Se la velocità ci fa perdere tempo

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Luis Sepúlveda all'Istituto dei Ciechi di Milano.

Luis Sepúlveda "Non importa quanto sei lento se sai dove vuoi arrivare"
Storie di lentezza, lealtà e solidarietà alla presentazione di "Trilogia dell'amicizia", l'ultimo libro dello scrittore cileno all'Istituto dei Ciechi di Milano.
20 novembre 2014 - 20 novembre 2014

A cosa ti serve una macchina che fa 230 chilometri all'ora se non sai dove andare?

Così Luis Sepúlveda si è rivolto alla giovane platea giunta all'Istituto dei Ciechi di Milano per la presentazione del suo ultimo libro "Trilogia dell'amicizia"
Lo scrittore cileno, durante la giornata dedicata ai diritti dell'infanzia, ha voluto incontrare i lettori più giovani per parlare di sé e dei temi che ispirano tutta la sua letteratura: la lentezza, l'amicizia e la solidarietà.

E una critica al mito della velocità viene proprio dall'ultimo suo racconto che ha come protagonista una lumaca, ispirato dalla disarmante domanda del nipotino di 7 anni: perché le lumache vanno così piano?.
«Non potevo spiegarglielo scientificamente» racconta Sepúlveda «così gli ho risposto ‘adesso lasciami pensare, la risposta ti arriverà molto lentamente’. Poi mi sono messo a scrivere, e così è nata la storia».

Sepúlveda ha poi esteso la sua critica alla velocità con cui si riescono a reperire le informazioni su internet. «La vera informazione non sono i dati che tutti possiamo avere da google in pochi secondi, ma arriva dalla lettura lenta e meditata di libri e giornali. Ottenere informazioni così velocemente significa in realtà perdere il proprio tempo».

Dalla velocità si passa all’amicizia che è il motivo che percorre tutti e tre i racconti della Trilogia, dove i protagonisti sono sempre animali: "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", "Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico", "Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza".

«Per me l’amicizia è una cosa importantissima» spiega Sepúlveda «noi esseri umani siamo fondatori di universi emozionali. Uno di questi è la famiglia, ma quando i figli volano via ciò che rimane sono gli amici con i quali è bello condividere tutto. Un amico è come un fratello e una sorella».

La bellezza della lealtà e dell'amicizia sono una scoperta avvenuta in giovane età: «Quando avevo 10 anni incominciai la mia avventura di lettore con i libri di Emilio Salgari. Però non mi immedesimavo in Sandokan ma nel suo amico Janez, per la lealtà e fedeltà portati all'estremo. Janez si giocava la vita per aiutare l'amico ed è bello poter essere così leali».

Lo stile è fondamentale e deve portare il messaggio a tutti, in particolare ai lettori più giovani. «Quando ho incominciato a scrivere ho sentito il peso di una sfida terribile. Sapevo che i ragazzi amano un linguaggio diretto ma allo stesso tempo poetico: senza ambiguità, ma con una porta aperta all'immaginazione. Buona parte dell'impegno della mia letteratura, in particolare della Trilogia, è per un lettore determinato: con pochi anni, poca esperienza, ma con il futuro davanti».

 

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