Fondi tagliati, assistenza e aiuti negati ai bambini non vedenti

Postato in Istituto dei Ciechi
Interprete della lingua dei segni durante l'incontro

Per un alunno non vendente studiare su un libro stampato in nero è impossibile, ed è altrettanto difficile che un insegnante che non conosce la lingua dei segni possa aiutare uno studente sordo muto.
Eppure, dal primo di gennaio, questa potrebbe essere la situazione delle nostre scuole se non si interviene subito. A farsi carico degli alunni con disabilità sensoriali - circa 4500 in Lombardia - sono le Provincie che però, dopo essere state formalmente abolite dalla legge Delrio, si trovano a fronteggiare una delicata fase di transizione.

«L'assistenza per gli alunni con queste gravi disabilità è a rischio - spiega Nicola Stilla, presidente regionale dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti -. Servono testi in braille, a caratteri ingranditi per gli ipovedenti, libri garantiti dal sistema pubblico e che dal prossimo anno potrebbero non esserci più. Peraltro già questo settembre sono arrivati con un fastidioso ritardo. Ma le Provincie garantiscono anche gli educatori che conoscono il linguaggio dei segni, dei consulenti psicologi, tutte misure che costruiscono la vera inclusione scolastica».

Su questi temi si è svolto un incontro d'emergenza all'Istituto dei Ciechi tra le associazioni che difendono gli alunni con disabilità sensoriali e i rappresentanti di tutte le province lombarde. All'incontro erano presenti famiglie, educatori e insegnanti per sollecitare alle istituzioni una soluzione al problema.

«Troppi tagli sulle risorse per specialisti e materiali. Così si nega il diritto allo studio e all’integrazione», hanno spiegato i genitori. La protesta era iniziata a maggio, dopo lo scioglimento della Provincia dovevano essere definite le competenze e i fondi erano bloccati. «Un passo avanti è stato fatto- dice il presidente dell’Unione Ciechi di Milano, Rodolfo Masto. Una delibera regionale ha attribuito le competenze a Province e Città Metropolitana».

Resta il nodo delle risorse. «Insufficienti - protestano i genitori -. È garantita la presenza degli assistenti lettori ma c’è bisogno di altri aiuti, e dei materiali, dai libri in Braille alle cartine in rilievo».
Secondo l’Unione Ciechi i genitori rischiano di non avere la consulenza del tiflologo, lo specialista che definisce con gli insegnanti programmi e metodi.

«Lo scorso anno questi servizi sono stati erogati dall'Istituto dei Ciechi a 120 studenti con una spesa di trecentomila euro. Ma oggi non abbiamo più fondi», conclude il presidente Masto sottolineando l'importanza di avere interventi specialistici di qualità e omogenei per gli studenti.

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Per un alunno non vendente studiare su un libro stampato in nero è impossibile così come è improbabile che un insegnante che non conosce la lingua dei segni possa aiutare uno studente sordo muto.

Eppure, dal primo di gennaio, questa potrebbe essere la situazione delle nostre scuole se non si interviene subito. A farsi carico degli alunni con disabilità sensoriali - circa 4500 in Lombardia - sono le Provincie, che formalmente abolite dalla legge Delrio, sono in una fase di transizione delicata.

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