Cercasi docenti di sostegno. Ma solo uno su tre ce la fa

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Seminario di formazione per insegnanti di sostegno all'Istituto dei Ciechi di Milano

È emergenza insegnanti di sostegno: solo a Milano ne mancano all'appello ancora 1.400

«È un grosso problema, ma non è solo una questione di numeri, la realtà è molto più complessa». Lilia Teruggi e Roberta Garbo codirigono il corso di specializzazione per le attività di sostegno all'Università di Milano Bicocca. Per essere insegnanti di sostegno nella scuola elementare e dell'infanzia, al termine dei cinque anni di Scienze della Formazione primaria - abilitanti - è previsto un anno di specializzazione, con lezioni frontali, esperienze laboratoriali e tirocini, al quale si può accedere solo dopo avere superato tre test.

Per medie e superiori, i professori possono accedere alla specializzazione sul sostegno dopo il percorso abilitante, almeno fino a quest'anno accademico. Le leggi sono in evoluzione, il numero dei candidati li decide il Ministero. A Milano a offrire corsi sul sostegno sono l'Università Cattolica e la Bicocca.

I TEST sono molto selettivi: dei 750 iscritti in Bicocca sono 250 gli studenti che quest'anno hanno superato le tre prove, ed erano 400 i posti disponibili. Se il 55% passa il quiz a scelta multipla che sonda conoscenze pedagogiche e psicologiche, ci sono due filtri successivi: la seconda prova è sulle competenze didattiche mentre il colloquio orale mette alla prova motivazione e attitudini.

«Il sostegno non deve essere visto come un trampolino verso altre forme di insegnamento - sottolinea Garbo, che si occupa anche di pedagogia speciale ed è delegata per gli studenti con disabilità e Dsa della Bicocca - deve esserci una genuina vocazione professionale e gli atenei devono essere garanti di questo aspetto».

Sono da sfatare poi altri miti. «Serve formazione in servizio anche per gli insegnanti curriculari, altrimenti non è attuabile il principio della scuola inclusiva - continua Teruggi, che è anche docente di didattica generale -.

È fondamentale che siano preparati sui temi della disabilità e bisogna scardinare l'idea che l'insegnante di sostegno sia solo l'insegnante del singolo alunno». Non da ultimo va posta attenzione alla rete attorno alla famiglia. «Servono competenze interdisciplinari - ribadiscono le esperte -, l'attenzione alla dimensione pedagogica, clinica e abilitativa devono coesistere quando ci si occupa di un bambino o di un giovane adulto con disabilità. Non è un'impresa semplice, ma una sfida formativa. Chi si iscrive a questa specializzazione deve esserne consapevole e gli insegnanti curriculari non devono sminuire il suo ruolo, ma devono uscire dagli steccati, ci sono responsabilità che riguardano tutti, i docenti, le municipalità, i servizi sociali e quelli sanitari. Solo così si garantisce inclusione». (Si.Ba.)

Fonte: uicilombardia.org