"Comunità è comunicazione"

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Locandina dell'evento in Sala Barozzi

«Le nostre società devono far ricorso in maniera sistematica alla comunicazione perché, a differenza del passato, hanno assunto una fisionomia plurale. In esse convivono diverse visioni del mondo, che si incontrano e tante volte si scontrano. Dal momento che dobbiamo vivere insieme, occorre percorrere la strada della comunicazione reciproca e costante».
È iniziata con un richiamo sull'importanza della comunicazione nella società l'intervento del Cardinale Scola all'incontro con i giornalisti in occasione della festa di San Francesco di Sales, svoltosi sabato 30 gennaio all'Istituto dei Ciechi di Milano.
Nella magnifica Sala Barozzi, gremita di professionisti dei media, il cardinale Angelo Scola ha dialogato con il giornalista Gianni Riotta editorialista La Stampa, conduttore Rai e docente alla Princeton University.

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A moderare l'incontro c'era Rolla Scolari, direttrice della rivista OASIS che ha subito sollecitato Riotta a ragionare sul tema della comunicazione in rete.

Gianni Riotta. © Foto Marco Rolando«L'errore è considerare la rete uno strumento al pari di una sofisticata macchina da scrivere - ha detto il giornalista. Si tratta invece di un ambiente: è il modo in cui l'uomo del XXI secolo interagisce con la realtà». Un esempio secondo Riotta viene dallo stile comunicativo di Papa Francesco che, pur non utilizzando i social media, ha una risonanza enorme proprio in quegli ambienti digitali che non frequenta.
«Il Papa dice di respingere qualunque regalo di elettronica che abbia più di due tasti, ma evidentemente ciò non lo rende un cattivo comunicatore. Noi tutti siamo su Facebook e Twitter anche se non abbiamo l'account».

Sulla rivoluzione dello stile comunicativo portata da papa Francesco si è soffermato anche Angelo Scola: «Il grande cambiamento operato nella comunicazione da papa Francesco è dato dalla sua stessa personalità: l'autorevolezza di ciò che dice emerge con forza, perché prima di dirlo lo vive. E lo fa secondo una modalità legata alla sua sensibilità latino americana, che è un po' diversa dalla nostra di europei, ancora figli del grande intellettualismo moderno da Cartesio in poi, per cui il ragionamento mette un'intercapedine tra ciò che siamo e ciò che comunichiamo».
In questo senso, secondo l'arcivescovo Scola, il Papa è un grande dono per la Chiesa e per l'umanità. In una parola è un testimone, perché sta abbarbicato alla realtà, perché la vuole conoscere in termini adeguati. E quando si conosce la realtà si comunica la verità, perché la verità è la corrispondenza tra realtà e conoscenza».

Gianni Riotta, il Cardinale Scola e Rolla Scolari.Verità, realtà, conoscenza sono temi centrali anche nella comunicazione online. «Oggi ci sono due polarità nella rete, che corrispondono a due passi del Vangelo di San Giovanni: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” e, all'opposto, “Gli uomini preferirono le tenebre alla luce”. Il fatto è che da studi recenti emerge che una notizia falsa online si diffonde molto più velocemente di una vera. Ma questo non ha a che fare con la rete, ma con il modo in cui noi esseri umani accettiamo la verità».
Online esistono molte realtà e sono create su misura degli interessi del singolo individuo dagli algoritmi dei grandi motori di ricerca. L'algoritmo indirizza verso le ricerche precedentemente fatte e ciò fa trovare conferme alla propria visione del mondo. Si viene così risucchiati nella propria realtà: «Questo può andare bene nel campo degli acquisti, ma non in quello dei valori politici, religiosi o etici. In ogni caso sono convinto che le forze del dialogo, della tolleranza e della democrazia vinceranno su quelle del totalitarismo, semplicemente perché funzionano meglio».

Il dovere di rimanere aderenti alla realtà, di descriverla correttamente per i cardinale Scola diventa ancora più importante di fronte ai cambiamenti epocali che attraversano la nostra società: «Nel pianeta è in atto un processo di migrazione di tale portata che sta imponendo un meticciato di civiltà e culture. Quando ho cominciato a usare questa espressione nel 2011 mi hanno accusato di sincretismo, ma era un dato di fatto. La storia va avanti per processi e noi possiamo solo cercare di orientarli».
Le migrazioni degli ultimi vent'anni ci hanno portato a confrontarci con uomini di diversa etnia cultura e religione: «Dobbiamo accettare il dato reale. Abbiamo tra di noi un milione 200 mila musulmani dichiarati. Abbiamo tanti fratelli cristiani ortodossi, molti latinoamericani che sono cattolici, ma secondo un certo tipo di sensibilità. Che fare? L'unica strada è partire dalla nostra fede e dalla comune appartenenza alla famiglia umana».

L'invito alla tolleranza e alla democrazia si rinnova anche su alcune questioni di stringente attualità come quella della moschea a Milano: «Se la società rinuncia ai simboli, o per sbaglio perché costretta dall'autoritarismo, perde qualcosa. Una società plurale deve essere il più possibile inclusiva. Ci sono tanti bambini musulmani? Non bisogna rinunciare alle nostre feste ma inserirne una loro nel calendario scolastico. Il diritto ad avere un luogo di culto è sacrosanto dove c'è libertà religione».

L'incontro si è concluso con i saluti di Rodolfo Masto, Commissario straordinario dell'Istituto, che ha invitato i giornalisti presenti a considerare la formazione e la cultura come valori imprescindibili per la costituzione di una società più aperta e inclusiva.

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di Marco Rolando

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