienza personale come tedoforo, qualcosa di davvero indimenticabile.

Quale futuro immagini per lo sport paralimpico?

“L’auspicio è che queste Paralimpiadi possano accendere una scintilla. Già in passato, come accaduto dopo Londra, molte persone si sono avvicinate allo sport trovando una nuova motivazione. Spero che anche questa volta qualcuno, guardando le gare dal vivo o in televisione, possa pensare: “Posso farlo anch’io”.

Lo sport può offrire una seconda possibilità, soprattutto a chi ha affrontato traumi importanti come la perdita della vista o altre limitazioni fisiche. L’obiettivo è trasformare queste difficoltà in una nuova occasione per diventare protagonisti della propria vita, ispirandosi a ciò che abbiamo visto fare dai nostri straordinari atleti.”

Le Paralimpiadi Milano Cortina 2026 si chiudono così, tra orgoglio e commozione, lasciando un messaggio potente che va oltre lo sport: ogni limite può essere superato, ogni storia può diventare esempio.

di Laura Fortugno

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