#PassatoPresente - Quando i carrarmati inglesi occuparono i cortili dell’Istituto

on . Postato in Storia
Passato presente. I bollettini storici dell'Istituto

La facciata dell'Istituto dei Ciechi danneggiata dai bombardamenti del 1943Coloro che hanno letto il Nuovo Corriere della Sera del 7, si saranno allietati con noi, apprendendo la avvenuta derequisizione del vasto locale e la totale liberazione di questa casa da parte delle truppe britanniche occupanti. Siamo grati assai alla redazione del giornale milanese, il quale volle con squisita gentilezza ed evidente simpatia a questa Istituzione richiamarle l'attenzione del pubblico su «i segni rimasti della lunga requisizione ed ancora più quelli della violenta offensiva aerea, di cui il pacifico istituto era prima stato innocente bersaglio».
Evidenti sono prevalentemente questi ultimi: è vero! — ma più gravi di danni e meno apparenti sono quelli prodotti dalla truppa qui di stanza, incurante di quanto non era di loro proprietà: non è visibile il mobilio mancante; invisibile è pure il danno recato ai pavimenti di legno pregiato sempre puliti con abbondanti abluzioni di acqua, nonostante i richiami e le preghiere; chi, fra qualche decina di anni, dovrà provvedere alla sostituzione, non ricorderà forse questa tra le tristissime eredità; i fili elettrici occultati nei muri furono bruciati da inesperti operai, molti rubinetti furono asportati; vaschette in fin clair spezzate; non continuiamo l'elenco degno solo di oblio e di lacrime.

La incursione del 13 agosto del 1943 aveva provocato certo danni molti rilevanti. Furono riparati per la parte più necessaria: tetto, portineria, appartamento e uffici del primo piano, nonostante le aspre critiche di chi sa molto chiacchierare e nulla fare; e fu un bene, non solo dal punto di vista del senno di poi, come si può facilmente intuire. Parecchie centinaia di metri quadrati di vetro mancano; qualche lastra di vetro di larghe dimensioni rimasta intatta dalla incursione, ed ora mancante o spezzata la si deve «ai biondi guerrieri»; gli organi sono sinistrati; molte centinaia di migliaia di lire varranno a rimetterli in efficienza [ma] riporteremo anche il Grande Organo del salone centrale, gloria dei fratelli Balbiani, e vanto per Milano, perché forse, nonostante i 25 anni di vita superata, resta per la fonica uno dei migliori della nostra città, e potrà, se qualche anima buona vorrà legare il suo nome alla riparazione, come i Signori Tosi lo hanno legato alla sua costruzione e per molti anni ancora «esprimere il fascino della sua grave voce armoniosa».

 

Un locale interno dell'Istituto con le vetrate distrutte dai bombardamentiIl salone aveva perduto la sua spirituale, aristocratica fisionomia; non riecheggiava più di soavi melodie evocate con squisito senso di arte ; non si era trasformato in refettorio per “la esotica truppa” ; peggio : era divenuto un volgare salone da ballo, perché il «bisogno di divertire la truppa sta sopra ogni considerazione morale». Così era stato risposto al Rettore che in quattro lettere aveva esposto chiaramente le considerazioni morali che sconsigliavano tale profanazione.

Il nostro programma? Che contate di fare? È la domanda assidua che ci rivolgono. Ecco: contiamo di riprendere in marzo, coi primi tepori primaverili, la vita consueta di lavoro; di richiamare tutti, riaprire al completo le nostre scuole letterarie elementari e di avviamento professionale; le scuole musicali, interrotte per mancanza di strumenti e di spazio a Caravate; le scuole di lavoro, vimini, maglieria a mano ed a macchina; la scuola materna, e cioè l'asilo Vitali; Casa Famiglia Stoppani; tutti desideriamo ardentemente di richiamare nella grande sede.

Ora la garrita rossa è scomparsa [...]; scomparso è pure il cannone enorme e spaventoso al posto della aiuola innocente e confortante che sorrideva davanti all'ingresso, […]non ci sono più i cannoni, le autoblinde, i carri armati, che occupavano per intero tutti i cortili e giardini e nei loro movimenti maldestri offendevano con evidenti cicatrici zoccoli di marmo e colonne di granito, frantumando lastroni di vetro che dal porticato davano un lembo di luce al cantinato; le aiuole dei giardini antistante e retrostanti, sacrificate a queste tristi esigenze del dopoguerra ritorneranno ad allietare con la loro gentile poesia il clima greve di questa casa, che vuol essere gaia, lieta, allegra, ridente, come sono piene di letizia le voci innocenti degli alunni, che in legittime pacifiche ricreazioni cercano sollievo e conforto alla loro non lieve fatica.

Tutto sarà dimenticato!

E servirono a dimenticare e serviranno a donarci non esiguo conforto gli atti di generosa solidarietà che ci ammoniscono quanto grande è il cuore umano. [...]Non hanno voluto far conoscere nè il nome, nè l'indirizzo; nulla. È vero! Il premio è nella gioia di aver compiuta un'opera buona, di sapere che questi figliuoli potranno avere una vita meno disagiata in conseguenza della loro generosità. Ma se si fossero presentati personalmente al Rettore avrebbero sentito nel calore della stretta alla mano benefica e nel bacio alla medesima tutta la commossa riconoscenza di questa comunità intera che vive nel suo rettore, come i figliuoli vivono nel padre.

Non dimentichiamo.

La mensa delle nostre figliuole ha potuto essere meno povera per la generosità dei signori Daniotti, Isella, Pisani che ci hanno donato verdura e frutta per un valore rilevante; la famiglia Rovira unita al nostro professore Angelo Scaravaggi ci ha fatto avere pacchi viveri; il sig. Franco Massironi, rappresentante di salumi di via Vivaio ha tirato un rigo sul conto di ottimo salame (Kg. 2.300) per i ciechi.

Cuore ambrosiano!

È doveroso da parte nostra questa espressione di gratitudine, questo riconoscimento di fraterna bontà; non solo, e soprattutto, perché ne siamo grati sinceramente assai, ma perché abbiamo viva la speranza in cuore che i nobili gesti possano essere eloquenti richiami. [...]Tanta affettuosa comprensione ci conforta e ci fa bene sperare! Vogliateci tutti bene così, non esaurendo il vostro affetto in buone parole. La gratitudine alla Provvidenza, che non vi ha condannato al buio eterno, dimostratelo mettendoci in condizioni di ridonare la vista a chi nel lavoro trova le soddisfazioni migliori e può corrispondere alle esigenze della vita senza umiliarsi a stendere la mano silenziosa che chiede, mentre il cuore sanguina. Orfeo con la sua musica muoveva le pietre; la bontà e la carità muove i cuori!

Testo tratto da un articolo del bollettino “Come D’Autunno”, anno IX, n. 1 GENNAIO- FEBBRAIO 1947, riadattato da Melissa Tondi, Conservatore Museale

 

Questo sito o gli strumenti installati forniti da terze parti si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy.

Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione si acconsente all'uso di cookie.