I nostri benefattori - Antonio Gargantini (1733 - 1844)

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Ritratto di Antonio gargantini Antonio Gargantini, nasce il 1° marzo 1773, da Ferdinando e Giulia Carissimi e fratello di Cesare e Vincenzo. Di professione banchiere, insignito nel 1815 dell'Ordine dello Speron d'oro nonché sostenitore dell’arte, fu il primo benefattore ad essere effigiato dal pittore Francesco de Magistris per la nascente “Quadreria dei Benefattori”, voluta dal padre fondatore Michele Barozzi.

La donazione “[…] fu la prima elargizione della beneficienza milanese alla giovanissima istituzione e servì a costruire la base della sua odierna cospicua consistenza patrimoniale dovuta, in maggior parte, alla continua e sempre più viva simpatia della cittadinanza per l’Istituzione stessa ora assurta fra le maggiori del genere del regno[…]”[1].

Morto l’8 marzo 1844 a 71 anni, sotto la parrocchia di S. Fedele a Milano, fu inumato nel cimitero di Vimercate. Il 14 marzo 1844 l’avvocato Antonio Gargantini, nipote e omonimo del benefattore, scrisse al ragionier Barozzi facendosi: “interprete delle benefiche intenzioni del or defunto mio Zio Cav. Antonio Gargantini, di mia volontà assegno all’Istituto dei Ciechi tanto saviamente diretto da V. S. la somma di milanesi abusive lire 6.000”[2].

Lettera del nipote di Antonio GargantiniA seguito della donazione, Barozzi incarica il pittore Francesco De Magistris di eseguire il ritratto del benefattore, che, realizzato in soli quindici giorni, viene consegnato all’Istituto il 31 maggio seguente. Il benefattore è raffigurato seduto su una poltrona rivolto di tre quarti verso lo spettatore. Alla sua sinistra, appoggiato su un tavolino, un foglio di giornale e un’arma da taglio. Al di sotto, a mo’ di iscrizione, è collocato un foglio carta spessa con su scritto a puntini in rilievo con caratteri comuni latini la frase gratulatoria: “AL AVV. ANTONIO GARGANTINI MORTO L’8 MARZO 1844 I CIECHI RICONOSCENTI”.

Il 15 giugno 1844 l’economo Valagussa giudica il dipinto nei termini seguenti: “da alcuni artisti da me personalmente sentiti è ritenuto di merito sia dal lato del disegno come da quello dell’esecuzione”. Il pittore, al quale l’economo aveva fornito la tela e il telaio, viene pagato con otto pezzi d’oro da diciassette franchi e venti centesimi ciascuno, corrispondenti a duecentoventiquattro lire milanesi.

Dello stesso benefattore è stato eseguito un altro dipinto coevo dal pittore Antonio Gualdo per l’Ospedale Maggiore – Ca’ Granda sempre per volontà del nipote[3].

di Melissa Tondi
Responsabile Beni Culturali


[1]“Raccolta quadri benefattori dati d’archivio dalla fondazione in ordine cronologico (cominciato il 1° febbraio 1939 e terminato il 4 dicembre 1939)” a firma “l’archivista Inti” (ASCMI, Amministrazione, Gestione risorse strumentali, Patrimonio artistico (quadri, sculture e lapidi), b. 1, fasc. 7

[2] Figlio del fratello Cesare, l’avvocato Antonio Gargantini, anch’esso benefattore dell’Istituto e dell’Ospedale Maggiore fu mecenate e amante dell’arte.

[3] Si veda scheda al link: http://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/3n110-00065/

 

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