Due occhi per chi non vede

Postato in Storie

Otto mesi di esercizi e di impegnativo lavoro con l’istruttore saranno necessari a Fiona per prepararsi al difficile compito che l’aspetta: prestare i suoi occhi a chi non può usarli, per accompagnarlo in ogni momento della sua vita, negli spostamenti fra i labirinti delle vie cittadine così come nel difficile cammino verso la piena integrazione.

Fiona dovrà fare evitare al suo futuro padrone tombini lasciati aperti sui marciapiedi, farlo fermare prima di un incrocio o evitare un ciclomotore improvvidamente posteggiato sul marciapiede, aspettarlo docilmente mentre è al lavoro o a scuola prima di riprendere il cammino verso casa. I cani guida permettono a molti non vedenti di raggiungere piena autonomia negli spostamenti. Non è un caso che l'ultima Giornata Nazionale del Cieco, celebrata presso l’Istituto di Milano, sia stata dedicata a questi animali che rendono un importantissimo servigio all'uomo. Naturalmente il cane guida per essere efficace deve avere alle spalle un addestramento eseguito da professionisti.

Un’eccellenza italiana

Uno dei più importanti centri di addestramento cani guida italiani, a cui si rivolgono anche molti non vedenti seguiti dall’Istituto, è quello dei Lions Club a Limbiate. Ogni anno questa struttura prepara cinquanta cani guida per non vedenti, grazie al lavoro di un team di professionisti impiegati a tempo pieno.
Fra questi c'è Luisa Cattaneo, che incontriamo mentre sta insegnando a Fiona come affrontare un attraversamento pedonale. Da 32 anni svolge questo mestiere e nella sua vita ha addestrato più di 350 cani guida. “All'istruttore i cani si affezionano molto” racconta Luisa “ma quando vengono dati alla persona che non vede, si instaura un rapporto ancora più bello. Noi consigliamo sempre che la persona cieca affronti prima un corso di mobilità e orientamento, in modo da raggiungere più velocemente l'affiatamento con il cane. Avere di fronte cane e padrone che procedono insieme è uno spettacolo. Si muovono come una cosa sola e reciprocamente si capiscono, il cane sa di essere responsabile del non vedente”.
Il Servizio cani guida di Limbiate nasce nel 1959 per iniziativa di Maurizio Galimberti, pilota dell'aviazione italiana rimasto cieco durante la Seconda guerra mondiale. Grazie alla personale esperienza con un cane guida addestrato in Germania, capisce l'importanza di questa modalità per riacquisire autonomia da parte dei disabili visivi. Fonda così il centro nel quartiere Gallaratese di Milano, su un terreno concesso dal Comune. L’espansione edilizia della città durante gli anni Sessanta farà sì che la sede si sposti Limbiate. Negli anni il centro cresce e, grazie al lavoro dei fondatori, diventa un'eccellenza italiana, con una superficie di 25mila metri quadrati, 14 dipendenti, 72 box per i cani, un ambulatorio veterinario, un auditorium per iniziative benefiche, alloggi per non vedenti e due grandi campi addestramento. Tutto ciò permette ogni anno di fornire gratuitamente circa cinquanta cani a non vedenti che ne facciano richiesta. Il costo per l'addestramento di ogni cane guida si aggira intorno ai 12mila euro e le spese di gestione della struttura sono ingenti. Ma i club dei Lions riescono a mettere insieme le risorse necessarie per dare gratuitamente i cani a chi ne ha bisogno.
Oggi a guidare il centro è il presidente Gianni Fossati, un imprenditore che ha saputo dare un ulteriore impulso all’opera iniziata da Galimberti. A più di cinquant’anni dalla fondazione qui sono stati addestrati e consegnati più di duemila cani guida ad altrettanti non vedenti.

cani guida limbiatePic01cani guida limbiatePic02cani guida limbiatePic03cani guida limbiatePic04

Per favore non distraetelo!

