Le staminali per gli occhi, primo trapianto liquido

Postato in News
Il dottor Sebastiano Ghinelli

Il dottor Ghinelli sperimenta il metodo da lui brevettato per aiutare tre persone che soffrivano di gravi problemi di vista

Quindici anni di studi e ricerche in campo oculistico e poi la grande intuizione. Un’idea rivoluzionaria nel settore della rigenerazione tissutale che ridà speranza a chi soffre di gravi patologie visive.

Per l’ospedale di Volta Mantovana (Gruppo Mantova Salus) quella di venerdì 23 è stata una giornata da segnare in rosso sul calendario. Per la prima volta in Italia il dottor Emiliano Ghinelli e la sua équipe hanno praticato il trapianto liquido e non chirurgico in campo oculistico. Ghinelli, 43 anni, nato a Roma, oggi è responsabile del reparto di oculistica dell’ospedale di Volta e del San Pellegrino di Castiglione delle Stiviere.

Ma quella di venerdì 23 giugno è stata una giornata speciale anche per tre persone, con gravi danni alla vista, operati con il metodo brevettato da Ghinelli (autorizzato lo scorso novembre dal Ministero della Salute) chiamato “trapianto di unità elementari di membrana amniotica”. Ora i tre pazienti potranno sperare di veder parzialmente ridotte le loro problematiche visive. La nuova tecnica si basa sulle cellule staminali ed il loro potenziale rigenerativo, alle quali viene dato “l’innesco” grazie al potere stimolante che le unità elementari sono in grado di mediare su questa particolare popolazione cellulare.

«Il corpo umano – spiega Ghinelli, da sempre con il pallino della rigenerazione tissutale – è capace di autoripararsi, basta trovare i meccanismi che lo stimolino a farlo. Ho lavorato su questo». Lo specialista dopo un lungo percorso di ricerca avviato negli Usa, ha portato a compimento un’importante innovazione, utilizzando le unità elementari di membrana amniotica: «Nulla di particolarmente complicato. Come spesso succede, infatti, la risposta ai problemi più complessi l’abbiamo davanti al naso. Non facciamo altro che ridurre in piccolissimi frammenti il tessuto di membrana amniotica, che contiene grandissime quantità di molecole stimolatrici, così da poterlo somministrare in maniera topica e indolore, ma senza chirurgia».

Grazie ad una iniezione ieri mattina il liquido in cui sono contenuti i frammenti di membrana amniotica è stato introdotto nelle aree dell’apparato visivo interessate da gravi patologie dell’occhio: «Ora ci auguriamo solo che le cellule staminali inizino la loro azione di riparazione – spiega Ghinelli – i cui effetti si vedranno nei prossimi mesi. Trovo personalmente, eticamente e moralmente entusiasmante il fatto di poter trattare alcune affezioni ad elevato impatto visivo nell’ambiente ospedaliero in cui lavoro. Malattie come le malattie croniche della superficie oculare come l’occhio secco, le ustioni chimiche o termiche ed i deficit staminali limbari le degenerazioni retiniche, ma anche quelle di altra natura come le otticopatie e le uveiti croniche, hanno da oggi un nuovo approccio terapeutico». Ghinelli, ex ricercatore del Cnr nel dipartimento del premio Nobel Rita Levi Montalcini, ha maturato significative esperienze in Italia e all’estero, tra cui all’Harvard Medical School e al Mit di Boston.

Fonte: gazzettadimantova