Tutti al lavoro

Postato in Istituto dei Ciechi
Mani che lavorano su un display braille e su una tastiera tradizionale di un portatile.

Si tratta di percorsi di formazione e inserimento lavorativo e di corsi di riqualificazione professionale per il mantenimento del lavoro. Una sfida nella sfida. Considerando che dal 2008, è noto, stiamo vivendo in un periodo di crisi economica e di cambiamento epocale dell'economia e di conseguenza del lavoro. La pratica decennale dei servizi dedicati al lavoro ha condotto all'elaborazione di un modello d'intervento frutto del lavoro dell'Istituto dei Ciechi di Milano e del Consiglio regionale lombardo e delle sezioni provinciali di Brescia e Varese dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

«I nostri servizi al lavoro prendono il via con il progetto Emergo che la Provincia di Milano ha avviato nel 2005, dal quale però si distinguono per specificità e per essere andati oltre il territorio provinciale» ha specificato Franco Lisi, responsabile del Servizio al lavoro dell'Istituto di via Vivaio.

«Un sistema che ha unito le risorse, per migliorare i risultati» è intervenuto Nicola Stilla, presidente del Consiglio regionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti «che intende conseguire una omogeneità di prassi, a partire da quella dei finanziamenti. Un modo di fare rete che con la cancellazione delle province attende di sapere chi sarà il suo nuovo interlocutore, essendo il tema lavoro di competenza dell'amministrazione provinciale».

L'esperienza lombarda, sia pure nella sua specificità, come ha sottolineato il direttore scientifico Giancarlo Abba, può essere un contributo a valenza nazionale. «Da qualche anno stiamo lavorando su questi temi e possiamo dire che stiamo mettendo a punto dei tracciati» ha affermato Abba. «Stiamo sperimentando modelli partendo dai bisogni delle persone con disabilità visiva e mettendo queste stesse persone al centro dell'intervento».

«In questi anni sono state almeno 400 le persone seguite dai servizi al lavoro» ha specificato Franco Lisi, «un numero considerevole perché, a nostro avviso, nel servizio al lavoro vanno comprese anche tutte quelle attività di segnalazioni, di incontro fra domanda e offerta, oltre ai veri e propri percorsi formativi e di riqualificazione».

Il servizio al lavoro dell'Istituto dei Ciechi di Milano è un processo che comincia dall'analisi dettagliata del candidato. Occorre, infatti, conoscere la sua storia personale ed eventualmente professionale, la sua dimestichezza con gli ausili tecnologici, il suo grado di autonomia nel muoversi in città. La stessa accurata indagine è fatta con riguardo alle aziende per conoscere, ad esempio, la dotazione di software e hardware compatibili con gli ausili. Segue poi un periodo formativo variabile dalle 50 alle 70 ore articolato in tre fasi: alfabetizzazione informatica, una preparazione per ricoprire la mansione in azienda, un corso di mobilità e orientamento in autonomia che comprende anche il percorso casa-lavoro. A volte il lavoratore segue tutti e tre i passaggi, altre volte anche uno solo, in base alle sue esigenze pratiche. «Un cerchio - hanno precisato gli operatori docenti ed esperti coinvolti nel servizio al lavoro - perché questo percorso non è una linea retta con un capolinea, ma un cerchio, perché il sistema è sempre a disposizione per continuare ad accompagnare il lavoratore in eventuali cambi di mansione o di posto di lavoro o di profilo lavorativo». E proprio i lavoratori sono stati i protagonisti dell'evento di Milano, perché si sono messi a disposizione del pubblico per incontri face to face. "Il Corriere dei Ciechi" ha raccolto la storia di alcuni di loro.

Gianmarco Panza, 42 anni è ingegnere informatico ed è ricercatore senior al Cefriel del Politecnico di Milano. «Mi occupo di progetti nel settore delle telecomunicazioni; in questo momento sto seguendo lo sviluppo di applicazioni di telemedicina che consentiranno controlli medici di routine e di emergenza da remoto, vale a dire senza la presenza fisica del medico. Ad esempio, pensiamo a un incidente stradale, quando il pronto soccorso riceve i feriti ha già avuto minuti prima molte informazioni riguardo le persone da curare. Questo accelera e migliora gli interventi». Gianmarco all'Istituto dei Ciechi di Milano ha seguito il percorso di mobilità in autonomia. «Ho migliorato la qualità della mia vita. Vivo a Milano da solo, i miei genitori sono a Verona. Prima tutti i sabato tornavo per fare il cambio biancheria e venivo rifornito di cibi per la settimana. Ora invece resto a Milano anche nei fine settimana, ho imparato a muovermi in autonomia. Se mi capitano trasferte per lavoro, ora le posso affrontare».

Roberto Intravaia, 41 anni, lavora al casellario giudiziale della Procura del Tribunale di Milano. Prima lavorava al Tribunale di Cassano come centralinista. «Quella sede di Tribunale è stata chiusa per la riorganizzazione della PA, così prima che ciò accadesse ho cominciato a capire come fare per ricollocarmi. L'Istituto dei Ciechi mi ha messo in contatto con il mio nuovo datore di lavoro, il Tribunale di Milano, che stava cercando una figura amministrativa con i miei requisiti. Per la mia dimestichezza con gli strumenti informatici, sono riuscito a trovare spazio nella filiera della produzione dei certificati penali». Il lavoro di Roberto è questo: «Un mio collega riceve le richieste via e-mail, io compilo il certificato richiesto che metto a disposizione di un collega che procede con timbri e altre formalità e la catena continua sino a che il certificato arriva allo sportello pronto per il ritiro da parte dei cittadini. Al giorno riusciamo a lavorare in media 120 certificati». Da zero a dieci, quanto questo lavoro ti piace? "Molto. Sento di dare un concreto contributo al mio ufficio".

