Ipovisione, è boom di malati fra gli over 65

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Due persone studiano alcuni grafici

Nei giorni scorsi la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha presentato al Parlamento la Relazione annuale su cecità e ipovisione e sulle attività di prevenzione svolte in Italia nel 2015

Glaucoma, cataratta, patologie vascolari retiniche, degenerazione maculare. Sono queste le principali patologie visive che colpiscono la popolazione italiana, soprattutto quella over 65. Si vive più a lungo, ma non sempre in buona salute. Contemporaneamente, però, i progressi scientifici e le tecnologie innovative hanno ridotto il numero di pazienti che, fino al qualche anno fa, sarebbero stati destinati alla cecità. In modo proporzionale sono, ovviamente, aumentati i soggetti ipovedenti. Questa tendenza ha spinto il ministero della Salute ad attuare delle politiche in grado di controllare il fenomeno, attraverso dei percorsi di cura più adatti alle nuove esigenze.

La relazione del ministero della Salute
Il ministero della Salute ha redatto una relazione per verificare la reale attuazione delle politiche per la prevenzione della cecità e l'educazione e riabilitazione visiva, previsti dalla legge 234/97. I dati raccolti risalgono al 2015. La fotografia scattata mostra una realtà molto disomogenea: i centri di cura sono aumentati rispetto all'anno precedente, ma i cittadini si spostano in tutto il territorio nazionale alla ricerca dei luoghi di eccellenza. Alcune Regioni hanno decine di strutture, altre soltanto una.

I dati OMS
Nel mondo sono 285 milioni le persone che soffrono di disabilità visive, di cui 39 milioni sono non vedenti. I disturbi più diffusi sono due: gli errori di rifrazione non corretti, che riguardano il 42% della popolazione e la cataratta, di cui soffre una persona su tre. Più in generale, queste patologie colpiscono di solito gli ultracinquantenni.

La situazione in Italia
Il quadro italiano non è meno preoccupante: secondo le ultime stime Istat, che risalgono al 2005, sarebbero 362 mila le persone non vedenti e circa 1 milione e mezzo gli ipovedenti. Tra le cause che hanno scatenato l'aumento delle persone con patologie visive al primo posto c'è il progressivo aumento della speranza di vita. Non vedere bene significa avere delle disabilità che possono ripercuotersi sull’apprendimento o anche sullo sviluppo neuro-psico-motorio in età evolutiva. Nell'adulto, invece, peggiora la qualità della vita, l'indipendenza, la possibilità di muoversi e l'autonomia. Ed è per questo che la prevenzione e la riabilitazione visiva sono tra gli aspetti prioritari di cui deve occuparsi la Sanità pubblica.

L’Italia segue le direttive dell’OMS
Gli interventi dell'Italia si inseriscono nel piano d'azione globale dell'OMS 2014-2019 che ha tra le sue mission proprio la prevenzione della disabilità visiva. Alla base del piano ci sono cinque principi: accesso universale di equità, diritti umani, pratiche basate sull'evidenza scientifica e approccio mirato all'intero corso dell'esistenza dei pazienti affetti da deficit visivi.
Seguendo queste direttive l’Italia ha messo ha ideato un piano nazionale di prevenzione per il triennio che va dal 2014 al 2018.

Analisi delle attività regionali
Tra le diverse regioni italiane non c’è ancora omogeneità. I centri attivi sono in totale 70, aumentati di nove unità tra il 2014 e 2015. È la Lombardia a detenere il primato di centri regionali con 16 strutture presenti. Segue la Sicilia con 11 unità, il Piemonte con 5. Quattro centri in Veneto e Abruzzo. Gli altri ne hanno da 1 a 3.
Il totale dei pazienti minori di 18 anni trattati in tutta la penisola sono stati 9500, di poco inferiore quelli fino a 65 anni, sono stati circa 8 mila. Il vero boom è per gli over 65: sono stati 12.239 i pazienti di questa età visitati, nell'anno 2015, nei vari centri regionali.
Tutte le attività di riabilitazione visiva svolte dalle Regioni, nello stesso anno, sono state finanziate dal mistero della Salute e con 183 mila euro

Le conclusioni del ministero della Salute
Analizzando questi dati il ministero Della Salute ha concluso che l'Italia, pur offrendo assistenza per prevenzione e cura delle patologie legate all'ipovisione, è ancora lontana da offrire un servizio equo su tutto il territorio nazionale. È per questo che l'obiettivo per i prossimi anni è chiaro: armonizzare le varie attività in tutta la Penisola. Per farlo, il ministero propone di provvedere ad una raccolta dati comune, attraverso la digitalizzazione delle cartelle dei pazienti. Ancora una volta, dunque, la Sanità trova le soluzioni ai suoi problemi nelle nuove tecnologie. È arrivata l’ora di mettersi al passo con le innovazioni.

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Fonte: quotidianosanita.it

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