“Prima di ricevere il cane, le persone non vedenti vengono ospitate nel centro in alloggi appositamente predisposti” racconta ancora Maria Luisa Cattaneo “è importante infatti che il nuovo padrone impari a tenere il giusto comportamento con il cane”. È necessario conoscere le necessità del cane, gli orari di uscita. Bisogna che il padrone gli insegni che non deve rubare il cibo, soprattutto quando si è a tavola, a non salire sul letto o sottrarre le ciabatte. È necessario tenere un atteggiamento fermo, perché i cani capiscono molto bene quando possono eventualmente approfittare di certe situazioni.
“Anche le persone che incontrano per la strada un cane guida dovrebbero comportarsi correttamente” dice Mara Luisa “Non devono accarezzarlo né chiamarlo, perché potrebbe distrarsi dal suo compito. E neppure è una buona idea mettersi davanti al cane per vedere se ti evita”.

Puppy walker

Parte integrante della formazione dei cani è il progetto “Puppy Walker”, durante il quale si affida provvisoriamente il cucciolo a una famiglia per fargli sviluppare armoniosamente la sua personalità. Il giovane cane deve fare esperienza di situazioni con le quali si troverà ad agire durante il suo ruolo, imparando a non reagire negativamente con distrazioni, aggressività, con eccessiva remissività o timidezza. Il periodo dura circa un anno, trascorso il quale, se vengono superati una serie di esami medici (radiografie di anca e gomito, esami cardiologici, vaccinazioni), inizia la specifica fase di addestramento. I cuccioli vengono affidati alle famiglie a partire dai tre mesi di vita ed è importante che queste vengano informate sul delicato compito che si trovano a svolgere. Esistono infatti norme per socializzare correttamente il cane: non farlo salire sul letto, non dargli da mangiare quando si è a tavola. Il cucciolo non va lasciato solo per troppe ore e possibilmente bisogna fare esperienza con lui delle molteplici situazioni che andrà ad affrontare durante questo delicato compito. Chi lo tiene deve avere uno stile di vita che permetta di fare esperienze positive, come ad esempio attendere in un ufficio postale, salire sui mezzi pubblici, entrare in un bar o stare in un ristorante. Questo tipo di esperienze sono importanti per formare un carattere disinibito, forte, che non subisce stress e paure.
La famiglia da parte sua deve essere preparata, soprattutto alla fase del distacco. L’adozione a termine è insomma un gesto profondamente altruistico, perché bisogna accettare di distaccarsi dal cane a cui ci si affezionati, per lasciarlo a chi più ne ha bisogno.

I protagonisti

Le razze che vengono addestrate sono sostanzialmente tre: labrador, golden retriever e pastore tedesco. Non tutti risultano idonei a svolgere il delicato compito della guida. Possono insorgere problematiche di tipo fisiologico come la displasia dell’anca. Oppure possono esservi componenti caratteriali che ostacolano il corretto svolgimento del compito. Può accadere ad esempio che il cane prenda il sopravvento nella relazione con il padrone e diventi il capobranco. Così ne approfitta e si distrae con gli altri cani. Negli altri casi la competenza degli istruttori e le qualità caratteriali di queste razze fanno sì che il processo di addestramento volga a buon fine. Si inizia con il periodo di affiatamento, durante il quale il cane si affeziona all’istruttore. Dura due o tre settimane e pone le fondamenta per il successivo addestramento. Il cane prende confidenza e si abitua ad avere la “guida”, l’imbragatura a cui è collegata la maniglia che dovrà tenere in mano la persona non vedente. Le varie prove del campo a ostacoli sono le scale aperte, gli scalini, i tombini aperti… Quindi si passa alla vita reale dove tutto è più difficile con il traffico, i passanti e altre mille distrazioni. Al termine dell’addestramento l’istruttore indossa occhiali scuri e si affida totalmente al cane. Un modo per comprendere se il cane è pronto al proprio compito, ma anche per sentirsi solidali con i futuri padroni, che desiderano conquistare la propria autonomia nonostante la difficile condizione della cecità.

 

Questo sito o gli strumenti installati forniti da terze parti si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy.

Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione si acconsente all'uso di cookie.