Che emozione il suono dell'organo!

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Foto di gruppo degli organisti in Sala BarozziIn attesa di poter inaugurare con un grande concerto l’organo di Sala Barozzi, alcuni fra i maggiori organisti italiani sono giunti in visita all’Istituto per conoscere e provare questo straordinario strumento fresco di restauro.

Nei mesi scorsi si erano seduti alla consolle realizzata dai Balbiani illustri maestri come Andrea Macinanti, per incidere l’opera omnia di Marco Enrico Bossi, Emanuele Vianelli organista del Duomo di Milano, Lorenzo Bonoldi organista del Teatro alla Scala.

Proprio in questi giorni, lo strumento è stato oggetto di una visita di altri organisti fra i più quotati del panorama italiano e internazionale. Tra questi, Giancarlo Parodi, organista della Basilica di Santa Maria Assunta di Gallarate, e Alessio Corti, professore al conservatorio di Ginevra e concertista di fama internazionale.

Molti i commenti entusiasti per il recupero di questo strumento «destinato a diventare un punto di riferimento nel mondo organistico» come ha detto Parodi.

Canne dell'organo«È sicuramente uno degli organi più interessanti di Milano» ha detto Lorenzo Bonoldi, organista del Teatro alla Scala che una decina d’anni fa ebbe modo di constatare le condizioni disastrose in cui versava lo strumento. Fu l’organista scaligero, insieme ad altri specialisti tra cui Paolo Oreni ed Emanuele Vianelli, a suggerire il restauro, poi sostenuto con convinzione dall’allora Commissario Straordinario Rodolfo Masto.

«Oggi non si costruiscono più organi così – sostiene Bonoldi – i più recenti non hanno più infatti quelle sonorità romantiche, quei registri che sono una perfetta rappresentazione dell’epoca. Il pregio di questo strumento è sia storico che artistico: grazie all’intervento di restauro si è conservata la sua composizione originale senza alterazioni e rimaneggiamenti. È una specie di macchina del tempo che ci riporta alle sonorità di un secolo fa».

All’incontro era presente anche Giancarlo Parodi, organista ottantaduenne tuttora in attività, socio dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti più per un legame affettivo con i non vedenti, instaurato durante la sua carriera, che non per effettivi problemi di vista.

Particolare della consolle«Amo il mondo dei ciechi – racconta l’organista - il mio maestro, Maggiorino Berutti Bergotto era non vedente e nella mia professione da insegnante ho avuto tanti allievi ciechi. Ho sempre provato una grande ammirazione per questi musicisti, che devono fare un lavoro mentale enorme per memorizzare partiture scritte in braille. Inoltre la lettura in “orizzontale” della musica è molto più difficile di quella sul pentagramma». Parodi, considerato uno dei più grandi organisti del nostro tempo, ha quindi lodato l’egregio lavoro di restauro condotto da Alessandro Giacobazzi, che ha riportato al suo splendore uno strumento «molto raffinato come sonorità e adatto a un repertorio tardo ottocentesco».

La consolle in Sala BarozziAl coro di apprezzamenti si sono aggiunte le voci di Lorenzo Balbiani, erede della famiglia che contribuì alla realizzazione dell’organo, e di Giuseppe Distasio promotore dell’evento organistico Organ Day. Dice Balbiani: «Iniziare un intervento di restauro su un organo muto presenta una quantità di problemi inimmaginabile. Una vera e propria sfida, che richiede coraggio. Che emozione adesso vederlo finito!»

di Marco Rolando

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