Il Rettore papirologo Mons. Giuseppe Ghedini

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Giuseppe Ghedini

Un esauriente e affettuoso ritratto del rettore Giuseppe Ghedini nato a Monza nel 1887[1] e divenuto sacerdote nel 1910, ci viene restituito dal suo successore Monsignor Giuseppe Ripamonti. Proprio in occasione della morte di Ghedini avvenuta il 23 agosto, sulle pagine di Alba Serena[2], Ripamonti ricostruisce i momenti più significativi della sua carriera scientifica che del suo rettorato.

 

«Quando il prof. Ghedini venne all'Istituto per assumere la carica di Rettore nel 1933, succedendo a Mons. Stoppani, volontariamente dimissionario per età e per salute, aveva esattamente 45 anni. Entrato liceista nel Seminario si era distinto sempre fino a conseguire la licenza superiore in Sacra Teologia e poi, presso la Regia Accademia scientifico-letteraria di Milano, la laurea in filologia classica a pieni voti con lode.

Il Seminario non se l'era lasciato scappare. Laureato, lo aveva chiamato professore di latino e di greco nel liceo, e dal liceo alla Pontificia Facoltà Teologica quale insegnante di Greco biblico e di Patrologia[3]. Nel 1921, fondata l'Università Cattolica, tra i primi chiamati fu pure il prof. Ghedini. Era un professore in gamba di cui era bene impadronirsi subito, e Padre Agostino Gemelli, che aveva buon fiuto, lo volle lettore dei testi medioevali nella facoltà di filosofia, poi dei testi di lingua greca antica e professore lasciando che si specializzasse nelle ricerche filologiche grammaticali tra il materiale papiraceo.

Oltre che studioso e insegnante Giuseppe Ghedini era anche sacerdote, se lo ricordava bene, e non deviò, nonostante i suoi illuminanti contributi alla scienza e alla storia[4] che gli avevano creato attorno la stima e la ammirazione del mondo culturale internazionale. Eppure non si è mai vantato, anzi vorrei dire, è stato al di sotto dell'apprezzamento di sé stesso. Modestia? Originalità? Non saprei dire. Forse egli era pago delle sue scoperte papirologiche presentate così nella loro entità scientifica, senza fronzoli, senza ostentazione. A taluni verrà fatto di porre una domanda: “come poteva un uomo così sprofondato nello studio, attendere anche alla Direzione di un Istituto dei Ciechi di Milano, con bambini educandi, con scuole letterarie, professionali e musicali, dove per forza bisogna risolvere quotidianamente anche situazioni di ordine pratico?”

Lettera del 1936 indirizzata a GhediniEppure vi attendeva, efficacemente… egli trovava modo di preparare giornalmente le sue lezioni universitarie e di sapere e coordinare quanto succedeva nella vita quotidiana dell'Istituto. Tutti ricordiamo la sua puntualità a spacco di minuto e tutti lo rivediamo con l'orologio alla mano dinnanzi al ritardatario senza parola per scusarsi. Non v'era scusa per chi ritardava. Tutti si filava, filavano tutti, insegnanti ed allievi. Se all'Università Mons. Ghedini era lo spauracchio, all'Istituto era l'orologio di controllo. Non che fosse burbero… ma la sua voce mordente metteva in stato di soggezione.

Assai spesso gli succedeva di condire l'osservazione con una risatina tutta particolare[5]. Certi abbellimenti della sede sono dovuti al suo intervento presso il Consiglio di amministrazione e se nei dormitori in luogo di antiquati canali lavatoi, apparirono, ridenti di candore, lavabi moderni di linda ceramica, se il servizio bagni e docce uscì dal suo grigiore, se le pareti dei gabinetti di decenza, e quelle corrimano lungo i portici assicurarono la perfetta igiene… lo si deve a lui. Uomo di scienza quindi, ma educatore…. Mirava a far sì che l'Istituto di Milano divenisse un ente culturale e già aveva iniziato l'acquisto su mercato internazionale di testi greci e latini scritti in Braille, nonché di tutte le opere di cultura italiane o straniere scritte con lo stesso sistema...

Nel 1938 gli arrivò, imposta, la Scuola di Avviamento Professionale di tipo artigiano. Ottenne dal Consiglio l'impianto di un laboratorio vasto ed efficiente. L'innovazione incise sulla scuola musicale, fino ad allora a carattere principale. Si doveva passare in secondo ordine l'insegnamento musicale? Si dovevano istruire nella musica solo quelli che palesavano spiccatissime attitudini, ed abolire la scuola di musica ricreativa e di organo? Mons. Ghedini lasciò la scuola come stava e, a indurre il governo a decretare l'obbligo del canto scolastico nelle scuole elementari, intravedendo in esso un sicuro sbocco di lavoro a reddito fisso.

Poi seguì la tremenda guerra. Il 24 Ottobre 1942 su piazza Tricolore, vi fu un pesante bombardamento a tappeto che causò molti morti. Mons. Ghedini era in strada. Investito dal travolgente soffio, cercò riparo nel campanile della vicina chiesa di San Babila, episodio che lo colpì particolarmente… [tanto che] Mons. Ghedini, non fu più il Ghedini di prima. Trasferitosi l'Istituto in provincia di Varese per sfollamento, non volle rinunciare alle sue lezioni universitarie e costantemente veniva a Milano.

Una mattina, si era nella primavera del 1944, egli non ebbe la forza di alzarsi. Il sottoscritto lo trovò a letto col labbro spostato e ne raccolse la voce con parole farfugliate. Il tentativo di fargli capire che la sua salute era in forte pericolo, lo inasprì lo rese intollerante anche delle più piccole mancanze. Peggiorò sempre più sino a perdere l'equilibrio con cadute improvvise e pericolose.

Dal 1951 anche la parola perdette la sua chiarezza. All’ora della morte venne allestita una camera ardente, nella sala di aspetto dell’Istituto per l’ultimo saluto. Poi fu portato all'Università, accolto sotto il portico del cortiletto d'onore. Vennero a prelevarlo i Monsignori del Capitolo di Sant'Ambrogio, e nella Basilica di S. Ambrogio ebbe solenni esequie. Ora il suo corpo riposa nel cimitero della sua Monza natia, accanto ai genitori e alla sorellina».

di Enrica Panzeri Archivista


[1] I genitori sono Enrico Ghedini e Maria Majoni.

[2] Alba Serena, Anno XXXI, N. 9 settembre 1953. Per altre dati e notizie inerenti al rettorato Ghedini si vedano i documenti conservati presso l’archivio storico dell’Istituto.

[3]La patrologia è una scienza teologica che studia la vita e le opere dei padri della Chiesa da un punto di vista storico, dottrinale ed ecclesiastico.

[4]Si vedano, le riviste “La Scuola Cattolica” o “Aegyptus” – “Ambrosius” e gli atti congressuali di papirologia del III Congresso internazionale di Monaco (Munchener Beitràge zur Papyrusforschung undantike Rechtsgeschichte, XIX - 1934, pag.269-280), del IV Congresso internazionale di Firenze, anno 1937, del IV Congresso di Milano, del V Congresso Internazionale, sempre di papirologia, in Oxford,nel 1938.

[5] I suoi studenti l'avevano l’avevano definito « L'uomo che ride ma pizzica ».

 

 

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