Violato il diritto allo studio: il Tar dà ragione all’Unione Ciechi

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Bambino che legge un libro tattile illustrato

La Città metropolitana ha tagliato i fondi per finanziare i servizi di tiflodidattica ritenendoli non essenziali. I giudici amministrativi: violato il diritto allo studio di Rossella Verga I servizi tolti ai bambini e ai ragazzi ciechi sono un diritto che non può essere cancellato in nome delle difficoltà economiche dell’ente pubblico.

Il Tar, con sentenza del 23 marzo, dà ragione all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti nel ricorso contro la Città Metropolitana, colpevole di aver tagliato per ragioni di bilancio gli interventi tiflodidattico e tifloinformatico nell’anno scolastico 2014-2015. Per capirci, i servizi in questione sono di natura essenziale per chi è portatore di disabilità visiva. Un ragazzo cieco può studiare il greco antico, può prepararsi all’esame di geometria analitica e fare tante altre cose solo se è opportunamente guidato da chi conosce le sue necessità. Un bambino della scuola d’infanzia o primaria ha bisogno dell’aiuto di un maestro specializzato per integrarsi completamente con i compagni. La tiflologia è appunto la pedagogia dei ciechi (dal greco typhlos, cieco) ed è esenziale come l’aria per garantire l’uguaglianza dei disabili visivi, la loro integrazione scolastica, il diritto allo studio.

Fino a qualche anno fa i servizi di tiflodidattica erano finanziati dalla Provincia e garantiti nelle scuole del territorio dalle competenze specifiche dell’Istituto dei Ciechi di Milano. Ma la voce è stata tagliata dal bilancio della Città metropolitana e una competenza considerata fino a quel momento un’eccellenza è andata via via spegnendosi. Ora il Tar si è espresso a favore dei non vedenti, riconoscendo la violazione delle leggi, tra cui la 104 del 1992 che prevede l’obbligo per gli enti locali di fornire agli alunni con handicap fisici o sensoriali l’assistente per l’autonomia e la comunicazione. I servizi in questione sono stati ritenuti dai giudici amministrativi «un elemento necessario per l’integrazione scolastica dei minorati della vista». «Si tratta quindi — si legge nella sentenza — di ausilii e servizi essenziali per l’esercizio del diritto allo studio, che ha per oggetto primario quello di permettere ad una persona con handicap di rendersi autonomo nello svolgimento delle sue attività quotidiane». Il Tar riconosce la competenza della Provincia per il finanziamento di questi servizi e sentenzia che «le semplici difficoltà economiche non possono condurre l’ente ad eliminare le prestazioni di assistenza e di diritto allo studio che soddisfano diritti costituzionalmente garantiti».

Circa 150 le famiglie indirettamente colpite dai tagli della Provincia. «Esprimo grandissima soddisfazione per una sentenza che fa giurisprudenza — commenta il presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Rodolfo Masto — Una visione superficiale ha considerato questo servizio non obbligatorio, tagliando le risorse necessarie a sostenerlo. Ma la tiflologia, al contrario, rientra nel diritto allo studio. Avremmo voluto essere ascoltati, purtroppo da parte della Città metropolitana c’è stata una quasi totale chiusura. Ora siamo preoccupati per la qualità del servizio che deve essere erogato».

Rossella Verga
da Corriere della Sera ed. Milano

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