Manovra, la rivolta del Terzo settore

Postato in News
Facciata Istituto dei Ciechi di Milano

L’aliquota per gli enti non profit salirà dal 12 al 24 per cento. E questo andrà a scapito delle risorse utilizzate per erogare servizi di sostegno alle fasce deboli dove lo Stato non arriva. [Dal Corriere della Sera del 21 dicembre 2018]

Partiamo da un esempio: Fondazione Girola eroga circa 200 borse di studio da 5mila euro ciascuna destinate a studenti orfani di uno o entrambi i genitori, che abbiamo un buon rendimento scolastico e che siano residenti in Lombardia per un milioni di euro ogni anno. Ha un pensionato universitario gratuito per ragazze orfane meritevoli e una casa di accoglienza per anziani. «Pagheremo 200mila euro di tasse in più - dice il presidente Bassano Baroni - e questo ci obbligherà a ridurre di un terzo l’attività. Ci hanno tolta l’unica esenzione di cui fruivamo dal 1972». Lo stesso aggravio di 200mila euro peserà anche sul Pio Istituto dei Sordi, che dà borse di studio e finanzia la ricerca.

Perché questo aggravio? La risposta è contenuta nella legge di Bilancio in approvazione al Senato (la votazione con la fiducia è attesa entro la mezzanotte di oggi) e in particolare in una novità fiscale annunciata ieri dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: la cancellazione della mini-Ires per «gli enti non commerciali». La misura viene giustificata con la necessità di recuperare risorse per il Reddito di cittadinanza e Quota 100 alle pensioni.

Su chi pesa questa norma fiscale? «Ricade su tutti gli enti che esercitano attività di assistenza sociale, beneficenza, sanità e istruzione e che abbiano personalità giuridica, sia per le attività di produzione di beni e servizi sociali e socio-sanitari sia per le attività diverse di messa a reddito del patrimonio, (ma sempre per attività benefiche e assistenziali», spiega l’avvocato Luca Degani, membro del Consiglio nazionale del Terzo settore.

«Penalizzare gli enti senza scopo di lucro, che hanno bilanci in pareggio e che non producono né distribuiscono utili, non va contro gli azionisti che non ci sono ma contro gli assistiti. Se la prendono con gli ultimi». Franco Massi, presidente di Uneba nazionale che rappresenta oltre 900 enti in tutta Italia attivi nel settore sociosanitario, assistenziale ed educativo, esprime la preoccupazione di tutto il settore. Gli enti e gli istituti di assistenza sociale, le società di mutuo soccorso, gli enti ospedalieri, di assistenza e beneficenza perderanno il dimezzamento dell’Ires dal 24 per cento al 12 per cento sui redditi commerciali sottoposti a tassazione anche se servono a finanziare le attività sociali.

Ma non solo. Perderanno anche l’esenzione della tassazione dei redditi dei fabbricati istituzionali, che servono a svolgere le funzioni assistenziali e che attualmente hanno l’esenzione totale. «Una fondazione ex Onlus solo sulla categoria dei redditi dei fabbricati istituzionali di un immobile di 120 posti letto avrà una maggiore Ires tra i 6mila e i 10mila euro all’anno», quantifica Massi.

La questione degli immobili non è di poco conto, spiega Rodolfo Masto, presidente dell’Istituto dei ciechi e dell’Unione Italiana Ciechi di Milano: «Gli enti storici in generale ricevevano e ricevono tuttora lasciti, come per esempio appartamenti e case. Immobili che, attraverso i proventi della locazione, concorrono a finanziare le attività sociali degli enti. Con la tassazione avremo un aggravio fiscale. E pensare che al posto di un aggravio il settore si aspettava la detassazione delle donazioni, che c'è in molti Paesi del mondo come gli Usa».

Per il Terzo settore il prezzo complessivo da pagare – in base a una prima stima - solo per il primo anno sarà di 118 milioni di euro, ha detto la Portavoce del Forum nazionale del Terzo settore Claudia Fiaschi. A farne le spese saranno non solo gli enti, bensì anche, e in maggiore misura, gli anziani, persone con disabilità, minori in difficoltà e altre persone fragili a cui ogni giorno gli enti si dedicano.

«Fra tutte le misure che gridano vendetta nella Legge di Bilancio firmata da M5s e Lega c’è ne è una particolarmente iniqua per un settore di grande rilevanza sociale: il mondo del non profit», ha commentato la capogruppo del Partito Democratico in Commissione Agricoltura alla Camera, Maria Chiara Gadda. «Il taglio del regime Ires ad aliquota agevolata del 12% provocherà per questi soggetti giuridici un raddoppio del carico tributario nel 2019. Un bel regalo di Natale per il Terzo settore».

 

di Fausta Chiesa
Corriere della Sera