Il maestro Macinanti in Istituto per la registrazione dell’opera omnia dell'organista Marco Enrico Bossi

on . Postato in Istituto dei Ciechi
Il maestro Andrea Macinanti alla consolle dell'organo dell'Istituto

Appena conclusi i lavori di restauro dell’organo di Sala Barozzi, mercoledì 9 settembre si è svolta la sessione finale di registrazione dell’opera omnia di Marco Enrico Bossi, eseguita dall’organista Andrea Macinanti. Un lavoro discografico durato più di dieci anni che esplora il mondo musicale del più grande organista italiano del Novecento. L’ultimo dei 17 cd dell’opera viene dunque realizzato sull'organo di Sala Barozzi, inaugurato dallo stesso Bossi nel 1919

Maestro Macinanti, perché è importante la figura di Marco Enrico Bossi?

Marco Enrico Bossi nel 1905Marco Enrico Bossi è indubbiamente il personaggio più importante del mondo organistico italiano.  

Il suo lavoro si concentra non solo in una monumentale produzione organistica ma in una creatività che ha esplorato tutti i campi della musica: da quella cameristica al pianoforte, dalla musica vocale alla produzione teatrale. È stato direttore degli istituti musicali di Venezia, Bologna e Santa Cecilia.  

Fu maestro dell’avvocato Emanuele Gianturco che, una volta diventato ministro della pubblica istruzione, diede lui la possibilità di riformare radicalmente tutti i programmi degli istituti musicali italiani. Programmi che sono stati in vigore fino a non molto tempo fa.  

Bossi è stato il primo concertista italiano a valicare le frontiere della patria per tenere concerti in tutta Europa fino alla clamorosa tournee americana. Morì tragicamente per un'otite durante la traversata di ritorno dall’America nel 1925.

Ci parli del lavoro di registrazione della sua opera omnia, che la vede impegnato da molti anni...

La registrazione all’Istituto dei Ciechi conclude l’opera integrale per organo di Bossi, e comprende tutte le sue composizioni originali e le trascrizioni, per un totale di 17 cd. È stata registrata su strumenti che appartennero al compasso temporale di Bossi, se non addirittura su organi inaugurati da lui stesso. L'intento è stato creare un archivio storico del suo mondo musicale. Sono dieci anni che ci stiamo lavorando...

L’opera verrà pubblicata per la casa editrice Tactus, che si è nel tempo specializzata nel repertorio italiano. Presso l’Istituto stiamo registrando le ultime sei trascrizioni stampate postume negli Stati Uniti tra 1926 e 1927. L’opera integrale fu eseguita per merito del maestro Arturo Sacchetti che ne eseguì grande parte negli anni 80. Fino ad oggi non è mai stata affrontata la registrazione integrale.  

Perché ha scelto l’organo dell’Istituto dei Ciechi per concludere la registrazione di questo lavoro?

Andrea Macinanti con l'organista Emanuele Vianelli e l'archivista Enrica Panzeri durante una ricerca nell'archivio storico dell'IstitutoLa scelta dell’organo dell’Istituto dei Ciechi è dovuta al fatto che per ben due volte venne inaugurato da Bossi. È uno strumento grande e originalissimo, concepito per risuonare in due sale attigue: nella cappella (ora adibita alla mostra Dialogo nel Buio ndr) e in Sala Barozzi.  

Il lavoro di recupero è stato titanico. Coloro che hanno lavorato si sono distinti per precisione e straordinaria acribia per recuperare le particolarità foniche. L’organo oggi si attesta come il più importante strumento da concerto che abbiamo in Italia. Uno strumento importantissimo che ci auguriamo avrà una vita feconda di arte, cultura e concerti per rilanciare la cultura organistica in Italia, diventando un punto di rilancio e di incoraggiamento per le giovani generazioni. L’organo nulla ha a che vedere con gli strumenti ma piuttosto con il corpo umano che vive e si nutre d'aria, e come il corpo umano è articolato in migliaia di pezzi che si compongono in una meravigliosa unità.  

Quali altri organi ha avuto modo di suonare per realizzare questo lavoro?

Abbiamo utilizzato il Balbiani del Duomo di Como, uno strumento di impareggiabile bellezza. Il Duomo di Como risuona con un’acustica particolare, ma le peculiarità timbriche assomigliano a quello dell’Istituto dei Ciechi.  

Abbiamo inciso quindi all’Istituto Carducci di Como, sul piccolo organo da studio da lui progettato, alla Chiesa dei Servi a Rimini, dove si trova l’ultimo strumento che suonò prima di partire per gli Stati Uniti.  

Perché ha sentito il bisogno di dedicarsi a un'impresa discografica così imponente?

Perché Marco Enrico Bossi è stato un grandissimo italiano. Siamo sempre stati ingiustamente esterofili. Il mio desiderio è dare un piccolo contributo a questo grande italiano che è stato ammirato da tutti i più grandi musicisti del suo tempo. E che ha riformato il modo di studiare l’organo e di suonarlo e, più in generale, ha rinnovato i programmi di studi dei nostri conservatori.   

Bossi fu edito dai più grandi stampatori del suo tempo e poi anche negli Stati Uniti. Fece trionfali concerti a Philadelphia e New York durante la sua tournee. Successi così clamorosi gli italiani li ottennero solo con Rodolfo Valentino, Enrico Caruso o Giacomo Puccini. Per il resto, non godevano di grande considerazione all’estero. Bossi portò alla notorietà internazionale la musica italiana, suonando insieme ai più grandi organisti del suo tempo, che lo consideravano il maestro.

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