Settima Giornata del Braille all'Istituto dei Ciechi di Milano - 21 febbraio 2014

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No, non è un principe azzurro ma il codice di scrittura e lettura in rilievo inventato quasi due secoli fa da Louis Braille e che oggi, ai tempi di internet e della comunicazione globale, è ancora in grado di cambiare la vita a persone come Roobi Roobi, giovane ipovedente di origini pachistane che grazie alla scrittura in rilievo ha conquistato autonomia e capacità di sognare il proprio futuro. Roobi ha raccontato la sua storia al convegno organizzato dall’Istituto dei Ciechi di Milano il 21 febbraio 2014 in occasione della Settima Giornata Nazionale del Braille [scarica il programma in PDF]. Titolo dell'incontro "Il Braille può farti volare", in omaggio al tema in inglese con cui Roobi ha vinto il Premio Braille 2013 dell'European Blind Union. Davanti ai giovani studenti della scuola media di via Vivaio e alla presenza di illustri autorità cittadine, fra cui il presidente del consiglio provinciale di Milano Bruno Dapei e l’assessore della provincia Massimo Pagani, Roobi ha spiegato come il Braille le abbia permesso di “volare” oltre le difficoltà della propria condizione, mettendola in grado di leggere autonomamente le lettere dei suoi amici sparsi nel mondo, di sfruttare appieno le potenzialità delle tecnologie digitali assistive, non ultimo, di perseguire l'obiettivo di diventare interprete. «Siate fieri di ciò che siete e di ciò che sapete fare. Siate felici e non aspettate di essere accettati dalle persone intorno a voi, semplicemente accettate voi stessi» ha esortato Roobi, testimoniando con le parole semplici che vengono dal cuore quanto la scrittura a 6 punti sia ancora oggi uno straordinario strumento di autonomia e integrazione per chi non vede.

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Il tema dell'utilità del Braille è stato il filo rosso che ha legato i vari interventi che si sono susseguiti nell'elegante Sala Barozzi dell'Istituto. A moderare gli ospiti il padrone di casa Rodolfo Masto, che ha ricordato, fra l'altro, come proprio l'Istituto milanese fu il primo in Italia a introdurre il codice Braille, nell'anno 1864. Fu un allievo a portarlo indirettamente, ricevendo una lettera scritta a punti in rilievo da un amico cieco da Marsiglia. I maestri dell'epoca dovettero vincere le iniziali diffidenze verso un codice che avrebbe potuto essere utilizzato dagli studenti alle loro spalle, senza possibilità di decifrarlo, ma poi si convinsero presto della validità del metodo. Sono passati tanti anni dall'arrivo della prima lettera in Braille, ma il metodo è tutt'altro che superato.

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Nicola Stilla, Presidente del Consiglio Regionale Lombardo UICI e del Club Italiano del Braille, ha rimarcato l'insostituibilità del metodo Braille nell'educazione del bambino non vedente, raccomandando a educatori e genitori di non cedere alla tentazione affidarsi esclusivamente alle tecnologie digitali per accedere alla parola scritta. Un punto questo su cui anche Franco Lisi, specialista di tecnologie assistive e responsabile del Centro informatico dell'Istituto si è detto d'accordo. «Oggi si va verso una sempre maggiore miniaturizzazione dei dispositivi informatici e vengono progettati display Braille e tastiere Braille di dimensioni sempre più ridotte» ha detto Lisi «Saper scrivere in Braille (con la tastiera eletronica a 8 tasti simile alla dattilobraille nda) è fondamentale per utilizzare dispositivi costruiti solo per i ciechi, ma anche per accedere alla tecnologia di tutti, ad esempio utilizzando un display Braille per connettersi agli smartphone». Poter trasportare una biblioteca in una dispositivo di poche decine di grammi ha del prodigioso e costituisce una vera e propria rivoluzione per tutti i lettori non vedenti, che fino a non troppi anni fa dovevano riservare intere stanze per contenere gli ingombranti libri stampati in rilievo «Se mettessimo in fila i volumi stampati in Braille contenuti nella memoria di uno smartphone di ultima generazione copriremmo a una distanza di 212 chilometri, un'autostrada di libri che va da Milano a Bologna!».

È importante che l'apprendimento del Braille avvenga nei modi giusti fin dai banchi di scuola. «L'insegnante deve conoscere il Braille e saperlo insegnare, perché solo così può creare una relazione didattica efficace, in grado di valorizzare le differenze» ha spiegato Giancarlo Abba direttore dell'Istituto dei Ciechi. Allo stesso tempo «l'allievo deve conoscere e saper usare il Braille, perché attraverso di esso il non vedente può leggere, riflettere, riscrivere e fare cultura scrivendo»

 

Una difesa altrettanto appassionata è giunta dall'avvocato Giuseppe Castronovo che ha fra l'altro auspicato un intervento del mondo politico per evitare la chiusura della Stamperia regionale Braille di Catania che ogni anno pubblica tremilacinquecento libri e offre servizi a 540 studenti non vedenti e ipovedenti siciliani. Castronovo ha quindi regalato al giornalista invitato del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, una copia in Braille del libro inchiesta "La casta", divenuto uno strepitoso best seller con 1 milione e 200mila copie vendute. Un segno di stima e riconoscenza per un giornalista che pone una costante attenzione verso la realtà dei disabili e su quanto fa per loro il mondo della politica, senza mai fare sconti. «Nel 2007 il Parlamento Italiano, primo al mondo, ha votato la proposta di una Giornata del Braille» ha detto Stella «ma è un primato pieno di ipocrisia. Altra cosa sarebbe riconoscere ai disabili i diritti che andrebbero loro riconosciuti». Il giornalista ha poi espresso il desiderio di vedere pubblicata di una storia della disabilità, magari intitolata "Da Efesto a Ray Charles", per rendersi conto di quale ricchezza abbiano portato persone disabili alla cultura e alla società, ma anche di quanti e quali pregiudizi negativi ci siano stati per secoli nei loro confronti.

 

 

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