I paramenti sacri dell’Istituto dei Ciechi

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Paramenti storici esposti all'Istituto dei Ciechi di MilanoAll’interno della raccolta museale dell’Istituto non mancano oggetti e carte d’archivio che testimoniano e documentano l’assolvimento delle funzioni religiose svolte un tempo da parte dei rettori e degli assistenti spirituali nella cappella dell’Istituto per la comunità degli allievi. Ancora si conservano gelosamente alcuni dei preziosi manufatti appartenuti a monsignor Luigi Vitali e Pietro Stoppani, altri sono stati rinvenuti nelle cantine: si tratta di calici, paramenti, reliquie ed altri oggetti destinati al culto (come ad esempio la cassetta dell’estrema unzione, il campanello liturgico, i candelabri); manufatti utilizzati per officiare e celebrare i sacramenti che assumono oggi un preciso valore storico e sono parte integrante del patrimonio culturale dell’Ente.

Al secondo piano dell’Istituto sono esposti per chi volesse visionarli o avesse qualche curiosità alcuni paramenti sacri restaurati tra il 30 novembre 2004 e il 15 febbraio 2005 a cura del Laboratorio Restauro Tessile sito nell’Abbazia Benedettina “Mater Ecclesie” presso l’Isola San Giulio. Si tratta di pianeta, stola e manipolo. Forniamo qualche dettaglio.

Sappiamo che lo svolgimento delle cerimonie sacre obbedisce a precise regole emanate dalla Chiesa; nel contesto liturgico ciascun atto, così come l'uso e la conformazione dei paramenti, delle suppellettili e degli arredi sacri ha sempre rimandato a un significato simbolico immediatamente comprensibile ai fedeli.

La pianeta (casula, planeta) è il paramento fondamentale per la celebrazione della S. Messa. Originariamente non era altro che una sorta di mantello utilizzato dal prete per ripararsi dal maltempo, solo in epoca relativamente recente fu tramutata in veste sacra e ne venne, in parte, cambiato l'aspetto. Specificatamente, le pianete in possesso dell'Istituto sono di tipo romano in cui i tagli laterali della parte anteriore sono moderati; l'apertura per il capo ha forma di trapezio con un’ampia scollatura sul davanti. La cucitura che congiunge la parte anteriore alla posteriore del paramento non è sulle spalle, ma dinanzi al petto, in tal modo il vestito si compone di due porzioni molto disuguali fra loro, una molto più estesa posteriormente da risultare visibile ai fedeli e l'altra molto più ridotta anteriormente. L'ornamento consiste in una striscia verticale nel mezzo della parte posteriore, la cosiddetta “colonna” ovvero una specie di T-Croce sul davanti ed un largo bordo intorno al collo.

Nella liturgia, le pianete di colore rosso sono da sempre associate al sangue e al fuoco e sono usate nella solennità della Pentecoste, nella celebrazione della Domenica delle Palme, del Venerdì Santo, della festa dell'Esaltazione della Croce, delle feste degli Apostoli e delle Commemorazioni dei martiri. Le pianete di colore bianco possono essere utilizzate ogni giorno dai sacerdoti, a prescindere dal tempo liturgico e dalla festività in corso, tuttavia il bianco, simboleggiando la luce e la vita, ricorre molto spesso in occasione del Battesimo, della Comunione, della Cresima e del Santo Natale. La stola, invece, è entrata a far parte dell'abbigliamento sacerdotale probabilmente in età franca. Realizzata con una striscia di stoffa uguale a quella delle pianete, spesso è il risultato dell'unione di più frammenti di tessuto, talora simili solo nel colore. Il decoro è costituito da tre croci poste rispettivamente ai due capi ed al centro. Essa veniva indossata in maniere diverse: dal sacerdote, sulle spalle, i lati corti incrociati sul petto; dal diacono, a tracolla, dalla spalla sinistra al fianco destro; dal vescovo, al collo, le estremità pendenti sul davanti.

Il manipolo di forma uguale alla stola, di dimensioni più piccole, spesso confezionato con molti piccoli frammenti di stoffa, è anch'esso decorato da croci sulle estremità ed al centro. Sui lati lunghi sono fissati due nastri per fermarlo all'avambraccio sinistro dell'officiante da cui il nome di manipolo cioè fascetto.

RocchettoIl rocchetto è una veste liturgica molto simile alla cotta ma con maniche più strette. È di tela di lino con merletto all’orlo inferiore e alle maniche. Sui polsi, in trasparenza si applica il colore corrispondente alla dignità: viola per i vescovi, rosso per i cardinali (come nel nostro caso).

I due parati – presenti in collezione –sono identici nel disegno ma di colore diverso: il primo è in seta rossa mentre il secondo è in seta color avorio. Sono stati eseguiti dalla ditta Manenti Angelo di Milano nel 1969. L’identico disegno dei paramenti è stato ricamato con fili metallici dorati ed è composto da ampie ed esili volute ornate da elementi floreali quali foglie d’acanto e fiori stilizzati mentre al centro della pianeta dei cespi di foglie simulanti vasi contenenti mazzi di fiori riempiono tutto lo spazio. Le cuciture sono state nascoste da “galloni” ovvero lunghe strisce a nastro intrecciato, anch’essi ricamati con filo dorato. Entrambi i paramenti si completano di stola e il manipolo di identica fattura.

StolaPianeta rossaPianeta rossa

Per il primo manufatto, ovvero quello in raso di seta rossa, appariva - prima dell’intervento di restauro - in discrete condizioni ad eccezione per alcuni rammendi presenti sulla parte anteriore della pianeta. Differente invece lo stato di conservazione del ricamo eseguito completamente con materiale metallico: i punti di fermatura avevano ceduto in diversi tratti provocando sollevamenti a catena e perdite - anche se non ingenti - di paillettes dorate bombate. Il ricamo in filo metallico oltre ad uno stato generale di ossidazione presentava anche la rottura di numerose imbottiture di cartone. Con l'intervento si è restituita nuova solidità al tessuto e si è arginata una situazione di degrado che, nel giro di breve tempo, avrebbe potuto degenerare rendendo i paramenti indecorosi.

StolaPianeta biancaPianeta bianca

Per il secondo manufatto in color avorio, solo la pianeta risultava notevolmente degradata, particolarmente nella zona superiore del davanti in corrispondenza dei degradi di maggior usura, solitamente causati dalla lacerazione del sottilissimo ordito di seta. Per ovviare a questo inconveniente, durante l’intervento di restauro, si è posto rimedio eseguendo dei rammendi fittissimi che ne simulavano l'effetto. Il ricamo in filo metallico, ormai leggermente brunito dall'ossidazione presentava diversi fili sollevati, particolarmente sulla parte anteriore della pianeta, lasciando visibile l'"accia" giallo-oro interna ovvero il fascio di filo giallo-oro che costituisce l'anima interna. Con l'intervento di restauro è stato restituito nuovo decoro ai paramenti che lo stato di degrado aveva deturpato.

Melissa Tondi, conservatore museale
Enrica Panzeri, archivista

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