Custodire e raccontare: un bilancio di esperienze nella gestione del patrimonio culturale dell'Istituto

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Foto di beni culturali e interventi di restauro

Giovedì 24 giugno l’Istituto dei Ciechi di Milano parteciperà a un convegno sul patrimonio culturale organizzato da Regione Lombardia, nel quale si parlerà delle diverse esperienze di gestione dei beni culturali in Lombardia partendo dalla catalogazione tramite applicativo SIRBeC. Sarà un’occasione importante per raccontare, in un contesto specialistico, le attività dell’Ente nell’ambito della tutela dei beni culturali.

A partire dagli anni Duemila il patrimonio culturale dell'Istituto dei Ciechi è stato oggetto di una rinnovata attenzione, che si è espressa con sistematici interventi di restauro dei beni artistici e degli ambienti, con il riordino delle carte d'archivio e con la promozione di eventi e visite guidate aperte al pubblico.

Nell’ultimo anno, con la sospensione delle visite a causa della pandemia, si è accentuata la spinta verso la digitalizzazione di parte del patrimonio, in particolare dei documenti d'archivio, per esplorare forme di comunicazione innovative rivolte anche al pubblico non specializzato.

convegno-reg-lombPic01«Il patrimonio storico-artistico dell’Istituto – spiega Melissa Tondi, responsabile dei beni culturali dell’Istituto - è composto da elementi numerosi e piuttosto eterogenei. Cuore della raccolta sono i 190 dipinti che ritraggono i benefattori dell’Istituto, ai quali si aggiungono tele del Seicento, dipinti degli esponenti della Scapigliatura, mobilio di pregio proveniente dai lasciti, sculture e strumenti utilizzati in passato nella didattica o nei concerti. Tra questi, il grande organo monumentale di Sala Barozzi, tornato a suonare dopo un imponente lavoro di restauro».

Una tale varietà e ricchezza di elementi richiede però uno sforzo congiunto di archivisti e storici dell’arte per dare organicità alla collezione, per stabilire relazioni tra i vari pezzi e costruire un racconto significativo. L’obiettivo dell’Ente è infatti rendere sempre più fruibile la raccolta non solo agli studiosi ma anche a fasce di pubblico più ampie.

L’Istituto dei Ciechi, sotto la guida di Rodolfo Masto, persegue da tempo una politica di conservazione e tutela dei beni storico artistici. Un primo importante riconoscimento di questo sforzo è arrivato nel 2009, quando Regione Lombardia ha attribuito alla collezione lo status di “Raccolta Museale”.

«L’impegno dell’Istituto in questi anni - spiega Tondi – si è concentrato verso il risanamento conservativo della Sala Barozzi. Successivamente ci si è concentrati sul restauro sistematico dei dipinti presenti in quadreria, degli strumenti musicali antichi, dei libri in braille di fine Ottocento realizzati dalla stamperia, per arrivare al restauro dell’Organo monumentale Balbiani Vegezzi Bossi, uno dei più importanti della città. Va precisato che tutto questo è stato possibile anche grazie al sostegno di Regione Lombardia».

Parallelamente è stata portata avanti un’azione di riordino e valorizzazione dell’Archivio storico dell’Ente, che conta circa 1000 pezzi tra buste e registri relativi al periodo tra la fondazione nel 1840 e il 1980.

Foto di Enrica PanzeriL’archivista Enrica Panzeri gestisce da quasi vent’anni questi documenti. Con grande passione si è presa cura di queste carte antiche, occupandosi tra l’altro di caricare l’inventario sulle piattaforme istituzionali regionali (Archimista) e nazionali (SIUSA e SAN). Adesso è convinta che «senza la digitalizzazione non si va da nessuna parte». Dice Panzeri: «L’Archivio storico costituisce una fonte preziosa per ricostruire le attività dell’ente a partire dalla sua fondazione, ma anche per documentare quel capitolo della storia milanese che riguarda l’assistenza e la filantropia. Gli studiosi, attraverso gli inventari dei sistemi informatici istituzionali, possono ora individuare online se nel nostro Istituto ci sono materiali di interesse per le loro ricerche. E infatti, le richieste di accesso ai documenti sono in continuo aumento».

Oggi, il cambio di abitudini provocato dalla pandemia ha dato un ulteriore impulso ai processi di innovazione digitale. Citiamo alcuni esempi: il progetto “Archivio Meraviglioso” finanziato da Fondazione Cariplo, che ha fra gli obiettivi rendere fruibili i documenti a fasce di pubblico più ampie rispetto alla cerchia degli addetti ai lavori; le biografie diffuse tramite la newsletter settimanale sui personaggi legati alla storia dell’Istituto; il recente podcast sulla vita degli allievi di via Vivaio pubblicato per Archivissima 2021.

L'attività di comunicazione sui canali digitali si è tradotta così in un significativo aumento delle richieste di consultazione delle carte d’archivio da parte di studenti, ricercatori e scrittori, tanto da quadruplicare gli accessi rispetto al 2018. Di conseguenza sono aumentate le pubblicazioni a carattere storico che fanno riferimento a episodi o personaggi legati all’Istituto.

È intenzione dell’Ente proseguire nello sforzo di conservazione e tutela del proprio patrimonio, puntando a sfruttare sempre di più le nuove opportunità digitali per progettare percorsi didattici inclusivi e stimolanti per il pubblico.

Siamo convinti infatti che valorizzare i beni culturali non significhi soltanto promuovere la propria immagine o rivendicare un ruolo centrale nella storia dell’educazione dei ciechi, ma anche diffondere quei valori di appartenenza e di solidarietà che aiutano a rinsaldare i legami di una comunità. Cosa davvero importante in periodi di cambiamento come quelli che stiamo attraversando.

Marco Rolando

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