Pittura per non vedenti: inganno o autentica bellezza?

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Figliol Prodigo di Dürer.«È assurdo pretendere di far “vedere” ai ciechi i capolavori dell’arte pittorica: è quasi come voler spiegare a un analfabeta la fisica quantistica parlando in cinese!». Così scriveva qualche settimana fa Giulio Nardone su superando.it, a proposito della possibilità di tradurre in rilievo opere d'arte pittorica. L'affermazione ha scatenato un infuocato dibattito sull'opportunità riprodurre in tre dimensioni dipinti nati sulla tela per renderli fruibili attraverso il tatto anche a chi non vede.

Da un lato c'è chi, come Nardone, sostiene che trasformare in tre dimensioni un’opera  bidimensionale, nata quindi per essere guardata e non toccata, significa «compiere uno sfregio alla creazione artistica, una truffa, non soltanto in senso economico, per il denaro che si estorce a chi crede di fare un’opera buona, ma proprio verso i destinatari di queste mostruose riproduzioni». Un giudizio nettamente negativo, insomma, che riguarda sia la fruizione dell'opera sia il messaggio che viene consegnato all'opinione pubblica.

Secondo il presidente di ADV, chi non ha mai goduto del senso della vista verrebbe ingannato, facendogli credere che quei tratti deformati che sente sotto le dita gli facciano veramente superare la disabilità e comprendere la bellezza dell’arte pittorica. Riprodurre in rilievo un'opera d'arte bidimensionale come un dipinto sarebbe un inganno anche per l'opinione pubblica pronta a commuoversi quando sente dire da un cieco di «essersi emozionato per aver riconosciuto sotto le dita il volto triste e affettuoso della Madonna».

Dall'altro lato c'è chi da anni è impegnato a elaborare una pedagogia estetica per i non vedenti e rifiuta di veder liquidato come "inganno" un serio lavoro multidisciplinare teso a offrire un'esperienza estetica profonda e arricchente a chi ha un deficit visivo.
Loretta Secchi, curatrice del Museo di Pittura Antica e Moderna Anteros di Bologna, sostiene che l’impulso dato negli ultimi quindici anni alla didattica inclusiva abbia fatto nascere preziose opportunità di fruizione del patrimonio artistico. La curatrice mette però in guardia da «iniziative carenti di fondamento scientifico, segnate dalla sopravvalutazione delle alte tecnologie applicate alla pedagogia delle arti». La questione è complessa e chi da anni lavora in questo campo ha intuito che la fruizione tattile alla pittura permette ai ciechi di acquisire nuove competenze. «Non esiste apprendimento che non coinvolga la coscienza e la consapevolezza del sé corporeo» dice la Secchi «e non esiste affrancamento dal rischio di cecità psicologica e rigidità del pensiero, se non privilegiamo l’autenticità degli apprendimenti, curandone più la qualità della quantità». Ciò vale per il mondo delle persone minorate della vita, ma vale altrettanto per chi ci vede, consapevoli del bisogno di sviluppare una profondità dello sguardo a partire da un’attenzione al sentire.

Un discorso a parte meritano le opere a tre dimensioni (come sculture, monumenti, architetture), le cui riproduzioni in scala per la fruizione tattile sono considerate dagli addetti ai lavori uno strumento utile ed efficace per chi non vede. È il caso dell'Arte del tatto, la mostra tattile di scultura ospitata all'Istituto dei Ciechi di Milano o del Museo Omero di Ancona visitato da centinaia di non vedenti che qui possono toccare riproduzioni di famose opere scultoree.

Un esperimento di accessibilità alla pittura (che non mancherà di fare discutere) è stato presentato recentemente alla Fabbrica del vapore di Milano in occasione dell'incontro "Per un'Expo 2015, aperta inclusiva, accessibile".

Si tratta del Figliol Prodigo di Dürer, trasformato in un'installazione multisensoriale da un gruppo di artisti in collaborazione con Officine Rambaldi. Qui l'opera dell'incisore tedesco viene riprodotta in tre dimensioni e “materizzata” attraverso il marcamento delle linee prospettiche con pitture rilevabili al tatto. Si passeggia all'interno dell'opera toccando tessuti simili a quelli indossati dal protagonista, annusando spezie che giravano nei villaggi germanici del tempo di Dürer, ascoltando le descrizioni audio. Un viaggio sensoriale nella Germania del 1400 che può essere compiuto da tutti, vedenti e non.

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