«Sembra un sogno, anzi è un sogno!»

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Ritaglio della locandina del cortometraggio Notturno

A molte persone non vedenti piace andare al cinema. È un fatto ben noto a chi è dell’ambiente e in sala ci siede accanto dandosi ogni tanto qualche informazione con un filo di voce. Gli altri spettatori in sala potrebbero stupirsi e incuriosirsi nel vedere persone cieche accanto a loro, chiedendosi da dove venga questo amore per il cinema. È una domanda spontanea.

Le ragioni per godere del cinema sono le più varie, ognuno ha le sue. Si può dire che è bello ascoltare delle storie che si possono raccontare con le immagini, con le voci e i dialoghi, con la colonna sonora e con i rumori che sottolineano il cambio d’ambiente e le azioni. E poi, ascoltare e vedere un film in sala non è come in casa. Ci sono però altre ragioni, più soggettive e personali, consapevoli e inconsapevoli, visibili e invisibili che spingono le persone che non vedono ad ascoltare storie e a cercarne altre sempre diverse per proiettare tra le immagini e i suoni di altri, un loro sogno o un loro desiderio spesso inconscio.

Così è successo che l’autunno scorso, Fatima, una giovane regista comasca, è arrivata all’UICI, col desiderio di confrontarsi con un ambiente a lei sconosciuto e che però le sembrava, sulla base delle sue letture di Oliver Sacks, le potesse offrire spunti interessanti, suggestioni e frammenti di storie da intrecciare alla sua immaginazione e alla sua sensibilità.

La regista proponeva a Maria Rosaria De Filippis e a Rosaria Girotti alcuni incontri centrati sul tema della bellezza in relazione al corpo, agli oggetti, all’arte e anche in senso concettuale e metafisico. Il tema era intrigante, direi di più, complesso e labirintico, però le “Rosarie” ne fiutarono subito il profumo e accettarono.

In poco tempo, intorno a Fatima si formò un gruppo di donne non vedenti, curiose e piene di energia: Claudia, Carmen, Elisabetta, Filippa, Florinda, Laura e Rosaria.
Sono stati pochi incontri, intensi e ricchi di espressione libera e originale, supportati da un training di yoga della voce curato da Gabriele Romanelli, in uno spazio messo a disposizione dall’Istituto dei Ciechi di Milano.

Siamo state molto bene insieme, però, come era prevedibile, ci siamo perse nel labirinto e il tema di partenza è andato un po’ alla deriva. Poi il gruppo si è sciolto, forse per noi il percorso era finito. Ci siamo lasciate con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza densa, gradevole e un po’ curiosa. Andando così alla deriva, avevamo lasciato affiorare dei contenuti personali, originali, a volte surreali e onirici, li avevamo affidati alla memoria del gruppo, all’energia positiva nella quale eravamo immerse e alla bocca di un microfono. Che cosa sarebbe successo dopo, certo non lo potevamo prevedere.

Fatima aveva raccolto e rielaborato quella nostra energia, quell’espressività libera e spontanea intrecciandola alle immagini e ai suoni con delicatezza e con un tocco di quella sua sensibilità particolare. Il risultato è arrivato all’improvviso.

Il cortometraggio “Notturno” è stato selezionato per la mostra del Cinema di Venezia 2016 nella rassegna Sic@Sic (Settimana internazionale della critica).

Il corto della durata di 15 minuti è stato proiettato nella sala Perla. Per noi, sedute in prima fila, è stata un’emozione forte e una gioia travolgente. Tenevo per mano Carmen e le sussurravo: «Sono le nostre voci, sembra un sogno, è un sogno!»

Sala da 400 posti tutti occupati, poi la presentazione, Fatima sul palco intervistata dal direttore della Settimana della Critica e alla fine gli applausi.
Ci auguriamo di poter vedere e ascoltare insieme “Notturno” nella rassegna Filmmaker, a novembre a Milano.
Grazie Fatima! E grazie all’Unione e all’Istituto!
Claudia Consonni

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