#PassatoPresente: la Casa del Cieco di Civate

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Passato presente. I bollettini storici dell'Istituto

Chiostro del cortile dell'Istituto dei CivateA Civate, sul pendio verde, confortata dalla vista del lago d'Oggiono, della sconfinata pianura Lombarda, l'antica abbazia dei Benedettini divenuta ormai la CASA del CIECO compie ben 90 anni di vita. Monsignore Pietro Stoppani, rettore dell’Istituto dei Ciechi di Milano, ebbe il merito di essere il cofondatore e il benefattore dell’istituzione in quanto affiancò efficacemente l'opera alacre e intelligente del fondatore Mons. Gilardi.

[…] Quando le forze vengono a mancare, il problema del cieco non è che un aspetto particolare dell'assistenza dovuta agli inabili al lavoro. Pertanto, fino a che il cieco può attivarsi nel lavoro, conviene fiancheggiarlo con organismi e istituti lavorativi, escluse le finalità industriali; quando non è più in grado di lavorare, giova pensare alla dimora tranquilla, che si apra ad ospitarlo in sede propria, come è giusto, trattandosi di esistenze troppo dissimili — nella vita di relazione — dalle esistenze comuni. È stato detto che per i ciechi inabili per infortunio, malattia e vecchiaia possono provvedere i ricoveri comuni[1]. Noi non siamo di questo avviso: maggior dolore merita maggior riguardo. E siccome in terra ambrosiana il bene si ama concretarlo in forme delicate e generose, parlando poco per dare ogni energia vitale ai fatti, così - strada facendo, mentre si portavano innanzi le altre opere in pro dei ciechi - eccoci giunti alla istituzione novissima, La Casa del Cieco.

La circolare che segue dice in brevità di sermone quanto basta:

Frontespizio Alba Serena Per i ciechi Milano ha fatto molto, per redimerli dall'abbandono, istruirli, educarli; ha cercato e cerca di sistemarli nella vita sociale; per i ciechi di guerra ha creato la Casa di Lavoro e Patronato; per le cieche ha fatto sorgere la Casa Famiglia. Se è vero, come non c'è dubbio, che il problema del cieco è problema di assistenza, manca una tappa a compiere il cammino: manca una «Casa» per i ciechi della vita, che non hanno pensione, perché non potevano combattere, non hanno risorse economiche proprie, essendo quasi sempre poveri; il lavoro per essi è una lotta doppia; poi ci sono gli inabili per infermità o per vecchiaia... Perché non pensare ad una «Casa del Cieco» che provveda a questa grande sventura? Così è nata l'idea; l'idea vagheggiata da pochi, si presenta in forma concreta al cuore di tutti. Due forme di assistenza: il Lavoro, affidato alla Casa dei Ciechi di Guerra, al Mirabello, in armonia fraterna coi ciechi della vita; il Riposo, che avrà stanza in una bella abbazia a Civate, nella verde tranquillità briantea, poco discosto dal paesaggio manzoniano. Questa duplice finalità «Assistenza Lavorativa - Casa di Riposo» ecco i due raggi dell'idea, i due scopi concreti che si intendono racchiusi nella divisa «Casa del Cieco». Con questa istituzione Milano, sempre alla testa di tutte le opere di bene, darà coronamento alle provvidenze per i suoi ciechi.

La circolare reca quattro firme: il Dottor Denti, nestore degli oculisti milanesi e delle Opere d'assistenza dei ciechi; il Dottor Serina, uno dei patriarchi dell'ordine dei notari, professionista consumato nell'arte sua; Monsignor Gilardi, animatore infaticato di questa nobile iniziativa pro ciechi; e Don Pietro Stoppani, che nei contrasti avuti dai tiflologhi novelli ha attinto nuove ragioni per dedicarsi al bene dei suoi ciechi, memore di un ex libris inedito ”Va per diritta via l'ingegno mio e tira via!”

Se la circolare fosse allo stato larvale di proclama, ci sarebbe - in questi tempi - da dubitare assai per le sue sorti. Non è un seme, testé gittato alla fortuna della terra; ha già messo le sue brave radici; ne è venuto un albero discreto, che dà la sua ombra in protezione dei viandanti.

La CASA del CIECO, già eretta in Ente Morale, sarà quanto prima un fatto compiuto.

Con testamento olografo del 26 marzo 1941, pubblicato dal notaio Giovanni Caccia di Gorgonzola, il rettore mons. Pietro Stoppani nominava suoi eredi in parti uguali l'Istituto dei ciechi di Milano, in particolare la "Casa famiglia" e la Casa del cieco di Civate.

Articolo estratto a cura della dottoressa

Melissa Tondi
Conservatore Museale


[1] Nell'ultimo congresso nazionale dei ciechi tenutosi a Roma nel 1927 11 Presidente dell'Unione Italiana Ciechi Dott. Nicolodi ha dichiarato : “Certo è preferibile che i vecchi ciechi vengano ammessi nei ricoveri comuni”.

 

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