«Facciamo crescere il nostro paese»

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Beatrice Vio, la più giovane medaglia d'oro degli azzurri e portabandiera per l'Italia alla cerimonia di chiusura.

Trentanove medaglie, con dieci ori, quattordici argenti e quindici bronzi: questo il medagliere che si porta a casa la spedizione azzurra ai Giochi Paralimpici di Rio 2016. È un risultato di straordinario rilievo per il movimento paralimpico italiano, che pone la nostra nazione al nono posto assoluto del medagliere di Rio 2016.
L’Italia non entrava nel top ten assoluta dal 1972, quando le Paralimpiadi si disputarono a Heidelberg in Germania. Accadeva 44 anni fa! Anche in quella occasione l'Italia arrivò nona con 8 ori, 4 argenti e 5 bronzi.

Oggi molte cose sono cambiate, a partire dalla copertura mediatica e dall’attenzione del pubblico internazionale che ricevono gli atleti paralimpici. Il cambio di passo lo si è visto a Londra 2012 quando l’Italia conseguì l'altro miglior piazzamento della sua storia: tredicesimo posto assoluto nel medagliere, con ventotto medaglie. Undici in meno rispetto a quest'anno, dove gli azzurri hanno brillato in modo particolare nel nuoto e nel ciclismo.

Il nono posto di Rio 2016 rivela l'ottimo stato di salute del movimento paralimpico italiano, cosa assolutamente non scontata visto il livello sempre più alto degli atleti in gara e dato l'aumento nel numero di nazioni partecipanti.

La chiusura dei giochi è stata una festa di musica e colori al Maracanà il 18 settembre.  «Le vostre eccezionali imprese – ha detto durante la cerimonia di chiusura il presidente del Comitato Internazionale Paralimpico Philip Craven – hanno posto l’attenzione del mondo sulle vostre sensazionali abilità: la gente era quasi in soggezione davanti a ciò che avreste potuto fare e ha dimenticato ciò che credeva non si potesse fare. Avete dimostrato al mondo che con un atteggiamento positivo il corpo umano, ma soprattutto il cuore umano e la mente non conoscono limiti e che ogni cosa è assolutamente possibile. Avete sfidato le previsioni, avete riscritto il libro dei record e avete trasformato quella che poteva essere pietà in orgoglio. Ora siete degli eroi, dei modelli di comportamento per una nuova generazione di appassionati allo sport in tutto il mondo».

Da italiani ci ricorderemo a lungo di questa edizione, delle fantastiche emozioni che ci hanno regalato i nostri atleti: l'urlo di Beatrice Vio all'ultima vittoriosa stoccata, le lacrime di Alex Zanardi per la sua fenomenale vittoria nella cronometro di handbike, la potenza incredibile di Assunta Legnante (oro nel lancio del peso) sempre pronta alla battuta scherzosa, la grinta del nuotatore Federico Morlacchi (3 argenti e un oro), la bellissima vittoria di Martina Caironi nei 100 metri (T42). 

Da cittadini, di fronte a queste imprese spettacolari, non possiamo che concordare con le parole di Luca Pancalli, presidente del comitato paralimpico italiano: «Sono immagini, storie e risultati degli azzurri alle paralimpiadi a 'riabilitare' la società, non il contrario, fornendo una percezione della disabilità diversa aiutiamo il paese a crescere».

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