Terzo settore e servizio civile con i ciechi: i volontari sono in ritirata

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Il meccanismo di reclutamento degli accompagnatori per la realtà di Milano non funziona e allontana i giovani. L’assegno mensile è ritenuto basso in relazione al costo della vita e i tempi di «ingaggio» sono troppo lunghi

Volontario che accompagna una persona non vedenteIl punteggio attribuito ai progetti di servizio civile dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti onlus, per Milano, è quello massimo. Ma i risultati, se misuriamo l’aiuto concretamente arrivato a chi è in difficoltà per andare e tornare dal lavoro o per svolgere mansioni quotidiane, non sono proporzionali. Gli effetti dei progetti ritenuti validi dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale, incardinato nella presidenza del Consiglio dei ministri, sono purtroppo minimi. Di sicuro insufficienti alle necessità. Il motivo? Reclutare i volontari è difficile. Il meccanismo del servizio civile nel caso dei ciechi bisognosi di accompagnamento a Milano non funziona: è un’occasione mancata. Le ragioni dell’insuccesso sono soprattutto due.

Lentezza
Da un lato, la lentezza dei tempi d’avvio dei singoli progetti: tra uno e l’altro si crea un «vuoto» di servizio di 3-4 mesi (anche se dall’anno prossimo la situazione dovrebbe migliorare). Dall’altro, l’entità dell’assegno ai volontari poco appetibile nella realtà di Milano: se 433 euro di contributo mensile in certi contesti geografici possono rappresentare una grande opportunità per i giovani, non pare così nel capoluogo lombardo dove il compenso è ritenuto basso in relazione al costo della vita e dove, di conseguenza, per questa cifra spesso si fanno avanti figure non troppo motivate. Ma c’è di più. Dall’avvio del bando, e dalle relative selezioni, passano circa nove mesi di intralci burocratici prima che i volontari possano entrare effettivamente in servizio. Pensiamo ai colloqui del luglio scorso: per i prescelti se ne parlerà a metà marzo del 2018. Un tempo troppo lungo per chi è giovane e in attesa di opportunità, con il risultato che molti ragazzi che oggi dicono sì, domani sono altrove, proiettati su altri progetti più convincenti.

Allarme
A lanciare il grido d’allarme è il presidente dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti onlus di Milano Rodolfo Masto, che rivolge un appello generale affinché «si correggano le distorsioni dell’impianto del servizio civile», ma anche un appello particolare al sindaco di Milano, Beppe Sala, perché intervenga per tamponare la situazione. Come? Stipulando, come è stato fatto a Roma, una convenzione con l’Unione per assicurare contributi vincolati agli accompagnamenti dei ciechi, da assegnare nei mesi di vacatio dei progetti e in aggiunta all’impegno dei volontari. «Ogni giorno - spiega Masto - a Milano ci sono 18 ciechi da portare al lavoro, tra le 7 e le 8 del mattino. Gli accompagnamenti necessari nell’arco della giornata sarebbero 130. L’attuale meccanismo del servizio civile è tale per cui dei 32 volontari assegnati ne sono rimasti appena dieci. Per il 2018, a fronte di 32 posti assegnati ne sono stati selezionati solo 16, che dovrebbero iniziare a metà marzo. Il reclutamento è sempre più difficile. Ma noi non possiamo interrompere questo servizio e del resto non riusciamo neanche, da soli, a far fronte a tutte le necessità del territorio. Con un piccolo contributo del Comune potremmo coinvolgere almeno una decina di ragazzi in più».

Riforma del terzo settore
Il presidente milanese dell’Unione italiana si augura che anche nell’ambito dei correttivi della riforma del Terzo settore «si possa trovare una soluzione per avvicinare la tempistica della legge ai bisogni». «Il servizio di accompagnamento per ciechi e ipovedenti è vitale - insiste Masto - anche perché la situazione di Milano è particolarmente complessa. Le condizioni del traffico rendono molto difficile l’uso dei cani guida. Per gli accompagnamenti la nostra sezione è costretta a integrare le prestazioni dei volontari civili con il lavoro di operatori retribuiti con risorse dell’Unione, a questi si affiancano tanti cittadini volontari cui devono però essere rimborsate le spese di viaggio. Ma i fondi non bastano più. Ecco perché proponiamo di aprire un tavolo con le istituzioni per cercare soluzioni insieme ».

di Rossella Verga
da Corriere Buone Notizie del 9 novembre 2017