Cosimina Galgano, oggi è funzionario Inps, ha cominciato, però, come operatrice al call center Inps. La riforma della PA nel 2009 ha imposto la digitalizzazione di molti servizi come quelli del centralino telefonico e di sportello. Da ciò però nasce una nuova opportunità per il personale non vedente. «Chi faceva il centralinista ha avuto la possibilità di diventare operatore del nuovo call center creato per sostituire le attività informative date agli sportelli» racconta Cosimina. «E per andare incontro alle richieste di una parte della popolazione, soprattutto anziana, che non usa internet e quindi esclusa dalla consultazione online, è stata creata un'apposita centrale telefonica. Fra gli operatori che rispondono anche persone non vedenti».

Anche Gerardo Greco ha dovuto cambiare mansione. «Prima che la malattia degenerasse preparavo i macchinari per le lavorazioni del metallo. Una mansione che solo un vedente può fare. In base al tipo di lavorazione eseguita dai colleghi, dovevo montare sull'apparecchio determinate punte, lame e così via. Grazie all'intervento di Angela Mazzetti, presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Varese e la disponibilità del titolare dell'Iselfa morsetterie, da sei anni lavoro sempre in quella ditta perché sono state cambiate le mie mansioni, oggi faccio assemblaggio dei pezzi. È stato così possibile mantenere il mio posto di lavoro». Ad aiutarlo, come abbiamo sentito, la sezione di Varese dell'UICI che insieme a quella di Brescia fa parte della rete dei servizi al lavoro di cui è capofila l'Istituto dei Ciechi di Milano. Paolo Ambrosi, vice presidente UICI di Brescia afferma: «Abbiamo una cinquantina di persone che stanno seguendo un percorso formativo di riqualificazione. Consideriamo molto positivo il cammino fatto sin qui insieme agli altri partner che permette lo scambio di informazioni e l'unione delle forze quando occorre fare richieste alle istituzioni».

Riqualificazione anche per una ventina di persone non vedenti dipendenti di UniCredit, nel corso degli ultimi 18 mesi. «Il Gruppo ha riorganizzato i centralini adottando nuove tecnologie» ha affermato Anna Montefiori del settore Risorse umane di UniCredit. «Alcuni centralinisti non vedenti erano in grado di utilizzarle, per gli altri si è reso necessario un corso di aggiornamento che è stato svolto in collaborazione con l'Istituto dei Ciechi di Milano. Una formazione personalizzata avvenuta in UniCredit». Nel gruppo bancario collaborano, a vario titolo, un centinaio di persone con disabilità visive.

Jessica Buttiglione e Daniela Bolognese sono due delle dieci persone con disabilità visiva impiegate alla centrale telefonica di Alliance Global Assistance. «Dopo aver perso la vista per una malattia degenerativa, sono rimasta a casa senza lavorare per cinque anni» racconta Daniela. «Con il percorso di riqualificazione fatto insieme all'Istituto dei Ciechi di Milano, ho ritrovato me stessa. Oggi posso dire di essere soddisfatta perché ho di nuovo un lavoro che mi fa sentire una persona a pieno titolo». Jessica, 22 anni, è al suo primo lavoro. «Quando mi hanno detto che un'azienda assumeva ciechi pensavo mi prendessero in giro. Pensavo accadesse solo nelle favole. Invece posso dire che è vero. Che mi sento utile, che ogni giorno faccio un lavoro al pari di tutti i miei colleghi. A differenza di Daniela, io sono cieca dalla nascita, grazie al corso di mobilità dell'Istituto dei Ciechi ho imparato molte cose. La prima è quella di chiedere. Prima, chiedere aiuto alla gente, ai passanti, mi metteva a disagio, ora non più».

Florinda Trombetta, 34 anni, lavora in Adecco, società leader nella ricerca del personale, nel campo della formazione. Florinda si occupa, infatti, dell'organizzazione di corsi che sono rivolti a diverse tipologie di profili lavorativi: dagli artigiani ai project manager. «Ho la fortuna di avere capi che mi coinvolgono sempre» dice Florinda. «Anch'io sono propositiva perché mi piace migliorare, aggiungere qualcosa di nuovo al mio lavoro. Collaboro inoltre con Fondazione Adecco per le pari opportunità, nata per seguire progetti di inserimento lavorativo di persone, per diverse ragioni, ai margini del mondo del lavoro. Volentieri presto la mia testimonianza di lavoratore con disabilità visiva e di atleta del canottaggio paralimpico. Ci vuole impegno sia nello studio che nella ricerca del lavoro, ma si può fare». Come diceva Paolo Bentivoglio, uno dei fondatori dell'Unione Italiana dei Ciechi: «Il lavoro è luce che ritorna».

di Carmen Morrone
Articolo apparso su Corriere dei ciechi

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