Scuola Vivaio 40 anni da star: alla kermesse musica e integrazione

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La scuola media di Via Vivaio

Fabio Fazio accanto all’attrice Matilde Gioli e al comico Paolo Rossi, il bassista Faso di Elio e le Storie Tese in duo con il batterista Meyer, il cantautore Marco Massa insieme sul palco del teatro Dal Verme. Tutti invitati il prossimo 7 novembre, a soffiare 40 candeline con alunni, professori e genitori della media «Vivaio». «È una scuola impegnativa — racconta Faso — ma mette a contatto i ragazzi con la vita vera.

C’è integrazione». E lo dice in base all’esperienza di suo figlio Matteo, che ha frequentato via Vivaio. Nata a metà degli anni Settanta nei chiostri dell’Istituto dei Ciechi, fin dall’inizio la scuola ha promosso un progetto di coeducazione tra alunni vedenti e non vedenti, a cui in seguito si sono aggiunti studenti con altre disabilità. Nove classi, tutte a indirizzo musicale, 40 ore settimanali, 228 alunni per un’esperienza che punta sull’integrazione.

«Alle lezioni tradizionali si accompagnano i laboratori — spiega il reggente Alfredo Lapini — Anche l’orchestra è importante per imparare il rispetto e il lavoro assieme agli altri». Musica e integrazione sono le due parole chiave della kermesse per l’anniversario della scuola. Il programma della serata al Dal Verme si apre con la pièce teatrale dei docenti e la body music dei ragazzi. Poi Fazio e Rossi in un duetto «scolastico». «Io e Meyer invece — svela Faso — faremo una piccola lezione sull’influenza del basso e della batteria nei vari generi musicali. L’abbiamo chiamata “La clinica del groove”». Niente di noioso, promette. Spazio poi agli altri artisti. La chiusura è affidata al «Coro dell’integrazione».

Anticipa lo spettacolo il convegno del pomeriggio, in Sala Barozzi all’Istituto di via Vivaio. «Integrazione e inclusione: ieri, oggi e domani» sono i temi che saranno affrontati a partire dalle 15, con aneddoti e ricordi del passato narrati dai testimoni transitati in via Vivaio in questi 40 anni. «La scuola media è un sistema di qualità che si è aperto al territorio» spiega Rodolfo Masto, commissario straordinario all’Istituto dei Ciechi che ospita la media statale. «È un investimento culturale all’avanguardia rispetto alla legge 517 del 1977.

Abbatte gli stereotipi contro il diverso e mostra come chi ha disabilità si possa affermare nella vita». In quattro decenni l’integrazione è passata dal gioco di squadra con le famiglie. «Celebriamo anche i 30 anni dell’associazione genitori — racconta Francesco Togni, presidente della realtà —. È nata per portare nello sport il modello di cooperazione sviluppato tra i banchi. Si creano preziose dinamiche tra i ragazzi, per questo è una scuola molto ambita». Anche 500 richieste per 75 posti all’anno, per un’offerta fatta di laboratori, interazioni tra classi, progetti di ampio respiro. «Già il primo anno c’era una grande vitalità» ricorda Monica Romano, alunna ai tempi dell’apertura della scuola. «Ero iscritta al Conservatorio, poi ci spostarono per lavori in via Vivaio e iniziammo delle attività con i non vedenti. L’anno dopo si inaugurò la media con indirizzo musicale che frequentai». Il segreto di questo successo? «I docenti credono nei progetti che propongono — commenta Monica, a sua volta professoressa — e i ragazzi si fanno coinvolgere».

di Sara Bettoni
dal Corriere della Sera ed. Milano del 28 ottobre 2016

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