Turismo accessibile, una meta ancora lontana

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Persona non vedente esplora una scultura al Museo del Teatro alla Scala

C'è tanto lavoro da fare. E in alcuni casi è addirittura tutto da rifare. Sul tema del turismo sociale, infatti, le problematiche sono numerose, perché strettamente interconnesse con la questione dell'accessibilità.

Hubert Perfler, responsabile Commissione Turismo sociale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, fa l'esempio dell'eliminazione degli angoli dei marciapiedi, che consentono lo spostamento delle persone in carrozzella. "E' stata una cosa giusta. Ma, senza accorgersene, è stata creata una barriera nuova per i non vedenti. Finché esisteva lo scalino il cieco poteva rendersi conto della fine del marciapiede, mentre con l'abbattimento non può sapere dove inizia la carreggiata». Un fatto pratico, che peraltro crea un pericolo molto alto per l'incolumità fisica delle persone. Per rimettersi in carreggiata - è il caso di dire - è perciò necessario avviare l'azione di recupero dei ritardi. Fermo restando che si parte da una situazione di oggettivo svantaggio: si deve prima «aggiustare» il danno compiuto, ripartendo da zero. «Questo richiederebbe l'abbattimento totale di alcune strutture», ammette il responsabile della Commissione Turismo sociale. Il ragionamento è anche di carattere teorico. «Bisogna - aggiunge - applicare un sistema adeguato allo scopo, invece si va nella direzione opposta. Nel caso dell'angolo del marciapiede, sarebbe bastato pensare all'abbattimento insieme ad un percorso tattile per i non vedenti».

La questione si sposta poi anche sugli aspetti di accessibilità delle strutture turistiche. E in questo senso il gap è davvero gigantesco.

«Prima non si immaginava neppure che un cieco potesse andare in vacanza da solo. O addirittura era comune ritenere che non deambulasse senza un'altra persona. Allora si pensava che, specie in vacanza, fosse accompagnato e nessuno si poneva problemi pratici», mette in evidenza Hubert Perfler. Ma fortunatamente il tempo ha smentito questa logica. E il turismo ha sostanzialmente beneficiato anche di una fascia di utenza che era stata tagliata fuori.

«E non dimentichiamo i casi di ipovedenti e non vedenti che sono sposati tra loro e, ovviamente, non tutti hanno l'accompagnatore. Comunque, a questo punto, entriamo nel tema più vicino a noi», dice Perfler.

Dati alla mano, i risultati sono soddisfacenti: in particolare le strutture ricettive hanno fatto passi da gigante. Sono sempre più rari gli hotel che non sono muniti di un ascensore con la tastiera braille oppure con il segnale per indicare il piano in cui si trova la persona. Insomma il primo approccio è decisamente migliorato, dimostrando una maggiore attenzione verso l'accoglienza di persone con disabilità sensoriali. Ma non è tutt'oro quel che luccica.

C'è un nodo da sciogliere, relativo talvolta all'accessibilità alle camere o ai luoghi in comune, come la hall o la sala da pranzo, in cui lo spostamento è più difficile per la presenza dei tavoli o di altri ostacoli. «Spesso all'interno di questi ambienti non ci sono percorsi tattilo-plantari» denuncia l'esperto di turismo sociale.
E non basta: la tendenza degli alberghi al self service rappresenta un limite. Per il non vedente è un vero e proprio scoglio. Ma la soluzione sarebbe a portata di mano. Serve personale preparato. «È necessario un aggiornamento della formazione dei dipendenti, anche sull'accessibilità e sui servizi offerti».

In che modo? Semplice. Basta sapere spiegare come sono fatti gli interni della camera: affinché qualcuno illustri lo spazio, serve una buona dose di attenzione ai dettagli per garantire un buon orientamento. «Ripeto un concetto fondamentale: la disabilità sensoriale richiede alcune attenzioni in più rispetto a ciò che serve alle persone con disabilità motoria. Il risultato è che sono indispensabili continui aggiornamenti del personale delle strutture ricettive», afferma Perfler.

Ovviamente la parola turismo fa pensare alla visita di musei e monumenti. Nel caso specifico entra in gioco la preparazione delle guide turistiche, figure altamente specializzate da un punto di vista professionale. Ma che talvolta non hanno le conoscenze adatte al rapporto con la persona cieca o ipovedente. Oltre alla classica descrizione, è necessario infatti indicare la disposizione fisica degli oggetti. Non si può dire «ecco qui la parete» indicandola con la mano. Serve un'indicazione del tipo «spostandoci a ore dodici», sottolinea l'esperto.

«Inoltre - prosegue - bisogna raccontare il messaggio dell'opera d'arte, superando anche la valutazione soggettiva. Si tratta sicuramente di uno sforzo complesso, in quanto l'arte si sottopone quasi sempre a un giudizio individuale che cambia addirittura in base agli stati d'animo. E mi rendo conto che trasmettere queste informazioni è complicato, ma è un passaggio importante nel quadro della piena accessibilità». Il lavoro può andare anche in un'altra direzione: le opere custodite nelle teche potrebbero essere riprodotte in miniatura, in modo tale che il cieco possa comprendere, toccando, l'argomento in questione.

La tecnologia in tal senso risulta essere importante, ma ricopre un ruolo ambivalente: il trend dominante ha preso la strada dell'automazione con l'inserimento di supporti parlanti che descrivono un'opera in maniera molto meccanica. «La narrazione finisce per risultare molto asettica e fredda», si lamenta il responsabile della Commissione Turismo sociale. Che però precisa: «La tecnologia non va demonizzata. Anzi, va benissimo per quello che non riguarda l'opera d'arte in sé». Da non dimenticare che l'evoluzione tecnologica ha messo a disposizione uno strumento eccezionale: i Gps, che oggi sono usati da tutti, non solo dai ciechi. «Anche in questo caso invito all'attenzione - avverte Perfler - perché per quanto utili non sono affidabili al 100%. Faccio un esempio: usare il Gps a Venezia ti fa correre il rischio di finire in Canal Grande, alla luce del margine di errore rispetto alla segnalazione. Perciò dico che sono senza dubbio un prezioso aiuto, perché forniscono un aiuto nella localizzazione, ma vanno visti e usati con la giusta cautela».

Un'altra criticità rilevante concerne le mappe tattili: se non sono individuabili, diventano inutili. «La grande sciocchezza compiuta, anche in alcune aeroporti, è quella di aver collocato queste mappe tattili senza informare gli utenti dove si trovano. In pratica non sono consultabili. Ci vorrebbe una mappa per raggiungere le mappe», ironizza Perfler. E aggiunge: «Questo evidenzia un fatto e cioè che l'accessibilità va studiata con precisione, perché si rischia che questi ausili restino impossibili da utilizzare».

Ultimo aspetto il ruolo della politica e nello specifico della pubblica amministrazione. «Potrebbe concentrarsi sull'obbligatorietà della formazione del personale. Si tratta di una condizione ineludibile per arrivare alla possibilità di dire che facciamo turismo a pari condizioni. Il turismo sociale, secondo me, è totalmente integrato con tutte le funzioni sociali», ribadisce l'esperto. E quindi «l'obiettivo per cui lavoriamo è quello di avere tutte le strutture adeguate alla ricezione di turisti non vedenti e ipovedenti senza stilare la lista dei posti in cui è possibile andare e quelli in cui invece è difficile, se non impossibile. C'è un lavoro enorme da svolgere». E c'è anche una consapevolezza: non si può pensare di risolvere tutto in poco tempo vista la dimensione della sfida.

Testo tratto da www.uiciechi.it, di Stefano Iannaccone

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