BXC ovvero il baseball "visto" dai ciechi

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Sul “diamante” di Casalecchio di Reno (così viene chiamato il campo da baseball), la squadra dei Red Sox batteva i White Sox per 15 a 11. Ma la vera vittoria fu l'essere riusciti, dopo due anni di coraggiosi tentativi ed esperimenti, a trovare una formula di gioco che permettesse agli atleti non vedenti e ipovedenti di prendere parte a uno sport apparentmente impossibile da praticare senza la vista. Sono passati vent'anni da quella prima partita e il Baseball per ciechi (chiamato con l'acronimo BXC) è una realtà: il campionato italiano è arrivato alla diciottesima edizione e vede la partecipazione di ben otto agguerritissime squadre.

Aryola Dedaj dei Thunder' Five in battutaThunder' Five in azioneLoredana Ruisi dei Thunder' Five in battutaThunder' Five in azione

Come è nato
L'idea di far giocare i ciechi un venne a un gruppo di ex giocatori professionisti della Fortitudo-Montenegro, una squadra di serie A di Bologna. Dopo essersi misurati con i più alti livelli del baseball italiano, questi campioni decisero di condividere la propria passione sportiva con persone non vedenti, le quali (in teoria) erano le meno predisposte a un gioco così tecnico e veloce. Agli appassionati l'idea poteva sembrare assurda. Molti in quegli anni seguivano in televisione, ogni domenica mattina, le partite del baseball americano, ricavandone l'impressione di un gioco estremamente complesso. Come avrebbe potuto una persona non vedente essere in grado di correre da una base all'altra, seguire l'azione dei compagni o intercettare una pallina lanciata a tutta velocità dal battitore? Impossibile. Eppure il limite fisico può dare la chiave per demolire alcuni pregiudizi e rendere possibili cose che in apparenza non lo sono. Bastavano volontà e un po' di fantasia. Gli atleti proposero così di giocare a baseball a un gruppetto di ragazzi ciechi che, dopo un po' di prove sul campo, si appassionarono. Ci vollero un paio d'anni per mettere a punto regole, organizzazione e attrezzatura.

Come si gioca
Ma quali sono le regole del gioco del BXC? La svolta è arrivata dall'idea di mettere dei sonagli all'interno della pallina. È l'udito infatti a sostituire gli occhi. La pallina, se non si vede, la si sente benissimo quando rimbalza o è in movimento. I difensori devono così tendere le orecchie per intercettarla e poi tuffarsi con tutto il corpo per fermare la sfera opponendo più superficie possibile. Un altro trucco è stato modificare uno dei momenti chiave della partita: la battuta al volo. Nel baseball per ciechi il battitore non riceve la palla dal lanciatore, ma la fa cadere con una mano e successivamente la colpisce con la mazza. Facile? Senza la vista non tanto, considerato che, senza una perfetta coordinazione, sotto il colpo della mazza possono finirci le dita, con conseguenza poco simpatiche.
Il campo dove battere viene delimitato in un'area compresa tra la seconda e la terza base, così i difensori non devono correre troppo in giro. Naturalmente in squadra servono anche un paio di giocatori che ci vedano, per ricevere la palla dalla difesa e fermare così la corsa del corridore avversario per eliminarlo. Un altro stratagemma sono le segnalazioni acustiche che indicano al corridore la posizione delle basi. La prima base è dotata di un segnalatore sonoro (una specie di clacson) verso cui deve correre il battitore. Nelle due basi successive c'è un giocatore vedente che, battendo due palette, indica la propria posizione. Per la corsa verso la casa base, quella che fa guadagnare il punto, si procede liberi seguendo con i piedi una striscia sottile di terra e con le orecchie la voce del giudice che ha chiamato il gioco.

Thunder' Five in azione Francesco Cusati dei Thunder' Five in tuffo Azione difensiva del terza base con copertura degli esterni La pallina cava con sonagli all'interno usata nel BXC

Grinta da vendere
Fin qui gli aspetti tecnici, forse un po' difficili da comprendere se non si è mai giocato. Vale comunque la pena seguire una partita da spettatori. Ci si rende conto subito di quanto questa versione sia veloce e grintosa. Attenzione però, perché il pubblico deve collaborare: niente applausi o tifo rumoroso durante il gioco, perché l'udito rimane il senso fondamentale per i giocatori. Ma ciò che davvero rende il BXC davvero unico è la filosofia di fondo: cooperazione tra vedenti e non vedenti, ma anche accesa competizione. Può capitare di scambiarsi qualche epiteto fra compagni di squadra per un errore o una brutta battuta, senza stare tanto a pensare al politically correct.
I protagonisti dell'azione, con corse, battute e ricezioni, sono proprio le persone che non vedono, mentre gli allenatori stanno in panchina. «La disciplina è cresciuta molto negli ultimi anni», spiega Francesco Cusati presidente del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano e giocatore nei Thunders Five. «In Italia ci sono oggi 8 squadre che partecipano al campionato, che ormai è arrivato alla diciottesima edizione. La città di Milano ha due squadre: i Thunders Five in cui gioco anch'io (che ha vinto 6 scudetti e 5 Coppe Italia) e i Lampi (nati nel 2005 e con uno scudetto nel palmares». Il gioco si sta rapidamente diffondendo anche all'estero, grazie all'intraprendenza del Gruppo sportivo e dell'Associazione italiana baseball per ciechi (Aibxc). Il baseball AIBXC si gioca anche in Europa con la squadra tedesca Bavarian Bats di Freising (Monaco) e la francese Bandits di Nogent (Parigi).

Correre senza paura
«I benefici di questo gioco sono molti – spiega sempre Francesco - le persone non vedenti da un lato hanno la possibilità di fare sport, imparando a conoscere meglio il proprio corpo e acquisendo nuove abilità per muoversi in città. Si aumenta la propria autostima, cosa che poi si riverbera in altri campi. Un aspetto molto, molto importante, è che questo sport rappresenta un'ottima occasione per stare con gli altri».
Il baseball è l'unica disciplina dove il cieco corre libero senza rischiare di colpire ostacoli. La sensazione di libertà che si prova non è paragonabile ad altre situazioni. Chi corre sa infatti che nessun ostacolo si frappone tra sé e la meta. Grazie al baseball si riescono ad apprendere cose che sembravano impossibili. Un non vedente che non ha mai tirato sassi ai lampioni o giocato a freccette impara ad afferrare una pallina nel modo corretto e lanciarla con precisione verso il richiamo del suo difensore vedente. Si impara anche a non aver paura: l'erba e la terra non fanno poi così male quando ci si tuffa per guadagnare la base. Ci si alza un po' impolverati, sapendo che le imbottiture prima e una buona doccia poi rimedieranno ai danni.

di Marco Rolando

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