Pubblico che assiste all'evento Una storia milanese presso Villa Mirabello

«Ho chiesto al tassista di portarmi a Villa Mirabello e mi stava accompagnando in piazza Mirabello. Neanche lui conosceva questo posto!».

Così il giornalista del Corriere della Sera Giangiacomo Schiavi è intervenuto all'incontro pubblico “Una storia milanese”, ospitato mercoledì 17 giugno dalla Fondazione Villa Mirabello ETS presso la storica sede. Un episodio curioso ma significativo, che racconta bene il paradosso di un luogo straordinario, sopravvissuto a oltre cinque secoli di storia milanese, eppure ancora largamente sconosciuto alla maggior parte dei cittadini.

Ed è proprio a questa lacuna che intendono porre rimedio il nuovo video-documentario dedicato alla Villa e il volume di prossima pubblicazione “Una storia milanese”, presentati nel corso di una partecipata serata che ha visto la presenza di circa duecento persone nella suggestiva cornice del complesso storico.

Villa Mirabello è una importante testimonianza dell'architettura rinascimentale milanese ed è un luogo che, nel corso dei secoli, si è trasformato profondamente: da residenza di campagna voluta nel Quattrocento da Pigello Portinari a centro di accoglienza e reinserimento sociale per le persone cieche. La Villa rappresenta insomma una pagina significativa della storia civile e solidale della città di Milano.

Nel suo intervento, il presidente della Fondazione Rodolfo Masto ha sottolineato il valore di un patrimonio che appartiene all'intera comunità milanese. Far conoscere Villa Mirabello significa infatti restituire alla città un luogo di grande bellezza, ricco di storia e di significato sociale, nato e cresciuto grazie a quella generosità ambrosiana che ha saputo tradurre la solidarietà in opere concrete a favore dei ciechi.

Particolarmente apprezzati gli interventi di Enrica Panzeri, responsabile dell'Archivio storico dell'Istituto dei Ciechi di Milano, e di Melissa Tondi, responsabile del Museo Louis Braille, che hanno ricostruito con rigore e passione le vicende della Villa dalle origini rinascimentali fino alle trasformazioni che ne hanno segnato i secoli successivi. Le loro relazioni hanno evidenziato il ruolo svolto da importanti figure della storia milanese come quella dell'architetto Luca Beltrami, protagonista fondamentale della riscoperta novecentesca del complesso. Fu proprio Beltrami, tra i primi a comprenderne il valore storico e artistico, a promuoverne la tutela in un periodo in cui il destino della Villa appariva tutt'altro che scontato.

Uno dei momenti più intensi della serata è stato l'intervento del professor Alvise Taglietti, vicepresidente della Fondazione e tra gli ultimi ciechi di guerra ancora viventi. Attraverso il racconto della propria esperienza personale, Taglietti ha riportato il pubblico agli anni in cui Villa Mirabello rappresentava una vera e propria comunità di accoglienza per uomini che la guerra aveva privato della vista e spesso anche di una prospettiva di vita.

Al centro della sua testimonianza è emersa la figura di monsignor Edoardo Gilardi, direttore della Casa di Lavoro e Patronato per i Ciechi di Guerra dal 1920 al 1962. Cappellano militare durante il primo conflitto mondiale, congedato in seguito a una ferita riportata a una gamba, Gilardi dedicò la propria vita alla ricostruzione umana e sociale dei reduci ciechi.

Taglietti ha ricordato il suo straordinario carisma e la capacità di creare una comunità fondata sul rispetto reciproco e sulla fraternità. A Villa Mirabello convivevano infatti persone che fino a pochi mesi prima si erano trovate su fronti opposti della guerra civile: ex partigiani e soldati della Repubblica Sociale Italiana. «Il tuo nemico diventa tuo fratello» era una delle espressioni che Gilardi amava ripetere. Grazie alla sua guida, uomini segnati dalla guerra impararono a vivere insieme, superando rancori e divisioni. Gilardi comprese inoltre che l'assistenza non poteva limitarsi al sostegno materiale, ma doveva favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle persone. Per questo promosse laboratori e attività artigianali nei quali i ciechi di guerra potevano apprendere un mestiere, recuperare autonomia e contribuire alla vita della comunità. Dall'impagliatura delle sedie alla realizzazione di cestini in vimini e altri manufatti, il lavoro diventava uno strumento di dignità personale e, al tempo stesso, una risorsa per sostenere economicamente la struttura.

Accanto alla memoria storica, la serata ha offerto anche uno sguardo sul presente e sul futuro della Fondazione. I dati del Bilancio Sociale 2025 mostrano infatti un'attività in costante crescita, in particolare attraverso il progetto OLTRE – Ri-Conoscere la persona, che offre ascolto, orientamento e supporto a famiglie e persone con disabilità. Un impegno che prosegue la missione originaria della Fondazione, adattandola ai bisogni contemporanei.

A raccontare per immagini questo percorso tra passato e futuro è stata la presentazione del nuovo video-documentario “Una storia milanese”, momento clou della serata. Il filmato è stato realizzato da Enrico Rotondi e Piero De Vecchi e rappresenta uno strumento prezioso per far conoscere a un pubblico sempre più ampio un luogo che custodisce una parte importante della memoria di Milano e della sua vocazione filantropica.

Una memoria che non appartiene soltanto al passato, ma continua ancora oggi a operare e dare i propri frutti tra le antiche mura di mattoni rossi della Villa.

Marco Rolando

powered by social2s

Luce Magazine, Notiziario dell'Istituto dei ciechi di Milano

Testata giornalistica registrata dal Tribunale di Milano - Registro Stampa N. 337 del 25/10/2013