"Occhi virtuali", così i non vedenti potranno ammirare l'arte

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Un modello in rilievo di un edificio storico esplorato con le mani.

Basterebbe che ad aprirsi fossero solo le porte dei musei, perché questo progetto possa tramutare l’accesso all’arte per i non vedenti in una realtà concreta. È davvero possibile che anche i disabili visivi possano “vedere” una scultura o un’opera architettonica? Fabio D’Agnano e Serena Ruffato sono convinti di sì. Il primo, docente allo Iuav di Venezia, la seconda, sua studentessa al master in Architettura digitale, hanno dato vita a un progetto per rendere possibile la fruizione delle emozioni trasmesse dalle opere d’arte anche a chi non può usare gli occhi. Sfruttando gli altri sensi.

“L’arte fa parte del nostro immaginario, come il cibo che mangiamo e la lingua che parliamo. Ma i disabili visivi hanno un accesso limitato a questo patrimonio dell’umanità. - spiegano -. Ciò però non esclude che i non vedenti possano percepire l’arte con il tatto e con l’udito”. Da qui l’intuizione di utilizzare repliche mute di opere d’arte e trasformarle in modelli parlanti, grazie all’esperienza tattile associata alla fruizione di contenuti audio.

L’idea, tutto sommato semplice, non era mai stata messa a punto da nessuno in precedenza. Quello che D’Agnano e Serena Ruffato fanno è produrre modelli tridimensionali in gesso di sculture e edifici, sui quali installano dei sensori in specifici punti. Si tratta di semplici sensori Nfc, come quelli che fanno funzionare le schede elettroniche utilizzate come chiavi per le camere d’albergo. Il non vedente può toccare il modello, leggendo la forma dell’opera con le dita, e uno speciale lettore, indossato come un anello, quando si trova vicino ai sensori fa scattare il collegamento con un’audioguida, o anche con un semplice cellulare o un tablet. Grazie a un’appositaApp, a quel punto parte la descrizione vocale di quello che si sta toccando.

“I modelli non sono semplici riproduzioni, ma vengono realizzati grazie a scansioni 3D, e quindi riportano tutte le caratteristiche reali delle opere d’arte, in scala ridotta. La loro realizzazione è basata poi sulla particolare sensibilità tattile dei non vedenti, per permettere una lettura conforme dei dettagli”, spiega Serena Ruffato. L’idea è nata con la sua tesi di master: “Oggi esistono dei modelli delle opere fatti con fogli di plastica stampati in rilievo al termoform. Contengono brevi descrizioni in linguaggio braille. Io volevo dare ai non vedenti la possibilità di andare oltre”.

I primi modelli sono stati realizzati in collaborazione con l’Istituto dei Ciechi di Milano, dove sono stati testati e via via migliorati secondo le indicazioni fornite dai diretti fruitori. Il progetto è cresciuto fino a diventare una startup, “Tooteko”, che vuole intercettare una nuova fetta di mercato.

“Nel mondo ci sono quasi 300 milioni di disabili visivi. Molti di loro hanno ritenuto finora quello dell’arte come un mondo a loro non accessibile. Ma non è necessariamente così”, spiega D’Agnano.

La startup ha siglato un accordo con “Antenna International”, società leader mondiale nella produzione di audioguide (è la stessa che rifornisce il Louvre di Parigi), per la realizzazione dei contenuti audio: perché anche le descrizioni delle opere devono essere specificatamente realizzate sulla base delle esigenze di un non vedente. “Il disabile visivo vuole essere autonomo, e con i nostri modelli audio-tattili può esserlo davvero”. E le possibilità sono tantissime.

Un cieco può toccare la facciata di una chiesa, ma il suo campo d’azione si ferma secondo i suoi naturali limiti fisici, non può ottenere una completezza tattile dell’opera. Le statue potrebbero essere toccate, ma ovvie ragioni di tutela spesso lo impediscono. C’è poi tutto il mondo della pittura resa “toccabile” grazie alla creazione di modelli in bassorilievo dei dipinti. La sfida, per “Tooteko”, è partire da questo approccio per trovare un varco nella strada di accesso ai musei. Esiste già una lettera d’intenti col Museo Archeologico di Venezia.

Le prime realizzazioni andranno anche al Mart di Rovereto. Obiettivo a medio-lungo termine del progetto – che è stato presentato alla Maker Faire a Roma - è proprio quello di costituire una rete di musei che ospitino le repliche audio-tattili delle proprie opere più significative. Questo per far sì che i disabili visivi possano accedere alle opere d’arte nel loro contesto originario, e non in un “museo delle repliche” riservato ai non vedenti. I musei che aderiranno al progetto entreranno a far parte della rete dei musei accessibili ai disabili visivi, alle loro famiglie, alle scuole, alle associazioni, e in generale al turismo 2.0 che sta nascendo intorno al mondo della disabilità. Senza dimenticare che il brevetto messo a punto potrebbe avere numerose implicazioni in campi diversi da quelli dell’arte. I sensori, ad esempio, potrebbero essere applicati sulle scatole di prodotti alimentari o sulle medicine, al posto delle semplici scritte in braille, per fornire indicazioni su tutte le caratteristiche del prodotto: basterebbe passare il sensore sulla confezione e dal cellulare una voce potrebbe spiegare al non vedente tutto quello che c’è da sapere. Il progetto ha già vinto numerosi premi tra cui, non a caso, quello come “miglior startup ad alto impatto sociale” alla fiera delle startup di Milano.

Giordano Locchi
da Il tempo

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