L’Istituto dei ciechi vede lontano

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Facciata dell'Istituto dei Ciechi

«Non vedere può essere la condizione normale di un individuo e mi rifiuto di definire queste persone videolesi o diversamente abili come solitamente accade. Il nostro Istituto comunica il valore del non vedere». Parole appassionate per Giancarlo Abba, direttore scientifico dell’Istituto dei ciechi di Milano. Da 44 anni il suo tempo scorre nelle sale austere dell’istituzione di via Vivaio dove si moltiplicano sempre di più le occasioni per varcare la soglia.
Visitate la mostra «Dialogo nel buio» e vi accorgerete quanto sia appropriato il sottotitolo del percorso: «Non occorre guardare per vedere lontano» e di come sia possibile andare oltre lo sguardo che si posa sulle cose. Scoprite la potenza dei sensi, il prezioso affidarsi al tatto, all’udito, all’olfatto, al gusto e attraverso di essi vivere una dimensione diversa senza le barriere immaginate della cecità.

«Il nostro lavoro è concentrato soprattutto — continua Abba — sulle nuove professioni a cui preparare i non vedenti e, in parallelo, l’attenzione è alta per sviluppare l’autonomia personale. Molto spesso a ostacolare e a complicare questo cammino subentrano limitazioni e barriere di diversa natura». Proprio su questi obiettivi l’Istituto organizza workshop come quello previsto per il 27 marzo rivolto a istituzioni, datori di lavoro, responsabili delle risorse umane e della sicurezza ma anche ad organizzazioni sindacali.
L’Istituto è un luogo di produzione rivolto a soddisfare le particolari necessità di questo mondo. Oltre ad una tipografia dove si traducono libri scolastici in Braille da quelli normalmente impiegati nelle scuole, si producono modelli in rilievo di monumenti o palazzi consentendone la comprensione architettonica.
«La terza direzione in cui ci muoviamo riguarda la cultura — nota il direttore — organizzando mostre, incontri e iniziative di varia natura». Le proposte sono numerose e continue dimostrando la ricca progettualità del mondo dei non vedenti.

L’istituzione di via Vivaio con radici nella metà dell’Ottocento, è proiettato verso il futuro guardando all’innovazione tecnologica e facendo leva, in particolare, sul centro informatico di cui dispone. L’anima del centro ma anche delle iniziative più ricche e stimolanti dell’Istituto è Franco Lisi, non vedente dall’età di tre anni, specialista nell’Information Technology, due lauree in sociologia e scienze politiche. Dal 1995 quando i computer ancora timidamente si affacciavano nei luoghi di lavoro, lui mette a punto il sistema informatico capace di garantire all’Istituto una potenzialità prima impensabile. Ma al di là di questa responsabilità legata alla formazione professionale e alla sicurezza, Lisi guarda, agisce e inventa momenti rivolti all’esterno per sviluppare un’«alfabetizzazione emozionale», come la chiama.

Così ha condotto l’esperienza di «Dialogo nel buio» nell’Istituto dopo la sua prima edizione a Palazzo Reale nel 2003 trasformandolo in un appuntamento sempre aperto. «Il buio aiuta a comunicare — nota Lisi —, si offre come un’opportunità, una risorsa che sprigiona il potere degli altri sensi e diventa un legame, favorendo lo scambio». Alla mostra si sono aggiunti poi gli aperitivi, la cena e il teatro al buio oltre ad occasioni più particolari come concerti con il coro Gospel. Risultato: circa 50 mila persone all’anno, soprattutto giovani, animano le iniziative talvolta «esportate» anche in altre città (da Udine a Verona, a Torino. E Lisi con l’Istituto saranno ora protagonisti pure all’Expo 2015 dove al buio si farà vivere la Vucciria di Guttuso. Impossibile ? Con l’entusiasmo di Franco Lisi, nulla è impossibile

di Giovanni Caprara
da Il Corriere della Sera ed. Milano del 23/03/2015

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