Toccare il tempo

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I programmi scolastici parlano di campi di esperienza, nei cui ambiti il docente si muove con osservazioni sistematiche, proposte individuali e collettive, discussioni di gruppo e la scelta ragionata delle metodologie rispondenti ai bisogni educativi dei bambini di quella determinata classe.
Quando l’intervento metodologico è centrato sul bambino l’adulto deve fargli assumere sempre un atteggiamento attivo di fronte alla realtà che lo circonda, rendendolo in grado di stabilire collegamenti fra alcune situazioni e determinate esperienze. Programmare a scuola l’apprendimento attivo del concetto di tempo e delle sue variabili richiede un piano didattico adeguato e l’utilizzo di materiali operativi specifici.
La categoria tempo porta con sé un cambiamento continuo, la stessa realtà del bambino si colloca nel suo fluire ed è soggetta ad una serie di trasformazioni.
Possiamo classificare gli avvenimenti che viviamo e sperimentiamo in “prima” e “dopo”. Diversamente dallo spazio, che ha tre dimensioni, il tempo non ha che una dimensione lineare, inversamente dallo spazio che posso percorrere in tutti i sensi il tempo può essere percorso in un solo senso.
La nozione di temporalità si costruisce nel bambino partendo dall’“io tempo,” come la categoria spazio a esso collegata si forma dall’“io spaziale”.

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In altre parole è solo vivendo esperienze dirette e verificando attivamente le trasformazioni spazio temporali che il bambino giunge ad avere l’idea di tempo e comprendere i termini prima - dopo – adesso. Il concetto di tempo però non è sempre di facile comprensione per i bambini. Occorre strutturare occasioni educative per stimolarli a riflettere sui diversi aspetti che esso assume: l’ordine dei suoi avvenimenti, la contemporaneità e le successioni, la durata e gli eventi ciclici della realtà.
Queste opportunità sono offerte dalle scansioni della vita quotidiana, dalle attività giornaliere in classe (compresi la lettura di racconti, il gioco simbolico, le drammatizzazioni, in cui sono presenti elementi temporali), ma anche e soprattutto dall’osservazione di tutti i cambiamenti che hanno luogo nel vicino ambiente naturale.
Il tempo passa, ma può essere più facilmente percepito quando scorre in una realtà fisica che si trasforma, ove il prima e il dopo sono quantitativamente diversi e più facilmente distinguibili. È sicuramente più semplice per il bambino comprendere il concetto di prima e di dopo sperimentando la crescita di un seme che osservando un sasso nel giardino.
È dunque sulle trasformazioni che si verificano in natura o in un contesto artificiale creato dall’uomo che l’educatore deve porre la sua attenzione.
Scegliere modificazioni che il bambino può facilmente controllare e manipolare.
Occorre promuovere nel bambino la consapevolezza che gli eventi che si svolgono nel mondo naturale non sono isolati, ma sono in relazione fra di loro: i semi piantati da loro in classe producono una nuova pianta, successivamente i fiori si trasformeranno in frutti. E’ proprio analizzando e manipolando le realtà in trasformazione che il bambino giunge ad avere una prima intuizione del tempo.
Le variabili prima e dopo devono essere concretizzate attraverso l’esplorazione del fiore prima in boccio e dopo, quando è fiorito; il seme piantato che diventa piantina; l’ascolto dapprima della pioggia che scende e poi sentire che è spuntato il sole.
L’educatore, proponendo adeguate modalità didattiche operative, aiuta il bambino a strutturare le sequenze spazio-temporali e a creare un quadro temporale di riferimento che gli permette la corretta comprensione della successione degli avvenimenti.

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Per continuare ad alimentare nel bambino disabile visivo la curiosità cognitiva che gli permette di conquistare la categoria di tempo l’educatore deve:
• partire sempre dalla conoscenza concreta del bambino, dal suo vissuto: dalla festa di compleanno, dal Natale con l’allestimento del presepio, dall’inizio della scuola…
• rendere il bambino curioso nel rapporto con la realtà, con le cose, stimolarlo a diventare un “bambino dei perché”;
• aiutare il bambino a organizzare le esperienze logiche temporali vissute per trasformarle in sapere;
• sollecitare il bambino a socializzare le esperienze che lo vedono protagonista degli avvenimenti temporali;
• utilizzare materiali didattici specifici per il completamento dell’apprendimento concreto attraverso schede logiche illustrate e leggibili tattilmente.
I materiali didattici infatti permettono e facilitano l’astrazione delle categorie spazio-temporali e occupano nella didattica un ruolo fondamentale.
Per favorire questa costruzione logica il Centro di Consulenza Tiflopedagogica dell’Istituto dei Ciechi ha ideato, all’interno del Laboratorio Materiali Didattici, un itinerario metodologico, una raccolta di schede operative spazio-temporali elaborate e costruite per risponde agli obiettivi definiti nel Piano Educativo Individuale del bambino disabile visivo.
Le immagini a rilievo selezionate e presentate ampliano e consolidano il concetto astratto, le consegne e le domande stampate sia in nero che in braille stimolano il bambino a fare confronti tra il vissuto presente e gli eventi trascorsi. La scritta in doppio codice favorisce una costruttiva condivisione con i compagni vedenti e permette un lavoro paritario nel gruppo classe.
Per rispondere il bambino deve utilizzare la memoria, imparare a costruire sequenze e a collocare gli avvenimenti in un continuum temporale. Le tavole tattili lo agevolano a riorganizzare mentalmente le esperienze vissute e a riconoscerle nelle situazioni rappresentate. Può completare, come i compagni di classe, le pagine illustrate della raccolta, individuare e collocare gli elementi mobili nella corretta posizione per poter collegare adeguatamente gli avvenimenti: il pranzo è a mezzogiorno – vado a letto alla sera - in inverno cade la neve - il mese di maggio è in primavera…
Completa e arricchisce la raccolta una Guida esplicativa che fornisce all’educatore e all’insegnante il corretto metodo di utilizzo, definisce gli obiettivi e suggerisce ulteriori itinerari didattici.

 
 

Paola Bonanomi
Responsabile Centro di Consulenza e ricerca Tiflopedagogica per la disabilità visiva nell’età evolutiva

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