Cordate educative per conquistare l’inclusione

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Persona che aiuta il compagno in montagna alla luce del tramontoIl decimo rapporto Istat su “Benessere equo e sostenibile” (BES), pubblicato questo mese, evidenzia come la didattica a distanza durante l’anno scolastico 2019/2020 abbia escluso una buona parte degli studenti più fragili. La sezione del rapporto dedicata a "Integrazione degli alunni con disabilità" nella scuola statale e non statale mostra che, nonostante gli istituti si siano attrezzati in varie forme di didattica a distanza, gli sforzi di dirigenti, insegnanti e famiglie non hanno impedito che l’8% dei bambini e ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado venisse escluso da qualsiasi forma di didattica a distanza. Percentuale che è salita al 23% per quanto riguarda gli alunni con disabilità.

A causa di questa situazione, già dalla scorsa estate, il ministero dell’Istruzione aveva previsto la necessità, attraverso il «piano scuola», di garantire lezioni in presenza ai bambini e ai ragazzi con bisogni educativi speciali. Il rischio di questa situazione, come abbiamo già avuto modo di osservare, è quello di ricreare una nuova condizione di esclusione, nella quale il bambino o ragazzo disabile si ritrova in classe solo con l’insegnante di sostegno o curricolare, mentre i suoi compagni sono a casa a seguire la lezione a distanza.

Studenti con la mascherina in un'aula scolasticaPer porre rimedio a questa situazione, una nota esplicativa del Ministero relativa all’ultimo DPCM del 2 marzo, firmato da Mario Draghi, precisa la possibilità di formare quelle che molti pedagogisti italiani, come il professor Dario Ianes dell’Università di Bolzano, definiscono «cordate educative», ovvero un piccolo gruppo di studenti che affiancano i compagni con bisogni educativi speciali nella presenza a scuola.

Nel documento firmato da  Antimo Ponticiello, direttore generale dell’Istruzione, si dice che le istituzioni scolastiche «al fine di rendere effettivo il principio di inclusione valuteranno di coinvolgere nelle attività in presenza anche altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe – secondo metodi e strumenti autonomamente stabiliti e che ne consentano la completa rotazione in un tempo definito – con i quali gli studenti BES possano continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari, in costante rapporto educativo con il personale docente e non docente presente a scuola».

Vengono previste, insomma, situazioni di didattica in presenza, con studenti disabili e un piccolo gruppo di compagni che a rotazione li affiancano in classe. Uno scenario molto differente da quello che lo scorso anno ha penalizzato il 23% dei 300mila studenti con bisogni educativi speciali frequentanti le scuole del nostro Paese.

Salvatore Nocera, esperto di inclusione scolastica della FISH , fa notare che con questa nuova indicazione «gli alunni con disabilità, ritenuti da taluni “un peso” per il normale svolgimento delle lezioni, stavolta divengono un’opportunità e una risorsa per i compagni che amano stare a scuola insieme a loro».

In questi giorni le autonomie scolastiche stanno recependo la normativa, definendo le modalità per la scuola in presenza per «gruppi di relazione» tra pari anche in «zona rossa». Ed è per questo che dalla FISH arriva l'invito, rivolto alle famiglie degli alunni con disabilità che vogliano la didattica in presenza, a inviare ai Dirigenti Scolastici una richiesta di voler applicare la recente Nota Ministeriale 662/21 «allegando le dichiarazioni dei genitori dei compagni che desiderano frequentare in presenza col compagno con disabilità».

La Fondazione Istituto dei Ciechi si associa all'invito a non rimettere in discussione ciò che fino ad ora è stato costruito per mettere in atto modalità didattiche inclusive, affinché in questa situazione, nuova e difficile, i bambini e i ragazzi con disabilità possano rappresentare una risorsa per l’intero ambiente di apprendimento.

Marco Rolando

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