Azzerati i fondi agli alunni ciechi. «Indegno rimpallo tra istituzioni»

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profili rodolfo mastoPic«Ciechi con enormi potenzialità, che per imparare hanno bisogno di apposite figure di sostegno. Eliminandole si viola il diritto allo studio, all’uguaglianza, all’integrazione». In gioco è il loro futuro. Ma anche l’eccellenza di Milano, che per quarant’anni ha garantito servizi «tra i primi in Europa» e ora «rischia di finire in fondo alla lista».
Dal 1978 l’istruzione degli studenti ciechi era finanziata con fondi provinciali, fino a 800.000 euro l’anno. Inseriti tra le poste obbligatorie in bilancio, inizialmente. Poi la Provincia li aveva fatti finire negli impieghi straordinari, e infine — tra conti in rosso e legge Delrio — sono spariti del tutto. Per l’anno che sta per finire, l’Istituto dei Ciechi di via Vivaio era comunque riuscito a raccogliere e distribuire — «con enormi difficoltà e grazie alle donazioni» — 300.000 euro. Meno della metà del necessario. Senza un euro di contributo pubblico è stato offerto un servizio «drasticamente ridotto e carente», è l’allarme.

Allievi e maestri stringevano però i denti, perché confidavano nell’anno successivo. Questo che arriva. Il 2015/2016. Ma la speranza, ora è chiaro, è vana. L’appello per la disperata ricerca di fondi è caduto nel vuoto: e da settembre, la formazione dei ragazzi ciechi è ufficialmente a rischio. Nessuna risposta dal Tar, per il ricorso che l’Unione Ciechi aveva presentato («Dev’essere ancora fissata la data per l’udienza, campa cavallo», è il commento). Zero assoluto dalla Regione. E il due di picche è arrivato anche dalla Città Metropolitana, per lettera, proprio in questi giorni. «I costi — si legge nella comunicazione — dovranno essere riallocati su enti ancora da individuare».

Poi, la frase che suona come un colpo di grazia: «Le attività scolastiche risultano prive di copertura finanziaria». Le prospettive dei ragazzi annegano davanti a queste parole — si deprime Rodolfo Masto —. Anche perché l’Istituto dei Ciechi non può più anticipare fondi. «Non li ha». Il fatto è che non li hanno neanche gli altri. Niente sostegno, niente ricerca, niente corsi professionali. Le 150 famiglie coinvolte sono sul piede di guerra. «Possiamo accontentarci dello scarica barile tra una istituzione e l’altra? No. Non possiamo».

A lezione di BrailleEppure, di fronte a vincoli di portafoglio e competenze non chiare, sembra ci sia poco da fare. «Che non si rendano conto della gravità del problema? — si domanda il presidente Masto — Io glielo spiego di nuovo…». Ai non vedenti, per imparare, serve il sostegno specializzato del tiflologo, l’unico che può aiutarli a integrarsi dentro la classe, con gli altri compagni. E materiali didattici ad hoc: i libri trascritti in Braille o con i caratteri ingranditi, i pc con le periferiche.

Come faranno, senza tutto questo? Saranno bocciati? Resteranno indietro? Perderanno anche quello che avevano già appreso? Il problema c’è, ed è urgentissimo. «La tiflopedagogia non può essere soppressa o ridotta a semplice assistenza scolastica». Oggi a Milano contiamo tanti laureati, professionisti eccellenti che sono ciechi. Rischiamo di non averne più». Anzi: «Un cieco senza formazione, inutile girarci intorno, diventa un peso. Un costo più grande, per la città».

Elisabetta Andreis
dal Corriere della Sera ed. Milano del 25/05/2015

 Risposta di Città metropolitana e Regione Lombardia sul Corriere del 26 maggio 2015

Ha colpito nel vivo l’allarme lanciato dall’Unione Ciechi e Ipovedenti che denuncia per il secondo anno scolastico di fila l’assenza dei fondi pubblici necessari a 150 bambini per poter studiare. Sparite le Province, che fino al 2014 garantivano la copertura, e nell’incertezza di competenze tra le istituzioni, «nessuno si fa carico del problema», aveva detto Rodolfo Masto, presidente dell’associazione. Immediata la risposta della Città Metropolitana per bocca di Rosaria Iardino, consigliera al Welfare: «Entro giugno partirà un tavolo di lavoro sulle disabilità. In ogni caso, il servizio essenziale, l’assistente che accompagna gli studenti ciechi, non è mai venuto meno. L’Unione è ingiusta e ingenerosa». Replica Masto: «Come ci si può accontentare di un tavolo che inizia ora e non si sa quando finisce? A giugno si concordano i progetti formativi e i libri da trascrivere in braille per settembre...». Dal canto suo la Regione rimbalza: «Dei fondi che mancano dovrebbe farsi carico la Città Metropolitana. Noi facciamo già la nostra parte».

Elisabetta Andreis

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