«Occorre ristabilire il nesso fra parola e realtà»

on . Postato in Istituto dei Ciechi

Per un giornalista riflettere sulla parola può apparire scontato, un po' come interrogarsi sull'aria. Eppure è una riflessione necessaria dal momento che si usano sempre più parole per riempire canali di comunicazione che si fanno sempre più numerosi. Con la conseguenza le parole perdono il loro significato o smettono di riferirsi alle cose che designano. E così nel linguaggio giornalistico un semplice passante che ha assistito a un incidente d'auto diventa un “supertestimone”. Le giornate "storiche" si succedono con cadenza quotidiana, servizi realizzati in poche ore senza muoversi dalla redazione vengono chiamati "inchieste".

Hanno discusso su questi temi l’arcivescovo di Milano Angelo Scola e il direttore del quotidiano La stampa Mario Calabresi, moderati dalla giornalista televisiva di La7 Alessandra Sardoni. L'incontro si è svolto nella Sala Barozzi dell'Istituto dei Ciechi di Milano sabato 21 febbraio 2015, alla presenza di numerosi professionisti della comunicazione e studenti di giornalismo.

ScolaGiornalisti2015Pic 01ScolaGiornalisti2015Pic 03ScolaGiornalisti2015Pic 05

 L'arcivescovo di Milano Angelo Scola visita la mostra di Luigi Turati. © Foto Marco Rolando ScolaGiornalisti2015Pic 03ScolaGiornalisti2015Pic 05

Sollecitato dalla Sardoni sulla perdita di corrispondenza fra parole e realtà, il cardinale Scola ha affermato che «le parole sono troppe quando non sono vere. Le sentiamo come eccessive se non arrivano alla realtà profonda e diventano involventi, talvolta fuorvianti». L’ha espresso anche Papa Francesco, ha ricordato Scola, incontrando i giornalisti di Tv2000 a metà dicembre. «Disse che il primo compito della stampa è risvegliare le parole. E per risvegliarle, - ha aggiunto il cardinale - l’unica strada è renderle rivelative della realtà: la comunichino e non pretendano di crearla». Per il cardinale occorre chiamare le cose per nome, semplificare e non usare gli stessi termini per realtà radicalmente diverse.

L’arcivescovo per suggerire la necessità di semplificazione ricorda Michelangelo Buonarroti, il quale sosteneva di limitarsi a togliere, dal blocco di marmo grezzo, ciò che era necessario per svelare la figura desiderata. Come Beppe Fenoglio, ha aggiunto il direttore Mario Calabresi, «che scriveva e poi alleggeriva, ripuliva, perdeva tempo a trovare l’esatta parola che corrispondesse alla realtà da raccontare». Una dinamica oggi poco frequente, secondo Calabresi, «nella ricerca di indignazione, di suscitare maggiori emozioni. Con l’obiettivo di aumentare ascolti e vendite». I media italiani, ha aggiunto il direttore «si sono illusi che ingrandire fatti e avvenimenti pagasse. Interpretando sempre il calo delle vendite con la crisi economica o la crescita del digitale. Secondo me - ha chiosato - un fattore da non sottovalutare è la ricerca di risposte e di punti di riferimento da parte delle persone».

ScolaGiornalisti2015Pic 01ScolaGiornalisti2015Pic 03ScolaGiornalisti2015Pic 05

 Il Cardinale Angelo Scola con una copia in codice braille del suo libro “Un nuovo umanesimo” realizzato dal Centro stampa dell'Istituto  Il Cardinale Angelo Scola riceve in dono uno zucchetto © Foto Marco Rolando  Il Cardinale Angelo Scola riceve il premio giornalistico Pierluigi Golino da Rodolfo Masto

A margine dell'incontro Rodolfo Masto, commissario straordinario dell'Istituto dei Ciechi, ha consegnato al Cardinale «il premio in memoria del giornalista Pierluigi Golino, per aver mantenuto qui l’incontro, diventando alfiere dei sogni e delle aspirazioni di chi vede con gli occhi del cuore». «Oggi - ha ricordato Masto - è la giornata del Braille. Voglio ricordare in quest’occasione i 150 studenti di Milano e provincia con difficoltà alla vista che da quest’anno, a causa dei tagli, non avranno più sostegno scolastico».

Nella mattinata c'è stata anche l'inaugurazione della mostra dello scultore non vedente Luigi Turati, che, al Cardinale, ha voluto donare un "germoglio" in legno da lui scolpito, come buon auspicio per il futuro.

L'incontro si è concluso con un “aperitivo” a “Dialogo nel buio”, la mostra-percorso dove i visitatori scoprono ambienti immersi nell'oscurità completa accompagnati da guide non vedenti.

 

Questo sito o gli strumenti installati forniti da terze parti si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy.

Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione si acconsente all'uso di cookie.