Da Vigevano a Venezia in kayak in 4 giorni

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Angelo Lova in Kayak

Un'avventura sul fiume lunga 450 chilometri per la guida non vedente di Dialogo nel Buio Angelo Lova

Una discesa via fiume di 450 chilometri in quattro giorni, da Vigevano fino a Venezia, af-frontata in kayak. Angelo Lova, atleta non vedente del Canoa club Vigevano, è determinato a riuscire nell'impresa. Non è la prima volta che affronta il percorso, ma questa volta è diverso. Negli ultimi due anni ha partecipato, con altri atleti Uisp, alla Vivifiume. Una discesa di gruppo dalla Darsena di Milano fino a Venezia, organizzata da Uisp, e che è durata una decina di giorni. Ma questa volta la Vivifiume la affronterà da solo con il suo allenatore, Livio Bernasconi, che «sarà i miei occhi durante il per¬corso». Sono partiti stamattina alle sette e la prima tappa sarà a Cremona, ospitati dalla Canottieri Baldesio. Mentre le altre soste sono ancora da definire. «Percorreremo circa 100 chi¬lometri al giorno e ogni volta decideremo dove fermarci e montare le tende», spiega l'allenatore. Pagaieranno anche dieci ore al giorno, riducendo al minimo le pause. Quattro giorni sono pochi, eppure Lova non è preoccupato. Ha accettato questa sfida con piacere. «Lo faccio per sensibilizzare la gente, per mostrare che anche se si hanno delle difficoltà si può fare sport»

Lova ha perso la vista nel 2012, per una retinite pigmentosa degenerativa. E così, dopo tanti anni a fare l'operaio metalmeccanico, ha dovuto cambiare vita. Ora lavora come guida nel percorso "Dialogo nel buio" dell'Istituto dei ciechi di Milano. E, con più tempo libero, ha deciso di imparare a usare il kayak. «All'inizio nessuno voleva farmi andare», racconta. Fino a quando non ha trovato il Canoa club Vigevano. Bernasconi e Fa-brizio Zamariola accettano la sfida. Gli hanno insegnato a muoversi e lo hanno allenato, fino a che non ha iniziato a fare le prime competizioni a livello nazionale e a vincere. «Ha una grande forza di volontà», com-menta Bernasconi. E con questa nuova impresa, aggiunge Lova, «spero di attirare altre persone verso questo sport. Persone che magari ora pensano di non poterlo fare». Un obiettivo su cui Uisp punta molto. «Riuscire ad abbattere le barriere e favorire l'attività motoria per gli atleti disabili è un forte esempio di come si possa mettere al centro la persona, per aiutarla a ritrovare la propria indipendenza e la fiducia in se stessi attraverso lo sport», spiega Antonio.

E lo sport porta anche entusiasmo. Così è stato per Lova. «Al di là della passione che ho, andare il kayak è un modo di mettermi in gioco e provare delle belle sensazioni», dice l'atleta. «Mi dà un senso di libertà e mi fa sentire di poter ancora controllare qual-cosa, come quando potevo guidare la macchina o la moto». Ed è emo-zionato per il viaggio che ha appena iniziato ed è felice di poter passare dei giorni immerso nella natura. Anche se non può vedere cosa lo circonda, dice l'allenatore, "gli piace lo stesso, sente il profumo dei fiori, i versi degli uccelli". E completa il quadro con le descrizioni della sua guida, che non si limita a dirgli cosa fare e quali ostacoli presenta il fiume, ma gli descrive anche i paesaggi e gli animali che vede.

di Claudia Zanella
da Avvenire del 24/05/2018