Particolare mano e scacchi

Dal 27 al 29 marzo, presso l’Accademia Scacchi Milano, si terrà la terza edizione del Torneo di Scacchi “Al Buio” per non vedenti, organizzato con il patrocinio e il contributo della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano. Un appuntamento unico nel suo genere, con sfide piene di adrenalina.

Il ruolo del Circolo Scacchistico Italiano

Il Circolo Scacchistico Italiano per Ciechi e Ipovedenti (CSICI-ASD) nasce nel 2023, e oggi è il principale punto di riferimento in Italia per la diffusione degli scacchi tra le persone con disabilità visiva. In pochi anni ha promosso tornei, corsi e iniziative in collaborazione con realtà molto importanti, contribuendo anche alla nascita della prima scuola nazionale di scacchi dedicata a non vedenti e ipovedenti. Il suo obiettivo è rendere gli scacchi accessibili a tutti, valorizzando il talento oltre ogni barriera.

Come si gioca a scacchi “al buio”

Giocare a scacchi senza l’uso della vista significa affidarsi completamente al tatto, alla memoria e alla capacità di concentrazione. Le partite si svolgono su scacchiere tattili: le caselle nere sono in rilievo e i pezzi sono progettati per essere riconosciuti al tatto (quelli neri presentano un piccolo chiodino sulla sommità, mentre i bianchi sono lisci). Ogni giocatore utilizza spesso una propria scacchiera, per poter esplorare la posizione senza interferire con l’avversario. Le mosse vengono comunicate a voce, seguendo la numerazione della scacchistica tradizionale (“Donna in e5”, ad esempio), mentre il tempo è gestito da orologi con sintesi vocale o sistemi tattili. Nei tornei “al buio”, inoltre, anche i giocatori ipovedenti indossano una mascherina, così da garantire pari condizioni per tutti.

L’esperienza diretta di Marina Gelmini, scacchista del Circolo.

Tra i protagonisti passati del torneo c’è Marina Gelmini, scacchista non vedente, che racconta il suo percorso con grande passione:

«Ho iniziato a giocare circa dieci anni fa, grazie a Claudio Levantini, che insieme a un’altra socia organizzò il primo corso qui a Milano. È stata un’occasione preziosa: da non vedente ho potuto imparare un gioco che desideravo da sempre.»

Con il tempo, gli scacchi sono diventati per lei molto più di un passatempo: «Mi hanno stimolata tantissimo. Anche grazie all’informatica oggi posso giocare online quando voglio, anche se incontrarsi di persona resta sempre un’esperienza più bella.»

Marina ha partecipato già alla primissima edizione del torneo “al buio”, nel 2024: «La formula studiata per il torneo prevede che tutti giochino bendati ed è stata pensata per mettere tutti sullo stesso piano, così non vedenti, ipovedenti e vedenti giocano nelle stesse condizioni. È una scelta che rende la competizione più equa e anche più significativa.»

Giocare senza vedere richiede un approccio diverso: «La scacchiera è speciale: alcune caselle sono in rilievo e i pezzi si distinguono al tatto. Devi toccare continuamente la posizione per fissarla nella mente e decidere la tua strategia. È un lavoro costante di concentrazione e memoria, un piccolo errore ti può costare l’intera partita.»

E le emozioni? «Tantissime. Prima di tutto il divertimento, ma anche l’ansia, che bisogna imparare a gestire. Basta una piccola distrazione per perdere un’occasione. Quando gioco sento l’adrenalina: le mani mi si raffreddano, proprie sulla punta delle dita, cosa che diminuisce la percezione del tatto e accresce la difficoltà, e a volte si suda per lo sforzo mentale. È un continuo intreccio di strategia e sensazioni, ma è proprio questo il fascino del gioco.»

Un torneo unico nel suo genere che, anche nelle emozioni raccontate da Marina, dimostra come gli scacchi possano diventare un linguaggio universale, senza barriere, oltre che uno straordinario esercizio di strategia e concentrazione.

di Laura Fortugno

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Luce Magazine, Notiziario dell'Istituto dei ciechi di Milano

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