Al buio si può essere felici

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Mano che regge un bastone bianco all'ingresso di Dialogo nel Buio

Una classe di studenti firma un articolo su "Il giorno" per raccontare la straordinaria esperienza di Dialogo nel Buio

da "Il Giorno" del 21/02/2018

Nello scorso novembre, i ragazzi della terza B dell'IC Rosmini di Bollate si sono recati all'Istituto dei Ciechi di Milano per vivere un'esperienza unica: un percorso al buio. Li ha accolti Elisabetta Corradin, guida di «Dialogo nel buio»: un progetto che propone un percorso totalmente privo di luce in ambienti dove vengono riprodotte situazioni di vita quotidiana e dove si usano solo quattro dei cinque sensi per muoversi e orientarsi, accompagnati da una guida cieca o ipovedente. Il Palazzo che ospita l'Istituto dei ciechi si trova in via Vivaio 7.

All'inizio era una scuola speciale dove i ragazzi ciechi studiavano e dormivano e, soprattutto, imparavano a essere autonomi. In seguito alla promulgazione della legge del 1977, i ciechi sono potuti andare a scuola con compagni vedenti. Da allora, l'Istituto non è più un collegio, ma un centro di servizi: ci sono corsi professionali, c'è una casa famiglia per vedenti e per non vedenti, un centro che produce materiali che servono ai ragazzi ciechi della scuola. «Dialogo nel buio» è nato in Germania nel 1988 ed è presente in 36 paesi. Il percorso è breve, dura un'ora in cui si è totalmente al buio per cercare di immedesimarsi in ciò che un cieco prova vivendo «al buio» tutti i giorni, per una vita intera.

I ragazzi, dopo un momento iniziale di smarrimento, si sono rilassati. Il buio li ha aiutati a dialogare con se stessi. Hanno riflettuto su come il cieco si possa sentire inizialmente in un posto che non conosce, se c'è un imprevisto. Spendo che tutti gli altri sensi per i non vedenti sono più affinati, si sono sorpresi ad apprezzare suoni, odori, indovinando dove si trovassero toccando pareti e pavimenti. La società odierna è visiva: si parla con le immagini, le comunicazioni vengono date tramite video e foto. Si giudica in base all'immagine, all'apparenza. I ragazzi faticano a pensarsi «senza». La guida ha fatto toccare loro un testo braille. Un non vedente per scrivere può punteggiare un foglio con un punteruolo e i punti vengono fuori dall'altra parte o usare il computer: memorizzare la tastiera, scrivere aiutati da una sintesi vocale artificiale con un display braille.

Gli alunni hanno intervistato la signora Corradin, cieca sin dalla nascita, per capire meglio il mondo dei non vedenti.

Intervista a Elisabetta Corradin

«Guardiamo solo con le mani noi stessi e il mondo circostante»

Abbiamo intervistato Elisabetta Corradin, non vedente dalla nascita.

Quale atteggiamento sarebbe giusto avere nei confronti dei non vedenti?
«Spontaneità, vorrei essere trattata come qualsiasi altra persona».

Un cieco dalla nascita come vede i colori?
«Fin da piccolo il bimbo non vedente conosce tutto tramite gli altri sensi. Alcune cose non si possono toccare: un cielo stellato, le nuvole, un panorama, una montagna. Ci sono modellini, giocattoli, disegni in rilievo che ricordano la figura. Il colore va spiegato. Il cieco deve sapere che il bianco è il colore della neve, che trasmette un senso di pulito, di puro, il blu è un colore più freddo, non trasmette calore ma dà un senso di tranquillità, di calma, il rosso è un colore acceso che ci ricorda il fuoco, la passione, il sangue». Come impara a leggere un non vedente? «Impariamo la scrittura normale attraverso lettere in rilievo, perché va conosciuta per eventuali firme. Il codice braille sono puntini che si imparano ad identificare attraverso il tatto».

Come si «vede» un non vedente?
«Fisicamente? Mi conosco attraverso il tatto vestendomi, facendo la doccia, accarezzandomi sento la forma del mio viso, i miei capelli. Il colore, me lo hanno detto perché non riesco a vederlo».

Per strada che facilitazioni hanno i non vedenti?

«Ci sono semafori sonori. A volte ci sono sull'autobus, sulla metropolitana delle voci che annunciano la fermata. Ci sono percorsi tattili a terra nelle stazioni che posso seguire con i piedi o col bastone. Ma ci sono tante barriere: un marciapiede troppo stretto, pali, ostacoli umani, moto o bici sul marciapiede, siepi non curate, escrementi di animali».

In cucina?
«Ci sono dosatori, dispenser per mettere il sale nell'acqua o per l'olio. Se voglio sapere se l'acqua bolle ascolto il rumore, per alcuni alimenti sentiamo il profumo. Per sapere se una bistecca è cotta la tocco con la forchetta, per sentire la consistenza l'assaggio, come fanno tutti».

Istituto Comprensivo «Rosmini» Bollate -MI - CLASSE Terza B
ALUNNI: Maria Vittoria Annoni, Nadia Bit onti, Roberta Carioti, Alice Carro, Camilla Castiglioni, Giulia Farinazzo, Giacomo F-errario, Giulia Forza, Francesca Furone, Andrea Guffi, Alessandra Mapelli, Maddalena Nizzola,
Simone Passerini, Tommaso Radice, Matteo Rigato, Francesco Russo, Lopez Mia Santillan, Vittoria Venturini
DOCENTE: Rossella Cini