Nino Pivetta, un redattore poeta

on . Postato in Storia
Passato presente. I bollettini storici dell'Istituto

Foto di Nino PivettaNato ad Asolo in provincia di Treviso intorno agli anni Dieci e trasferitosi a Milano in tenera età, Nino Pivetta fu poeta, prosatore e drammaturgo.

Direttore del bollettino mensile dell’Istituto dei Ciechi “Alba Serena” dal 1953 al luglio del 1961, Pivetta fu uno dei protagonisti del panorama culturale milanese del secolo scorso: amico e allievo di Paolo Buzzi e Salvatore Quasimodo, affiliato fin dal 1930 all’ambiente dei Cenacoli milanesi dei Quadernisti e del Battaglio, fonda e guida fra il 1945 e il 1947 il movimento dei Camminanti [1].

Nel 1947 dà vita al Centro divulgativo d’arte con sede nel salone Barozzi dell’Istituto dei Ciechi organizzando numerosi concerti, conferenze, letture di commedie, dizioni poetiche e spettacoli di euritmia. Troviamo traccia di tale prolifica attività nei primi numeri di Alba Serena.

Il celebre poeta futurista Paolo Buzzi (1874-1956) in una recensione alla prima raccolta poetica di Pivetta (Sillabe negli spazi) sul numero di marzo 1951 di Come d’autunno, definisce il Centro una «encomiabile Palestra del Bello, del Buono e del Vero» che «non per nulla ha trovato sua degna sede presso quell'Istituto dei Ciechi creato ed animato, in ragione successoria, da spiritualissimi prelati, quali i Monsignori Vitali, Stoppani e Ghedini»[2].

L’avvicinamento di Pivetta all’Istituto dei Ciechi ebbe inizio con la sua collaborazione alla redazione del bollettino Come d’autunno (1939-1952). La pubblicazione di quest’ultimo terminò nel 1952. Fu così che, su iniziativa sua e del rettore Ghedini, l’attività di pubblicazione proseguì dando nuova vita ad Alba Serena, rivista fondata da Pietro Stoppani nel 1923 e interrotta nel 1938. Pivetta ne divenne il direttore e si occupò anche di curare la rubrica culturale e artistica: recensioni di volumi a tema filosofico e letterario affiancavano appassionate descrizioni degli eventi musicali e artistici collaterali all’Istituto.

Pivetta-Sillabe-negli-spazi180

Negli anni del dopoguerra Pivetta si dedicò alla poesia lirica, pubblicando nel 1951 la sua prima importante raccolta dall’evocativo titolo “Sillabe negli spazi”.

Ho gettato sillabe negli spazi.

Troverà la sua ascesa

questo polline d’un fiore terrestre

verso il solco che attende nel cielo?

Tutta la mia carne è stata scavata

per trasfondere in vaste azzurrità

una vita

che la poesia trascina

fuori dalle radici amare d’uomo.

Sillabe negli spazi fu soltanto la prima di numerose pubblicazioni di raccolte di liriche composte durante i successivi due decenni[3]. Oltre a componimenti ricchi di spiritualità e di immagini evocative, il poeta milanese si dedicò anche a racconti e testi da accompagnare a spettacoli musicali.

 


[1] Fra le nebbie del Navigli, giovani appassionati di poesia e arte camminavano fra le vie di periferia della città di Milano degli anni Trenta e Quaranta del Novecento portando con sé la loro poesia e la loro arte. Si tratta dei Cenacoli artistici dei Quadernisti, del Battaglio e dei Camminanti, così chiamati poiché «camminavano per nient’altro che sentirsi vivi». La loro poesia era parola viva, tesa al perfezionamento dialettico. Scavare nell’individuo alla ricerca di un superamento spirituale era la loro più alta aspirazione. Erano giovani artisti e poeti che si riunivano in circoli letterari sparsi per tutto il territorio di Milano tra bar di periferia e osterie, lontano da accademie e salotti. Si ispiravano allo spirito del movimento della Scapigliatura e si proponevano di riunire i più intraprendenti e vitali rappresentanti della gioventù per comporre e diffondere la loro arte. Nino Pivetta ce li racconta così: «Andavamo di tappa in tappa per conoscere il mondo e rifarlo da capo. Eccolo nelle nostre mani con i suoi secoli duri, ma anche l’acciaio si piega alla forza dell’amore. Siamo stati nelle piccole osterie, nelle salette buie di nascosti bar di periferia, ma intorno a noi c’era l’oro della vita che faceva ricca la nostra eloquenza. Eravamo una conventicola di sognatori, letterati e poeti. Abbiamo vissuto nelle tane di largo Cairoli, di viale Montenero, di via Carducci, nello spazio delle pareti che si aprivano all’empito di un piccolo gruppo di giovani ognuno dei quali valeva un universo per ciò che portava nel cuore». Cfr. Nino Pivetta, Tempo dei cenacoli milanesi. Racconti: quasi poesia, Edizioni Convivium Mediolanense, 1975, pp.59-82.

[2] Il poeta Paolo Buzzi recensì il libro di versi, Sillabe negli spazi di Nino Pivetta, in Come d’autunno, marzo 1951, anno XIII n. 2, p. 29

[3] Cfr. “Qualcosa ha destato le fonti, ed. Gastaldi, 1954; Il cielo a brani, ed. I Camminati, 1960; Le giornate del tempo, ed. Centro Lombardo di Poesia, 1971; Nel letto del vento, ed. Centro Lombardo di Poesia, 1974; Contro Dio, ed. Convivium Mediolanense, 1974.

Questo sito o gli strumenti installati forniti da terze parti si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy.

Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione si acconsente all'uso di cookie.