#PassatoPresente: una nuova rubrica dedicata ai bollettini storici dell’Istituto

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Passato presente. I bollettini storici dell'Istituto

Settimo centenario della nascita di Dante Alighieri

Frontespizio del bollettino Alba Serena dell'aprile 1966Il 28 novembre 1965 il professore Lino Montagna, assessore all’istruzione del Comune di Milano, teneva presso l’Istituto dei Ciechi una conferenza commemorativa per suscitare nei giovani studenti un interesse vivo nella lettura e nello studio dei versi della Commedia. Dante «non è il poeta della scuola, ma è il poeta della vita», spiegava il professore ai giovani studenti non vedenti. Vi proponiamo qui di seguito un estratto della prima parte della conferenza, così come è riportata fra le pagine della rivista Alba Serena di aprile del 1966.

Con pensiero sapiente e gentile, chi governa questo Istituto vuole che anche voi, cari alunni, udiate qualcuno che vi rammenti il nome di Dante e la sua opera, quasi ad insegnarvi che della venerazione al Grande conviene che i primi semi siano gettati fin d'ora in voi, e come per dirvi: — Cominciate presto a studiare il suo libro, quel libro, per antonomasia.

Rappresentazione in rilievo del volto di DanteAnche nei sogni dell'età vostra, o giovani, forse è il ricordo, forse è il presentimento del mondo ultraterreno del Bello e del Divino. Non dimenticate che i poeti più grandi sono proprio quelli, a cui più potente parla la parola del vostro sogno. E un'altra cosa non dimenticate: che Dante non è il poeta della scuola, come magari si crede dai più, ma è il poeta della vita. 

Ritratto di Dante, particolare dell’affresco di RaffaelloDante, una volta, era davvero il poeta di tutti. La sua meravigliosa efficacia forse si spense e si attenuò, quando la sua opera fu minuziosamente analizzata dagli eruditi, che diventarono persino pedanti: così che, potremmo dire, la sua anima fuggì via. E ricordiamo che, quando Dante scrisse la sua Commedia, la stampa non esisteva, le pagine dove i versi immortali erano stati segnati dalla sua mano egli le copiava e le dava da copiare per offrire il poema a illustri amici. E nonostante queste non semplici fatiche e i costi (libri del genere erano allora un vero lusso) la fama della sua storia, di quella storia di un uomo che aveva fatto quel viaggio nell'altro mondo, si diffuse rapidamente nel mondo, si diffuse fra il popolo che a quel viaggio credeva e ascoltava con curiosità le feroci allegrie dei diavoli intorno al lago della pece bollente e il supplizio dei traditori ficcati dentro il ghiaccio.

La miniatura raffigura sulla sinistra Dante e Virgilio illuminati dal sole che sta sorgendo. Sulla destra, le tre fiere, ovvero la lonza, il leone e la lupaEra fiorentino, quell'uomo straordinario, ed era naturale che se ne parlasse soprattutto in Firenze. Era una grande opera la sua, la più grande, e non era scritta in latino, come in latino erano scritte allora tutte le opere che i sapienti ammiravano; era scritta nella lingua vivente, nella lingua comune, in quella che parlavano gli artieri, i mercanti, l'umile gente: la lingua volgare. Il viaggio nel mondo di là della morte divenne famoso da per tutto. Si diceva Dante, e tutti capivano. 

 

 Anche oggi, se noi fermassimo la nostra attenzione su cinque, sei terzine al giorno, a poco a poco la sapienza di Dante diventerebbe vita del nostro intelletto: la poesia dolce e potente di lui ci abituerebbe a scorgere il bello nel vero, a discernere il sorriso tra le lacrime delle cose. Sì, perché dopo settecento anni, Dante se ne sta ancora dinanzi a noi più che mai vivo, e predica la parola che non uccide, la pace universale nelle nazioni, il ritorno della cristianità alle fonti dei Vangeli.

Estratto della commemorazione tenuta all'Istituto, il 28 novembre 1965, dal prof. Lino Montagna, assessore all'istruzione del Comune di Milano (Alba Serena, XLIV, n. 1, aprile 1966, pp. 15-20)

 

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