Il diritto all'istruzione di qualità

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Lavagna con la scritta Abbiamo diritto di studiareIn questo momento in Italia, quasi 200mila studenti con disabilità sono interessati dalla chiusura delle scuole. Una misura drastica resasi necessaria per arginare la terza ondata della pandemia da Covid 19. Si tratta di un numero notevole, ben due terzi dei 300mila alunni disabili che frequentano le scuole in tutto il Paese, che purtroppo è destinato a salire, dato l'aggravarsi della curva dei contagi in questi giorni.

In questo anno difficilissimo per tutti, ancora una volta, gli allievi con disabilità e le loro famiglie dovranno armarsi di pazienza per superare l'ennesima difficoltà, sperando di ricevere un adeguato sostegno dalle istituzioni e dagli operatori del sistema scolastico.

Una nota positiva c'è, ed è la tutela prevista per questa categoria di studenti dai vari DPCM, compreso quello del 2 marzo 2021 del Governo Draghi che prevede, per gli studenti con fragilità, l'accesso in classe e il supporto in presenza dell'insegnante di sostegno. «Resta sempre garantita  - recita il testo del provvedimento - la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali».

Giustissimo tutelare il diritto allo studio degli studenti disabili con lezioni in presenza, ma invitiamo a porre una particolare attenzione alle specificità delle situazioni reali per non ricreare condizioni di esclusione. Un ruolo decisivo in questo senso lo hanno la sensibilità e la professionalità di molti dirigenti scolastici e insegnanti, che cercano di evitare la ricostituzione de facto delle classi differenziali abolite nel 1977, con gli studenti fragili da soli nelle classi vuote.

Siamo consapevoli del fatto che questa sia una situazione straordinaria e, tuttavia, ribadiamo che non devono essere, ancora una volta, i più fragili a pagare il prezzo più salato di questa pandemia. Esempi positivi ce ne sono: alcuni dirigenti scolastici si sono organizzati per creare piccoli gruppi di inclusione in classe, di quattro o cinque bambini con bisogni speciali. In questo modo, con una soluzione di buon senso e nel pieno rispetto della normativa, si evita di creare una situazione di emarginazione con lo studente disabile e l'insegnante di sostegno da soli in una classe vuota.

La regione con il maggior numero di alunni con disabilità è la Lombardia (53.645) e tra questi ci sono anche i 420 ragazzi ciechi e ipovedenti seguiti dal nostro Istituto che, pur nelle difficoltà del momento, è impegnato nel garantire il servizio di supporto allo studio per gli studenti e per le loro famiglie in questo delicato momento.

Siamo convinti che, in questa situazione straordinaria, un sistema di istruzione di qualità sia l'unica via per arginare il rischio di esclusione scolastica e di abbandono da parte dei ragazzi.

Al tema del diritto all'istruzione di qualità è stata recentemente dedicata una puntata della web-serie SDGS (Obiettivi dello sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030) condotta da Mario Calabresi per il canale ENI-TV, a cui abbiamo partecipato come Fondazione Istituto dei Ciechi.

Partendo dai dati che descrivono temi cruciali dell'istruzione scolastica a livello mondiale - i numeri ci dicono che un bambino su cinque non frequenta la scuola e che gli analfabeti nel mondo ammontano a 750 milioni - il giornalista Mario Calabresi porta ad esempio due esperienze positive su come viene messo in pratica il tema del diritto all'istruzione in Italia: l'insegnamento di strada nei quartieri difficili di Napoli promosso da Marco Rossi Doria e l'attività di sostegno allo studio del nostro Istituto, raccontata dal direttore scientifico Franco Lisi. Due esperienze molto diverse nei modi e nei destinatari, ma che sono accomunate dall'obiettivo - ratificato dagli Stati ONU nell'Agenda 2030 - di garantire l'inclusione scolastica e il diritto all'educazione per tutti.

 di Marco Rolando

 

 

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